UNA VIA CRUCIS FUORI (O DENTRO) LA FINESTRA DI CASA TUA

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UNA RIFLESSIONE/OPINIONE ….  In numerose strade della nostro bel paese in questi giorni è facile trovare una delle forma più coinvolgenti della religiosità popolare: la via Crucis. Ma……

 

Certo rito cristiano per eccellenza, che racconta attraverso 14 tappe, chiamate stazioni, quel venerdì di spine, violenza e morte, ma soprattutto parte di quel dna, di quella storia, di quella cultura nata dalla gente, dalle tradizioni, dalle cose belle che abbiamo ereditato, che va al di la della propria fede, della propria religione, del proprio credo.

Alcune sacre rappresentazioni fanno parte di quei eventi da non perdere se sei nella zona. Non importa se sai già come va a finire. Non importa se le capacità artistiche sono sicuramente discutibili sotto l’aspetto professionale, ma nel momento che ci vai sei parte del tutto, non più spettatore, ma anche tu comparsa, come i curiosi di allora; e mentre i tuoi occhi guardano e partecipano dentro all’unico spettacolo che non ha bisogno di inventiva e novità, il resto di te immagina, pensa, condivide quell’ingiustizia che diventa segno di tutte le ingiustizie che sai, quella sofferenza assurda, segno delle sofferenze ingiuste che è parte di te o per averla vissuta o per averla sentita.

Già se solo giri nella mia Piemonte puoi trovare un numero incredibile di Golgota, di Calvario, di Sinedri, di Pretori, di monte degli Ulivi e l’immancabile albero dove appendere Giusa, spesso il più bravo della compagnia, con la tentazione di tirarlo giù noi prima di lasciarlo penzolare per il resto del tempo della rappresentazione.

Puoi essere ad Astigiano (asti), 140 personaggi ufficiali. Oppure a Sordevolo, ormai chiamata Città della Passione, per quel rito che ogni 5 anni da duecento anni coinvolge praticamente tutte le famiglie del paese.

Belvedere Langhe, un antico borgo che sorge su un alto colle dal quale si gode una splendida vista sul paesaggio circostante. un tradizione che nacque nel 1700 sottoforma orale e che venne tradotta per iscritto in un dramma di cinque atti alla fine del 1800.

La Processione del Giovedi Santo a Venaus. Si tiene il tardo pomeriggio e vengono rappresentati la vai crucis di Cristo, con la confraternita maschile e femminile del Santo Rosario ed i 12 apostoli.

A Villarfocchiardo, due di processione con le tappe prestabilite. Pare atto presente già nel dal 1732. O in provincia di Vercelli a Romagnano Sesia con più di trecento personaggi. Per la sua forte valenza drammatica si ritiene che sia una delle più intense rievocazioni italiane.

E mentre decido a quale delle sacre rappresentazioni voglio fare il ruolo di comparsa, di curioso spettatore, mi viene spontaneo pormi qualche assurda domanda, di quelle che naturalmente nessuno sa dare una risposta, anche se la tentazione di darla a qualcuno viene( bisognerà insegnare a questi sapienti di oggi che non tutte le domande attendono una vera e propria risposta, a volte il silenzio ha un valore immenso, anche di contenuto). Domande come “Quale via dolorosa percorrerebbe oggi Gesù Cristo?” oppure “sotto quale croce si troverebbe oggi” e anche “quali tappe lo troveremmo oggi nella continua rappresentazione della realtà di una passione degli uomini che non ha mai fine?”

Anche in questo caso mi metto dalla parte dello spettatore, forse un po’ meno curioso, sicuramente non ammirato, anzi, ma con la stessa sensazione che in qualche modo, in quella scesa ci sono anch’io.

  1. Stazione. Molfetta, Vincenzo, Guglielmo, Luigi, Biagio, Michele. Cinque nomi. Cinque storie. Cinque vite spezzate. Cinque persone che Molfetta, e tutta Italia, ha imparato a conoscere. Loro il ruolo del Cireneo. Cinque eroi, che per salvare un amico hanno donato la vita. Un silenzio impressionante in quel luogo il giorno del funerale, silenzio in quella chiesa, dietro a quelle bare, fatto di tante domande. Di tanti “perché?”. Tutti rivolti verso quell’Uomo che per tratto di strada di croci ne ha portate cinque.

  2. Stazione. Napoli. Non è facile passare tra le immondizie, monnezza come si dice ora, diventa più pesanta anche la croce. Perché dietro al sefvizio di grido o all’inchiesta che funziona ci sono ammalati, povertà, rovine, drammi. Quello del presente terribile nella sua assurdità, quello del futuro che è ancora il peggiore di tutti.

  3. Stazione. Erba. No non va al processo, non ha preso il biglietto, non si fa’ inquadrare dalle telecamere, ma con la sua croce è andato al cimitero per trovare Raffaella 29 anni, Yousef 2 anni, Paola 60, Valeria 50enne i veri protagonisti dimenticati, troppo dimenticati.

