Mucca o ricerca? Su cosa punterà il bilancio Ue

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Volete capire dove va l’Unione europea? Piccolo consiglio prepasquale: seguite nei prossimi mesi il dossier PAC, la politica agricola.
Nove cittadini su dieci ritengono che la politica agricola svolga un ruolo
essenziale per il futuro dell’Europa, e ben sei su dieci pensano che il bilancio
della PAC (che assorbe ancora oggi circa il 40% delle risorse complessive dell’UE)
debba restare invariato o aumentare nei prossimi anni.
Questi dati emergono da un recente sondaggio dell’Eurobarometro, e vengono
confortati dal Parlamento europeo che, in una recente presa di posizione, si è
espresso contro un  ridimensionamento della politica agricola europea e degli aiuti
previsti per gli agricoltori (con 510 voti favorevoli su 678).

Da mesi la Commissione ha lanciato un “health check” sulla PAC per valutare gli
effetti della riforma lanciata nel 2003.
In (casuale?) contemporanea, la Commissione stessa ha lanciato una consultazione sul
bilancio dell’UE (ancora aperta a tutti fino al 15 aprile) in vista della sua
revisione.

E da molto tempo in molti si domandano se, nel contesto attuale di un’economia
globalizzata messa al centro dell’analisi e dell’azione europea dalla strategia di
Lisbona per la crescita e l’occupazione, abbia ancora senso destinare quasi metà
delle risorse (scarse, circa l’uno per cento del PIL dei 27 Paesi) di bilancio a un
settore che impiega ormai soltanto il 2% o poco più della forza lavoro dell’Unione.

Fu Tony Blair nel suo discorso d’apertura del semestre britannico un paio d’anni fa
a chiedersi se è ancora il caso per l’Europa del XXI° secolo dare più soldi alle
mucche che alla ricerca, all’innovazione, alla conoscenza e, infondo, alle persone.

Affaire à suivre, direbbero i francesi, che sull’argomento hanno le idee chiare (e
non sempre coincidenti con quelle degli inglesi).