Più impegno dell’UE a favore dell’Iraq

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Il Parlamento raccomanda al Consiglio di adottare una nuova strategia per l’Iraq che accresca, anche qualitativamente, il sostegno dell‘UE. L’aiuto dovrebbe concentrarsi sull’assistenza tecnica a favore dello Stato di diritto e della giustizia, del buon governo e della gestione finanziaria.

Occorre poi ridurre l’afflusso di armi nel paese, garantire il reinvestimento in Iraq degli introiti petroliferi, sostenere le ONG e garantire ai profughi maggiori possibilità di accesso all’UE.

 

Approvando con 506 voti favorevoli, 25 contrari e 26 astensioni la relazione di Ana GOMES (PSE, PT), il Parlamento sottolinea anzitutto che, in Iraq, gli anni di regime del partito Ba’ath e i decenni di conflitti «hanno lasciato una società traumatizzata dalla guerra, dalle repressioni, dalla pulizia etnica … e dalla noncuranza a livello internazionale verso tali crimini». Per i deputati, pertanto, la comunità internazionale e in particolare «gli Stati che hanno appoggiato l’invasione» hanno «il dovere giuridico e morale … di sostenere il popolo iracheno». L’Unione europea, coordinandosi con altri donatori internazionali, deve inoltre «mobilitare in modo rapido e creativo tutti gli strumenti pertinenti a sua disposizione per svolgere il proprio ruolo».

 

Il Parlamento raccomanda quindi al Consiglio di adottare una nuova strategia che accresca quantitativamente e qualitativamente il sostegno dell’Unione europea agli sforzi delle Nazioni Unite volti a creare «un Iraq sicuro, stabile, unificato, prospero, federale e democratico». Un Iraq «che sostenga i diritti umani, protegga le sue minoranze e promuova la tolleranza interetnica, così da preparare la strada verso la stabilità e la sicurezza regionale». La nuova strategia europea, peraltro, dovrebbe assicurare la visibilità dell’UE/CE a Erbil, Nassirya, Bassora e altre zone dell’Iraq «ove la situazione della sicurezza lo permetta».

 

Il Consiglio, inoltre, dovrebbe sfruttare la natura specifica dello strumento di stabilità per fornire un’assistenza sostanziale volta a «sostenere lo sviluppo di istituzioni statali democratiche, non settarie, pluralistiche, federali, regionali e locali» e promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, della democrazia e dello Stato di diritto. Occorre anche sostenere misure atte a rafforzare lo sviluppo e l’organizzazione della società civile e la sua partecipazione al processo politico e a promuovere mezzi di comunicazione indipendenti, pluralisti e professionali. Così come sostenere le attività di sminamento e fornire consulenza e sostegno agli sforzi volti a contrastare il traffico di stupefacenti.

 


La strategia UE dovrebbe inoltre rafforzare la capacità delle autorità irachene di effettuare controlli efficaci alle frontiere, per «ridurre l’afflusso di armi e armamenti nel paese». Più in particolare, per contribuire a mettere fine al flusso di armi leggere e di piccolo calibro verso l’Iraq, i deputati suggeriscono di rendere giuridicamente vincolante il codice di condotta dell’UE sulle esportazioni di armi e di aiutare le autorità irachene a “rastrellare” le eccedenze di armi leggere e di piccolo calibro mediante un programma su larga scala di disarmo, smobilitazione e reinserimento.

 

Il Consiglio, dovrebbe anche rivelare informazioni sull’identità delle società militari private e sulle società di sicurezza private «che provvedono alla sicurezza del personale dell’UE in Iraq». Al riguardo, dovrebbe anche «stabilire orientamenti chiari per il ricorso a tali imprese da parte delle istituzioni dell’UE». La forza multinazionale Iraq MNF-I dovrebbe impegnarsi con il governo dell’Iraq e rendere conto della situazione degli oltre 24.000 detenuti in custodia per garantire il rispetto del giusto processo e dei loro diritti umani fondamentali. L’Aula ha respinto un emendamento proposto dalla GUE/NGL che invitava «al ritiro immediato di tutte le truppe di occupazione straniere».

 

Il Parlamento chiede poi al Consiglio di impegnarsi in un dialogo con gli Stati Uniti e adoperarsi per rendere più multilaterale il ruolo svolto dalla comunità internazionale nel paese, «sotto l’egida delle Nazioni Unite». Dovrebbe anche sollecitare la Turchia a rispettare l’integrità territoriale dell’Iraq e a non reagire alle azioni terroristiche con azioni militari sul territorio iracheno. D’altra parte, non si deve consentire che il territorio iracheno sia utilizzato come base per azioni terroristiche contro la Turchia.

 

Sul fronte economico, il Parlamento chiede al Consiglio di incoraggiare le imprese europee a investire nella ricostruzione dell’Iraq e di condurre i negoziati sull’accordo di commercio e cooperazione fra l’UE e l’Iraq in maniera da avvicinare il sistema commerciale iracheno alle norme e regolamentazioni dei sistemi multilaterali. Il governo iracheno andrebbe incoraggiato a utilizzare gli introiti della vendita del petrolio in maniera da garantire che siano reinvestiti in Iraq e siano gestiti da enti per gli appalti pubblici posti sotto l’autorità suprema del governo iracheno. Per i deputati, peraltro, tale approccio è un requisito essenziale per il sostegno dell’UE alla ricostruzione e lo sviluppo dell’economia irachena.

 

Il Consiglio, per il Parlamento, dovrebbe esortare la Commissione ad alleviare «la drammatica» situazione dei profughi in Giordania e Siria e in altri paesi della regione, comprese le 4.000 famiglie assire che hanno cercato rifugio nelle pianure di Ninive, e degli sfollati all’interno dell’Iraq, nonché accrescere significativamente la trasparenza e l’efficienza dell’assistenza dell’UE. Si dovrebbe poi offrire ai profughi iracheni «maggiori possibilità di trovare rifugio negli Stati membri dell’Unione europea» attraverso i programmi concordati con l’UNHCR o le domande di asilo individuali. E occorre anche porre fine agli attuali criteri arbitrari di concessione della protezione e prevenire ogni rimpatrio forzato in qualsiasi parte dell’Iraq».

 

Il Parlamento ritiene poi necessario incoraggiare le ONG europee a cooperare con le controparti irachene e utilizzare pienamente lo strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (EIDHR). Ciò al fine di affrontare le questioni legate alla parità uomo-donna e alla violenza nei confronti delle donne (matrimoni forzati, i crimini d'”onore”, tratta di esseri umani e mutilazioni genitali). Senza dimenticare i diritti dei bambini, specialmente la lotta contro il lavoro minorile, la prostituzione minorile e la tratta, e i diritti delle popolazioni indigene e delle minoranze (inclusi gli assiri – caldei, siriaci e altre comunità cristiane – gli yazidi e i turcomanni). E anche per affrontare la lotta contro la detenzione arbitraria e la tortura, e l’abolizione della pena di morte.

 

Il Parlamento suggerisce poi di aumentare la dotazione finanziaria del programma Erasmus Mundus per l’Iraq, sostenere le attività finalizzate alla creazione di reti fra istituzioni accademiche irachene e straniere, fra il personale accademico e gli intellettuali a titolo individuale e fra le organizzazioni studentesche. Il Consiglio, infine, dovrebbe chiedere al governo iracheno e alle autorità internazionali di recuperare gli oggetti antichi trafugati dal Museo nazionale iracheno di Baghdad e da altre zone dell’Iraq in seguito all’intervento del 2003, «così da preservare il retaggio storico e culturale iracheno per le generazioni future».