  4. Stazione. Fiumicino non ho mai capito perché alcuni incidenti passano con la velocità dei cretini che li procurano. 5 morti, di cui 3 ragazze che dovevano andare a scuola, un futuro davanti, birilli umani di una carambola che grida tutta la sua assurdità e la sua incomprensione.

  5. Stazione. Gravina. Scomoda la croce in un pozzo, ma quando ci sono i più piccoli come vittime, l’impossibile non esiste. Quando poi sulla via dolorosa le grida sono le loro, non c’è altro rumore che può coprirle. Caduti anche loro sotto il peso del non amore, questo si colpevole in ogni caso.

  6. Stazione. San Giovanni Rotondo. Stanno litigando intorno al corpo di un santo. Fanno i calcoli dei pellegrini. Si contengono l’eredità spirituale. All’Uomo della croce scappa un sorriso, credeva di essere lui il vero erede e nello stesso momento l’eredità a cui attingere. Quando hanno violato il Suo sepolcro hanno fatto festa, ora mandano gli avvisi di garanzia. E soprattutto intorno alle Sue piaghe nessuna perplessità.

  7. Stazione. Finale Ligure. Ancora per terra, anzi in un angolo insieme con un ragazzino che tre coetanei dell’alberghiero locale dopo averlo bloccato negli spogliatoi della palestra gli hanno disegnato sul petto una svastica e scritto "gay". Non è facile dirgli ora beato perché perseguitato, umiliato e nella menzogna le parole più brutte che umiliano. Non gli ha chiesto nulla di quello che è, lo ha preso per mano e lo ha rialzato e si è messo accanto a lui.

  8. Stazione. Genova, clinica Gaslini. A piangere a chi ha fatto lo stesso errore di Giuda, suicidarsi per la troppa vergogna. Sono gli uomini che non capiscono, non Dio. Ma accanto a quella donna che ha deciso di partorire, nel sorridere insieme dopo il dolore. E accanto a quella donna che invece non l’ha voluto, tenendole la mano, per piangere insieme, con lo stesso grande dolore dentro.

  9. Stazione. Padova, reparto di Chirurgia, sono pronti per operare i bambini down per togliere quel segno somatico così umiliante secondo i genitori. Se nasceva oggi, all’uomo della croce avrebbero suggerito qualche ritocco, prima di rimanere impresso sulla Sindone, così televisivamente veniva meglio. “Lasciate che i bambini vengano a me” diceva, i bambini non i genitori, il motivo c’era.

  10. Stazione. Rignano Flaminio. Luogo emblema del male fatto sui bambini e fatto sulla coscienza delle persone. L’uomo della croce sta dalla parte dei bambini sempre, chiunque ci sia dall’altra parte, ancor di più se è qualcuno che si spaccia per suo amico. Ricordate il velo della Veronica. In realtà era una bambina che aveva capito più di tanti adulti. Si uccidono dentro i bambini con i gesti, li si rovina con i sospetti. Cosa merita una società che metti i bambini in croce?

  11. Stazione, Roma, gazebo in piazza Montecitorio, con una scritta in grande. “Io non c’entro!”. Qualcuno lo vuole di qui, qualcuno lo mette di là, altri in uno strano centro fatto di tanti punti diversi. Guardate la croce, guardate le ferite. Guradate le motivazioni, rileggetevi quello che ha detto. No, è passato di qua solo per dire chiaramente che non si candida in questo mondo, anche perché non può secondo il contratto etico, Lui è un inquisito.

  12. Stazione. Lampedusa. Quante volte si è sentito dire “Non c’è posto”, oppure “Vattene da qui”, si è persino sentito straniero a casa sua. Se vogliamo parlare di ultimi, disgraziati, indifesi, poveri, derelitti, beh allora si è al posto giusto e qui una croce ci passa che è una meraviglia.

  13. Stazione. Cossogno. Muore una donna. Moglie. Madre. No, non ha fatto nulla di straordinario, non lo si trova in nessuna cronaca. Una semplice, normale morte che merita il rispetto, l’attenzione e la partecipazione di tutte le morti. Molte volte c’è accanto a quei letti il volto dell’uomo con le spine in testa. Loro lo sanno che in quel momento passa di la, e come davanti a Lazzaro, piange come ogni uomo davanti alla morte di chi hai voluto bene.

  14. Stazione. In tanti, troppi posti. Ancora ucciso. Dalle parole, dagli atteggiamenti. Da quelli che sembravano amici e che invece volevano costruire una cosa loro, lantana dalle sue parole, dai suoi gesti, dal suo modo di intendere il vivere, la fede. Da quelli che lo accusano di falso, di inutilità, di distruttore coscienze, perché quando non hai risposte, un nemico è decisamente comodo.

Lo spettacolo della vita non è finito, c’è un’altra Via crucis da rappresentare, ci sono altre stazioni da percorrere, non solo in Italia, ma in ogni angolo del mondo. Se ti affretti potrai essere spettatore della prossima rappresentazione. Prima stazione Gerusalemme, scuola ebraica.