Il Parlamento europeo spegne 50 candeline, guardando al futuro

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 Per celebrare il cinquantesimo anniversario del Parlamento europeo si è svolta in Aula una seduta solenne cui hanno partecipato i presidenti del Consiglio e della Commissione e numerosi ospiti.  

Hans-Gert Pöttering ha voluto sottolineare il crescente ruolo, legislativo e politico, conquistato dal Parlamento che il Trattato di Lisbona rafforzerà ulteriormente. Un Parlamento, vicino ai cittadini, che difende i valori dell’Unione europea: democrazia, solidarietà, diritti umani e tolleranza.

Dopo un breve interludio musicale eseguito dall’Orchestra giovanile europea, Hans-Gert PÖTTERING ha dato inizio alla celebrazione salutando tutti gli invitati, dagli ex Presidenti del Parlamento europeo (tra cui Emilio Colombo) ai presidenti dei parlamenti nazionali (tra i quali Fausto Bertinotti), passando dai presidenti del Consiglio UE, della Commissione e del Consiglio d’Europa e dai rappresentanti delle altre istituzioni UE.

Il Presidente ha quindi sottolineato che l’attuale Parlamento europeo si iscrive nella continuità dell’Assemblea parlamentare che, composta di 142 deputati, ha tenuto la sua prima riunione il 19 marzo 1958. Ha poi ricordato che «il grande Robert Schuman», primo Presidente dell’Assemblea parlamentare europea, aveva affermato che questa doveva svolgere un ruolo essenziale nello sviluppo dello spirito europeo e avrebbe permesso di restare uniti. Tuttavia, ha ricordato, si è dovuto aspettare il 1979 prima che il Parlamento fosse direttamente eletto dai cittadini.

Dal 1958 ad oggi, ha poi sottolineato, il Parlamento ha acquisito sempre maggiori diritti, diventando autorità di bilancio e legislatore alla stessa stregua del Consiglio dei Ministri. Controlla la Commissione europea e ne elegge il Presidente, oltre ad approvare l’intera compagine. Oggi, ha insistito, «noi rappresentiamo circa 500 milioni di cittadini» e «siamo il Parlamento dell’Unione europea». Un Parlamento composto di 785 deputati direttamente eletti, provenienti da 27 Stati membri, riuniti in sette gruppi politici che rappresentano più di 150 partiti politici.

Il Trattato di Lisbona, ha poi aggiunto Pöttering, rafforzerà ulteriormente i poteri del Parlamento e, in futuro, le decisioni su importanti questioni che interessano i cittadini potranno essere prese solo con il suo assenso. Il trattato e la Carta dei diritti fondamentali, inoltre, contribuiranno in modo decisivo a far diventare realtà la democrazia e il parlamentarismo nell’Unione europea. Dopo aver sottolineato l’importanza della collaborazione tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, il Presidente ha rivolto un invito ai mezzi di comunicazione affinché ricordino la complessità dell’UE, che non deve essere il «capro espiatorio dei fallimenti nazionali».

Fra i grandi successi della visione europea, il Presidente ha voluto sottolineare la democrazia e la libertà in tutta l’UE, soprattutto per i paesi orientali. Ha quindi ribadito quanto affermato nella Dichiarazione di Berlino: “oggi, per nostra fortuna, siamo uniti”. Tuttavia, per il Presidente vi è ancora un margine per migliorare la situazione e, in proposito, ha sottolineato l’impossibilità per il Parlamento di decidere in merito alle risorse proprie dell’UE e di partecipare più attivamente alla politica estera e di difesa dell’UE. Ha anche deplorato che non si disponga di una legge elettorale comune a tutti gli Stati membri che consenta a veri partiti europei di presentarsi alle elezioni.

Il Parlamento europeo, ha però aggiunto, rappresenta i popoli europei ma è anche un esempio per il resto del mondo. L’Unione europea è anzitutto una «comunità di valori» e le istituzioni UE «sono al servizio di questi valori»: diritti umani, democrazia, solidarietà e rispetto della diversità e della dignità di ogni Stato membro, grande o piccolo che sia. Il Presidente ha insistito in modo particolare sui principi del rispetto e della tolleranza, pur conservando i propri convincimenti, e sulla disponibilità al compromesso, «che rappresenta un modello per la pace nel mondo».

Il Parlamento «è responsabile e vicino ai cittadini» ed è capace anche di assumere la leadership politica. «Rallegriamoci quindi per la libertà, la pace e l’unità del nostro continente: a questo vogliamo servire», ha concluso il Presidente.

In nome del Consiglio, Janez JANŠA ha sottoscritto le parole pronunciate da Robert Schuman nella sua allocuzione inaugurale dell’Assemblea parlamentare europea il 19 marzo 1958: «non è senza emozione che prendo la parola». Ha però sottolineato che, a differenza del primo Presidente dell’Assemblea, non si rivolge a 142 parlamentari nazionali, bensì a 785 deputati europei eletti direttamente dai cittadini. Nel rendere omaggio ai “padri fondatori” dell’idea europea, ha sottolineato che oggi si ha il dovere di contribuire, nel miglior modo possibile, al proseguimento della storia europea «di pace, cooperazione e prosperità».

Dopo aver descritto gli avvenimenti significativi del dopo guerra, con una parte dell’Europa sottoposta al «totalitarismo comunista», il Presidente del Consiglio UE ha sottolineato che la situazione attuale è completamente diversa: un mondo multipolare che, sempre di più, coopera per cercare risposte alle sfide attuali e l’eliminazione delle frontiere che una volta dividevano l’Europa, dal muro di Berlino alla cortina di ferro. Oggi, ha affermato, esiste un’Europa più ampia che vive in libertà e in democrazia, e ciò deve essere celebrato.

