Un angolo di Paradiso: il giardino bioenergetico.

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Vivere nel verde e vivere il verde stesso, recuperare quel rapporto interrotto ma così rigenerante e benefico con la natura, per sentirsi meglio e affrontare la vita con un aiuto in più.

Tutto questo lo può offrire un giardino curato, piacevole alla vista, ma soprattutto progettato con criteri bioenergetici.

Immaginiamo d’essere in un parco e passeggiare lungo viali ombreggiati da bellissimi tigli, e oltre ad avere l’irrefrenabile impulso di perdersi in mille pensieri senza confini, godere di effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio e nervoso. Questo non solo per via dello jogging, o per le note proprietà calmanti del verde, bensì per mezzo dell’interazione fra la pianta e l’uomo che vi si trova accanto. Se ogni giorno, ad esempio, potessimo sederci all’ombra di una Sophora, potremmo nel contempo leggere un libro, ritemprare lo spirito, rinforzare il sistema immunitario e quello urogenitale. Studi ventennali hanno dimostrato come ogni specie vegetale ha, rispetto all’elettromagnetismo della terra, un’interazione che (opportunamente esaltata) può apportare grandi benefici al corpo umano. È dunque palese l’opportunità di trasformare in paradiso salutistico ogni giardino, abbinando tale proprietà a suoi benefici di locus amoenus.

Ad occuparsi di questa tematica è l’ecodesigner Marco Nieri, appassionato studioso di botanica e salute. È rappresentante a Bologna di “Archibo Biologica”, la rivista di Anversa fondata nel 1960 dal prof. Walter Kunnen, ideatore della tecnica dei Bioenergetic Landscapes.

La Bioenergetica si basa su principi ancora poco noti, e va innanzitutto chiarito il suo significato. Combinando l’origine greca delle parole bios (vita) ed energheia (energia), si può intuire come la bioenergia studi l’energia racchiusa nella vita, e le sue applicazioni sono molteplici sia per quanto riguarda la biochimica che la biofisica.

Nei Bioenergetic Landscapes si prende a prestito questo termine per sintetizzare un concetto fondamentale: tutti gli organismi viventi emettono campi di energia biologica, e da alcuni anni si sta cercando di dimostrare che l’uomo e le piante sono antenne biologiche, in quanto capaci di emettere energia e riceverla dall’ambiente stesso, su varie frequenze. Da quest’intuizione è partita la lunga ricerca di prof. Kunnen prima, e di Marco Nieri poi; un dibattito che dura da oltre quarant’anni. Alla luce di esso, la consapevolezza degli effetti nocivi per l’organismo dovuti alle onde corte dei telefoni cellulari, i campi elettromagnetici di antenne, ripetitori, etc. La risposta, o una di esse, sarà presto affidata all’allestimento del cosiddetto verde terapeutico.

 

Arch. Laura Bambini