Portare l’Europa in Italia.

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Non esiste una sola emigrazione.  In Europa vivono oggi centinaia di migliaia di italiani. Sono l’espressione di fenomeni migratori diversi, che hanno accompagnato le diverse fasi di sviluppo
del nostro paese. Ciascuno di questi fenomeni migratori ha espresso ed esprime
bisogni e aspirazioni particolari: ciascuno di questi italiani merita di avere
una risposta ai propri bisogni e un’opportunità per le proprie aspirazioni.
Tutti noi siamo una risorsa per l’Italia ed un futuro per l’Europa dei
cittadini e delle culture. Nella prossima legislatura dobbiamo lavorare
affinchè queste nostre convinzioni si realizzino.

      Possiamo farlo: dobbiamo unire la nostra emigrazione, così come dobbiamo unire
il nostro Paese per renderli protagonisti creando le condizioni per un
progresso comune in un mondo più sostenibile e più giusto.

      L’emigrazione “storica”: servizi e sicurezza

      Gli italiani, che sono partiti dal nostro Paese nei decenni passati, per
cercare lavoro e speranza all’estero, sono l’orgoglio dell’Italia. Affrontando
molteplici avversità, e a volte vessazioni e ostilità, sono stati i migliori
ambasciatori della tenacia, del lavoro e dell’ onestà degli italiani. La loro
capacità di integrarsi e di guadagnarsi il rispetto e l’ammirazione nei paesi
che li hanno accolti non ha diminuito il loro attaccamento all’Italia. Oggi
costituiscono il rifermento storico per le nuove generazioni, sono gli
ispiratori di politiche migratorie “dal volto umano”. Queste storie meritano
di essere studiate nelle scuole pubbliche italiane affinchè le giovani
generazioni traggano insegnamenti e curino le proprie origini.

      Per dar loro dignità e far affermare il diritto di cittadinanza compiuta,
siamo stati noi ad approvare con il centrosinistra la legge sul voto degli
italiani all’estero. Mentre altri mettono ora in discussione questo diritto,
noi promuoviamo una riforma dei Comites ed un rinnovamento del CGIE quali
importanti organi di rappresentanza degli italiani all’estero, che devono
essere adeguati alle esigenze dell’oggi per costruire il futuro degli italiani
nel mondo. Vogliamo che gli italiani all’estero abbiano i servizi consolari ed
amministrativi a cui hanno diritto: i migliori possibili erogati da funzionari
assunti in loco.

      Abbiamo bisogno dell’esperienza e della sensibilità di chi e’ emigrato in
condizioni difficili, perché ci aiuti a capire come gestire i flussi migratori
che oggi vedono l’ Italia come paese ospitante. L’esperienza dei nostri padri
ci deve aiutare a capire come trattare con dignità e rispetto coloro che, come
è successo loro tanti anni fa, ora vengono in Italia a cercare una vita
migliore.

      Le seconde generazioni: il futuro dell’Italia

      La migliore prova della capacità di integrazione dei nostri connazionali all’
estero sono i loro figli. Giovani che sono a pieno titolo cittadini del paese
in cui sono nati, che ne parlano la lingua e ne praticano i costumi, ma che
non dimenticano le loro radici. Giovani che si distinguono nello studio e nel
lavoro, che partecipano alla vita politica e sociale, che sono protagonisti
delle loro vite. Le giovani generazioni di italiani all’estero costituiscono
il futuro del nostro paese e di quelli dove risiedono. Oggi moltissimi di loro
sono riusciti ad affermarsi nel mondo dello sport, dell’economia, della
politica, della cultura ed in particolare creando piccole e medie imprese.
Queste professionalità dovranno essere messe in rete per creare sistema con il
nostro paese, dovranno parlarsi e far incontrare le proprie esperienze con
quelle dei loro partner in Italia ed in Europa.

