Gaza: riprendere il dialogo e isolare gli estremisti

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Una dichiarazione del Presidente sulla situazione a Gaza ha aperto un breve dibattito in Aula con i rappresentanti dei gruppi.

I deputati sono tutti concordi nel condannare la violenza, di entrambe le parti, e nel chiedere di riallacciare il dialogo per porre fine alla guerra. E’ stato anche evocato l’intervento finanziario e, più generalmente, il ruolo dell’UE.

 

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo

 

Hans-Gert PÖTTERING ha esordito affermando che l’unica risposta all’escalation della violenza in Medio Oriente è «l’accelerazione dei colloqui di pace» e che il processo avviato da Annapolis «non deve soccombere ai terroristi». Esprimendo poi compassione per le vittime dei raid a Gaza e dell’attentato alla scuola israeliana, ha sottolineato l’importanza della tutela della vita umana sancita dal diritto internazionale. Ha quindi condannato Hamas per l’attentato e invitato Israele ad ascoltare «le voci dei palestinesi che chiedono la pace». Dietro il muro, ha aggiunto, «vivono esseri umani che hanno diritto alla dignità». Ha anche esortato la cessazione dei lanci di razzi su Israele.

 

Nel ricordare poi l’importanza della fornitura di aiuti umanitari d’emergenza e il contributo dell’UE in tale ambito, ha invitato Israele ad appoggiare questi sforzi. Ma il sostegno europeo, ha ammonito, «non deve finire nel vuoto». Il Presidente ha poi affermato che il Parlamento europeo – anche in quanto autorità di Bilancio – si è offerto quale intermediario «onesto». Nelle prossime settimane, ha aggiunto, vi sarà una riunione per analizzare la situazione con il rappresentante del Quartetto Tony Blair, i ministri degli esteri norvegese e francese, e la commissaria Ferrero-Waldner.

 

La sicurezza, ha insistito, è possibile solo se israeliani e palestinesi provano il rispetto reciproco e tentano la via della riconciliazione. Nel chiedere a Israele di interrompere la costruzione degli insediamenti e di garantire la libertà di circolazione dei palestinesi, ha affermato che Hamas deve cambiare la propria posizione e collaborare per la pace. Occorre anche trovare una rapida soluzione per i valichi in cui l’UE ha assunto importanti responsabilità. Il Presidente ha quindi concluso che bisogna «fare il possibile per accompagnare con coerenza politica il nostro impegno finanziario».

 

Interventi in nome dei gruppi politici

 

Ad Annapolis, ha esordito Joseph DAUL (PPE/DE, FR), israeliani e palestinesi «avevano un sogno» e, a Parigi, la comunità internazionale ha deciso di sostenerli anche finanziariamente. Dopo aver ricordato il ruolo dell’UE, ha sottolineato che occorre spezzare il «circolo vizioso della violenza», che si tratti dell’uso sproporzionato della forza da parte israeliana o dell’attentato nella scuola rabbinica. L’intolleranza, ha spiegato, rende più difficile il dialogo e l’UE non deve ergersi a giudice ma portare le due parti al tavolo del negoziato. Ha poi affermato di aver tratto tre insegnamenti da un recente viaggio in Medio Oriente: l’UE deve essere politicamente più attiva nella regione, occorre incoraggiare con tutte le forze i partiti moderati israeliani e palestinesi, è necessario smettere la costruzione del muro e il lancio di razzi per potere iniziare un ciclo virtuoso.

 

Per Martin SCHULZ (PSE, DE), «se non si rinuncia alla violenza non ci sono soluzioni» e occorre quindi ottenere il riconoscimento reciproco e intraprendere la via negoziale. Ha poi sottolineato che è inaccettabile che quanto costruito con i fondi europei sia poi distrutto inutilmente. Il deputato ha inoltre puntato il dito contro coloro, da entrambe le parti, che hanno interesse a che la violenza continui «per giustificare la propria esistenza». Spetta all’Europa ammonire questi "radicali" che non potranno raggiungere i loro obiettivi in questa maniera.

 

Graham WATSON (ALDE/ADLE, UK) ha insistito sul «disastro umanitario» a Gaza, l’isolamento dei palestinesi e il taglio dei rifornimenti hanno reso la situazione peggiore che nel 1967. Si è poi chiesto se non è il caso di condannare anche l’UE «per aver seguito la strategia USA», sottolineando che le infrastrutture palestinesi costruite con i fondi europei sono distrutte dall’esercito israeliano con armi americane. Nell’augurare successo all’Egitto per i suoi sforzi di mediazione, ha evidenziato che il circolo non può essere spezzato dalla violenza ma con il dialogo. La violenza, ha detto, continuerà fintantoché Israele cercherà di destabilizzare gli interlocutori ed Hamas, cinicamente, continuerà ha lanciare i razzi sicuro della «reazione sproporzionata» da parte degli israeliani. Israele, ha aggiunto, ha il diritto di difendersi ma, in quanto democrazia, ha anche il dovere di essere più giusto.

 

Brian CROWLEY (UEN, IE) ha sottolineato che ogni giorno vi sono perdite di vite umane innocenti e feriti che «allontanano i moderati». Ha quindi insistito sul cinismo israeliano che affama la popolazione e al quale corrisponde il lancio di razzi da parte di Hamas. A suo parere occorre promuovere il dialogo, la comprensione e il rispetto della vita umana che porti a una soluzione di due Stati, ma non a un «patchwork». Ha quindi auspicato la massima assistenza UE al popolo palestinese.

 

Per Daniel COHN-BENDIT (Verdi/ALE, DE) vi è una vera e propria guerra, perciò non serve il dialogo ma occorrono dei negoziati che portino a una tregua che permetta la fornitura di aiuti umanitari. A suo parere, inoltre, l’UE deve avere una propria strategia. Israele deve cessare la politica degli insediamenti «che rappresentano un pericolo per lo Stato», e devono anche finire gli attentati che «minacciano i palestinesi stessi».

 

Per Francis WURTZ (GUE/NGL, FR) è necessario che l’UE abbia il coraggio, al di là della condanna per tutti i crimini commessi, «di nominare la causa principale di tutti i mali: l’occupazione». E’ questa la «fonte inesauribile dell’odio, della disperazione e del desiderio di vendetta». Niente quindi giustifica la continuazione dell’occupazione. Ha poi ricordato che Nurit Peled, premio Sacharov, aveva designato Netanyahu come il responsabile della morte del figlio causata da un attentato palestinese. Così facendo, ha spiegato, condannava «la politica israeliana del blocco di Gaza e delle altre città, le incursioni e i bombardamenti, gli assassinii mirati e gli arresti di massa, la colonizzazione e la costruzione del muro». Relativizzare «questi crimini e garantire l’impunità ai loro autori», ha concluso, «significa prolungare la guerra».

 

Bastiaan BELDER (IND/DEM, NL) ha affermato che il diritto internazionale legalizza l’azione israeliana come risposta al lancio di razzi che, a suo dire, sono aumentati del 500% dal 2001. L’affermazione che l’uso della forza è sproporzionato, ha aggiunto, è una tattica cui ricorrono Hamas e altri palestinesi che lanciano i razzi.