Giovanni Paolo II ha fatto “rientrare Dio in questo mondo”

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Speciale de “L’Osservatore Romano” a tre anni dalla morte del Pontefice polacco
Giovanni Paolo II ha fatto "rientrare Dio in questo mondo", ha affermato alla vigilia del terzo anniversario della morte del Pontefice il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto
della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per
l’America Latina.

"Il movente di tutto il pontificato, la radice della sua incontenibile energia, il
motivo ispiratore di tutte le iniziative è stato religioso", ha ricordato il
Cardinale a "L’Osservatore Romano".

"Tutti gli sforzi del Papa miravano a fare rientrare Dio in questo mondo".

Con l’esempio delle sue ultime settimane di malattia, Giovanni Paolo II "ha
testimoniato che sia l’età avanzata, sia la malattia vanno accolte con serenità e ci
ha insegnato che la vita è un dono che va vissuto fino in fondo, accettando quanto
Dio dispone e sopportando con forza i disagi e le sofferenze che comporta".

Papa Wojtyla, ha aggiunto, "ci ha insegnato come si percorre il cammino verso il
mistero che ci attende quando per ciascuno di noi si apriranno le porte
dell’eternità".

"È stato l’insegnamento ultimo di Giovanni Paolo II e il punto più alto del suo
magistero, perché tutto il suo pontificato ha mirato a questo: indicare la via che
conduce al cielo, alla salvezza eterna".

Secondo il Cardinale Re, il Papa polacco ha "saputo influire da protagonista sul
corso degli eventi", ma anche se "la Provvidenza divina gli ha riservato grandi
compiti nella storia della nostra epoca" "la prima e fondamentale caratteristica del
suo pontificato è quella religiosa".

La sua fedeltà al Vangelo, ricorda, lo ha portato a "difendere col vigore del
lottatore i grandi valori umani e cristiani" con "importanti encicliche e
innumerevoli interventi".

"In tutti gli angoli della terra ha seminato ragioni di vita e di speranza e ha
rivendicato la dignità di ogni uomo e di ogni donna e il rispetto della libertà e
dei diritti umani", indicando "la via della verità e dei valori morali come unica
strada che può assicurare un avvenire più umano, più giusto, più pacifico".

Nell’epoca attuale, "nella quale ha lasciato un segno incancellabile, è stato il più
strenuo e appassionato tutore dei valori che danno senso alla vita e che fanno parte
del patrimonio della civiltà cristiana", ha constatato.

"La sua fede, le sue certezze, il suo coraggio restano una testimonianza che parla
al cuore di ogni uomo e di ogni donna, perché la sua vita è stata sempre in sintonia
col suo messaggio".

Molti, confessa, hanno attinto dal Papa "speranza e fiducia nella ricerca del senso
della vita", imparando da lui "la strada per ritrovare la via che conduce a Dio".

Quanto alla lotta contro il comunismo, il Cardinale Re ha sottolineato che il motivo
dell’opposizione papale "non era politico, ma essenzialmente religioso", perché si
trattava di un sistema "che professava l’ateismo e perseguitava la Chiesa, e in pari
tempo opprimeva l’uomo, negandogli piena libertà".

Dell’opposizione di Papa Wojtyla al comunismo ha parlato anche il giornalista e
scrittore Bernard Lecomte, autore del volume "Jean-Paul II".

"Il nuovo Papa non ha elaborato alcun progetto, non ha fomentato alcun complotto,
per rovesciare il sistema sovietico ha osservato . È tuttavia portatore di
un’esperienza particolare: quella di un sacerdote, di un Vescovo, di un Cardinale
venuto dall’altra parte della ‘cortina di ferro’".

Il cammino spirituale e l’insegnamento morale di Giovanni Paolo II "sono stati
altrettanti incoraggiamenti per i cristiani dell’Est", ha constatato, così come "i
grandi temi che hanno presto costituito l’armatura del suo discorso politico e
sociale", primo tra i quali la difesa dei diritti dell’uomo e la lotta per le
libertà individuali, soprattutto "la più intima: la libertà religiosa".

Quanto alla caratteristica più peculiare di Giovanni Paolo II, per il Cardinale
Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, è stata la
sua "adesione a Cristo", che viveva "in compagnia di Maria Santissima, a lode e
gloria del Dio dell’amore e per la salvezza di tutti".

"Questa era la testimonianza che si percepiva soprattutto quando celebrava
l’Eucaristia e nella sua devozione al sacramento dell’altare", osserva il porporato.

Nell’Eucaristia, il Pontefice "trovava la capacità di presentare a tutti,
soprattutto ai sofferenti nel corpo e nello spirito, ai dubbiosi e agli stanchi
sotto il profilo religioso, e con quale impeto ai giovani, il Cristo vivo, il
Redentore misericordioso sempre amico dell’uomo".

Allo stesso modo, "non si possono dimenticare la responsabilità missionaria che lo
portò in ogni angolo della terra e la sensibilità ecumenica e interreligiosa", "come
del resto la fedeltà alla tradizione e l’apertura alle novità dello Spirito
felicemente intrecciate nel suo magistero e governo pastorale".

Di fronte a un esempio tanto luminoso, ha concluso il Cardinale, "abbiamo la
responsabilità di non disperdere il suo carisma", e anzi "custodirlo con la
riservatezza di chi ama, di chi è riconoscente e di chi cerca di imitare".