      Dobbiamo fare in modo che questi autentici cittadini europei possano godere
appieno dei loro diritti politici e civili in un Europa, che non sia concepita
solo per il suo dinamismo economico, ma che diventi la casa comune in cui
trovano spazio, culture diverse e comune senso di appartenenza.  Vogliamo che
l’insegnamento della lingua italiana diventi un incontro con la parte più
dinamica e innovativa della cultura d’origine, e non un rituale sterilizzato
su programmi superati e obsoleti. Vogliamo fare in modo, anche con l’aiuto
della tecnologia, che questi giovani riversino le loro esperienze e conoscenze
per rendere migliore l’Italia. E facendo questo, rendano migliore anche il
paese nel quale vivono.

      La mobilità professionale: opportunità e talento

      Imprenditori, manager, professionisti, artisti: si sente parlare italiano in
tutti i centri di eccellenza del nostro continente e del mondo. I primi
studenti che approfittarono del progetto Erasmus, agli inizi degli anni
ottanta per fare un periodo di studio all’estero, confrontandosi con culture e
conoscenze diverse da quelle nelle quali erano nati, hanno indicato la via
della nuova integrazione della conoscenza; gli imprenditori che hanno scelto
di stabilirsi all’estero hanno tratto vantaggio della progressiva
liberalizzazione dei mercati e della libera circolazione delle persone; molti
manager, artisti e professionisti nati fuori dall’Italia costituiscono un
patrimonio incalcolabile per il nostro paese. Per tutti costoro, per questi
italiani, la patria è l’Europa. In un’economia interconnessa, basata su reti e
relazioni, questi italiani sono una risorsa straordinaria e unica per il
nostro Paese.

      Vogliamo favorire la loro mobilità nei fatti, facendo in modo che i titoli di
studio siano riconosciuti ovunque, favorendo l’integrazione europea in termini
di fiscalità, welfare e assistenza. Vogliamo fare in modo che per tutti gli
italiani che si spostano anche per brevi periodi l’iscrizione all’AIRE si
possa fare online, e non sia un percorso ad ostacoli burocratico. Vogliamo
che, per le lavoratrici e i lavoratori che decidono liberamente di trasferirsi
in Europa, i contratti come le forme di flessibilità professionali siano
riconosciuti a livello europeo. Che il diritto del lavoro favorisca il lavoro
delle donne e le doppie carriere nelle famiglie, e non penalizzi uno dei due
partner come accade quando si cambia spesso residenza. Vogliamo un sistema dei
diritti basato sulla residenza. Vogliamo più Europa.

      I cervelli in fuga: la mobilità del sapere

      L’accademia italiana produce talenti straordinari, che però trovano più
facilmente modo di esprimersi all’estero che in Italia. Il nostro paese spreca
in questo modo la materia prima più preziosa dell’economia globalizzata: la
conoscenza. La conoscenza è la nuova frontiera dei diritti. E’ necessario
creare in Italia le condizioni affinché tra gli scienziati e i ricercatori,
anche tra chi sceglie autonomamente di svolgere parte della sua carriera
all’estero, abbia occasione di ritornare e portare la propria esperienza
dentro il circuito italiano. Di fronte a questo sgretolamento vogliamo anche
costituire un network degli accademici italiani all’estero, coinvolgendo
consolati ed ambasciate affinché creino un database e favoriscano i contatti e
gli scambi tra questi concittadini. Ma, soprattutto, vogliamo che chi va all’
estero a produrre conoscenza lo faccia per scelta e non per obbligo.

       Gli italiani in Svizzera: Il nostro avvenire

      La nostra comunità è stata artefice dello sviluppo e della modernizzazione
della Svizzera. Vogliamo che oltre ai riconoscimenti di merito in questo paese
i nostri anziani possano sentirsi liberi di vivere la terza età senza affanno
e vengano create condizioni di inclusione per non lasciarli soli, che i
giovani possano avere opportunità di accedere agli studi accademici e
professionali forti della conoscenza linguistica dell’italiano che deve
diventare materia curriculare dentro il percorso formativo, che i doppi
cittadini possano ambire alle carriere politiche ed in particolare che vengano
sostenute le capacità di creare imprese nei diversi ambiti civili, sociali ed
imprenditoriali.

      Noi che viviamo in Svizzera dobbiamo diventare protagonisti di una presenza
italiana in questo paese e contribuire a far maturare il processo di
integrazione europea