Jansa ha poi sottolineato il progressivo aumento dei poteri del Parlamento europeo che, da un ruolo prettamente consultivo, è ora un attore importante del processo legislativo e nella nomina delle più importanti cariche europee. Cinquanta anni dopo il Trattato di Roma, il nuovo Trattato di Lisbona rappresenta una delle più importanti tappe per il Parlamento: la codecisione sarà estesa a quasi tutte le politiche e la supervisione democratica sarà ulteriormente migliorata. Ha quindi salutato con favore la schiacciante maggioranza con la quale il Parlamento ha approvato il Trattato di Lisbona ed ha auspicato che gli Stati membri che debbono ancora farlo completino al più presto le procedure di ratifica.

Il Presiedente ha poi lodato il Parlamento per il ruolo attivo svolto nell’attirare l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani, nel monitorare le elezioni (come di recente in Kenia e Pakistan), nell’inviare delegazioni nelle istituzioni internazionali, come il Consiglio ONU dei diritti umani. Ha inoltre salutato il ruolo importante svolto dalle Assemblee parlamentari congiunte con gli eletti di paesi e regioni non comunitari, nonché le attività realizzate nell’ambito dell’Anno europeo del dialogo interculturale, che hanno promosso uno dei fondamentali messaggi europei: «il rispetto e la comprensione reciproci come fondamenta della coesistenza».

Il ventaglio delle attività europee sta aumentando, ha proseguito, ma si applica una sola regola: «il successo è direttamente proporzionale all’unità», tra gli Stati membri, i settori, i gruppi di interesse, le generazioni e tra i dirigenti locali, nazionali e europei. Ed è importante che le istituzioni europee «diano l’esempio». Per capire e apprezzare la libertà, la pace, la diversità, l’eliminazione delle frontiere e i benefici derivanti de un’Europa unita, ha ammonito il Presidente, «dobbiamo essere coscienti, una volta per tutte, che vi sono anche altre alternative meno favorevoli». Il nostro compito comune, ha aggiunto, è di promuovere l’esperienza collettiva europea da cui trarre la forza per affrontare le attuali sfide. E’ anche essenziale, ha sottolineato, che i risultati delle decisioni e delle attività europee «siano sufficientemente tangibili per i cittadini affinché possano capire il ruolo dell’UE nel tutelare e migliorare la loro qualità di vita».

Per José Manuel BARROSO si tratta di un anniversario «con un forte valore simbolico e politico per l’Europa». Dal 1958, quando fu creata la «prima matrice di una democrazia rappresentativa europea», ha sottolineato il Presidente della Commissione, «questa scelta politica fondamentale non ha mai cessato di essere riaffermata a ogni tappa della costruzione europea». I padri fondatori avevano intuito che all’Europa erano necessarie istituzioni «perenni e forti, per suggellare legami sempre più stretti» tra i sei paesi membri.

Il triangolo istituzionale che ci hanno tramandato, ha aggiunto, «è un modello unico al mondo» che ha ampiamente dimostrato «la sua vitalità e la sua solidità». Si è adattato a un formidabile ampliamento delle missioni affidate all’Unione e dei paesi ad essa aderenti. Questo successo, ha sottolineato, è dovuto «all’ingegnosità e all’equilibrio della costruzione istituzionale», come anche al metodo comunitario che rispetta la sussidiarietà. Ma le istituzioni non sono un fine a sé, ha ammonito, sono al servizio di un ideale e di obiettivi. E «più sono forti le istituzioni, meglio servono questo ideale e questi obiettivi».

I padri fondatori, ha poi ricordato, volevano un’Europa in pace e hanno scelto l’economia come motore della loro visione politica. Cinquanta anni dopo l’Europa è in pace e per rilevare la sfida della mondializzazione ha bisogno di istituzioni forti, poiché i singoli Stati, da soli, non ce la possono fare, mentre l’Europa possiede le dimensioni e gli strumenti necessari. L’Europa, «potente senza arroganza», deve occupare il posto che merita sulla scena mondiale, ha proseguito. E questo sarà possibile solo grazie al partenariato tra le sue istituzioni. In proposito, ha sottolineato il ruolo svolto dal Parlamento nella costruzione europea grazie anche ai sempre maggiori poteri acquisiti.

Poteri legittimi che traggono origine dalle urne e poteri formali in materia legislativa, di bilancio e di controllo democratico sulle istanze europee. Ma anche «influenza politica». Il potere crescente del Parlamento europeo, ha insistito, ha rafforzato l’Europa nel suo insieme e ne ha fatto un partner essenziale per le altre istituzioni, in particolare per la Commissione. Quando sarà ratificato, ha aggiunto, il Trattato di Lisbona rafforzerà ulteriormente le istituzioni comunitarie nel loro insieme e amplierà i poteri del Parlamento. Rafforzando la legittimità e l’efficacia del triangolo istituzionale, inoltre, il trattato è un grande passo avanti per l’Europa.

Il Presidente della Commissione ha quindi concluso citando una scrittrice portoghese, Augustina Bessa Luis: «a 15 anni si ha un futuro, a 25 un problema, a 40 l’esperienza ma prima dei 50 no si ha una storia». E’ quindi a un Parlamento «pieno di storia, nel suo passato e nel suo futuro» che ha voluto rivolgere le sue congratulazioni.

La cerimonia si è chiusa con un breve concerto dell’Orchestra giovanile europea, composta di 22 elementi di 18 nazionalità, con brani di Jeremiah Clarke, Nielsen, Mozart, Wolf e Strauss. Si è concluso con l’Inno alla gioia di Beethoven, che i presenti in Aula hanno ascoltato in piedi.

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