Antonella Rebuzzi (PdL): “Dare in Europa il giusto valore a tutte le lauree”

0
1167

Sempre più spesso, in questi ultimi anni, mi sono state sottoposte da Connazionali residenti in Europa – da ultimo, il dott. Maurizio Tani del Co.Gi.Val.E -, le pesanti difficoltà riscontrate nell’ottenere il riconoscimento delle lauree italiane

Antonella Rebuzzi, Candidata del Pdl al Senato, nella Circoscrizione Europa

quelle del vecchio ordinamento, con una durata media di 4 anni, compito affidato ai Centri  NARIC/ENIC.

Non si comprende, infatti, come mai il sistema d’informazione, quello che offre alle autorità straniere le certificazioni necessarie, sia del tutto paralizzato ed inefficiente. Si tratta, quindi, di verificare se il Centro Nazionale NARIC/ENIC italiano sia veramente in grado di svolgere il proprio lavoro e se sia in possesso degli  strumenti che gli consentano di lavorare in modo da fornire alle analoghe Agenzie, situate all’estero, informazioni corrette e precise.

Ma facciamo un passo indietro. Ricordo infatti come l’Unione Europea consideri, tra i propri principi guida, il diritto alla libera circolazione dei cittadini senza discriminazione di alcun tipo. In particolare la Convenzione di Lisbona del 1997, sul riconoscimento delle qualifiche relative all’insegnamento superiore nella regione europea, impone agli Stati firmatari una valutazione appropriata dei titoli di studio senza distinzioni basate su origini nazionali dei laureati.

L’Italia deve fornire agli altri Paesi informazioni pertinenti, pubblicando la descrizione dettagliata delle qualifiche rilasciate e ciò fa attraverso un Centro di informazione e notifica nazionale per facilitare l’accesso alle notizie sul sistema di insegnamento superiore ed alle qualifiche nei Paesi in cui esso è situato, nonché l’accesso alle informazioni sui sistemi di insegnamento superiore ed alle qualifiche. Questo stesso Centro, inoltre, deve fornire consigli in materia di riconoscimento e valutazione delle qualifiche, nel rispetto delle leggi e dei regolamenti nazionali.

Naturalmente ciascun Centro nazionale deve poter disporre dei mezzi necessari per l’adempimento delle funzioni. E’ poi imposto agli Stati di tenere conto, nella valutazione dei titoli esteri, della tesi di laurea e dei diritti di accesso a livelli di studio successivi che tale titolo offre.

Ciò posto, ho potuto verificare numerosi casi, tutti documentati, di cittadini italiani con laurea di 4 anni nominali in materie umanistiche, regolate dalla legge n. 341 del 1990 che, pure essendo equipollenti alle lauree specialistiche, hanno avuto riconosciuto il loro diploma, solo in maniera parziale, in Paesi dell’EU, EFTA, AEE e firmatari della Conv. di Lisbona (come l’Islanda, la Norvegia e la Danimarca), ad esempio, sotto forma di crediti o a livello di Master, con gravissimi problemi e danni economici e morali.

Tra l’altro, ho riscontrato che non vi sono informazioni adeguate sul sito internet del NARIC/ENIC italiano, né nelle sedi NARIC/ENIC con sedi fuori de nostro Paese, sull’organizzazione dei corsi di laurea del “vecchio ordinamento”, in modo tale da far capire, anche fuori d’Italia, di che tipo siano le lauree quadriennali.

A questo punto ritengo necessario l’avvio di un Supplemento al Diploma, che renda automatico il riconoscimento delle lauree italiane di 4 anni da parte delle agenzie ENIC/NARI all’estero, almeno a livello di “Master degree”, in modo da evitare ai cittadini italiani le lunghe e costose trafile burocratiche, ma soprattutto di subire gravi ingiustificate discriminazioni.

Se si pensa a quanto poco il nostro Paese investa in ricerca e come la scuola stia soffrendo un periodo di stasi formativa, il problema del riconoscimento delle lauree italiane, da parte delle agenzie NARIC/ENIC straniere è fondato e va risolto.

Si tratta in fondo di capire se il Centro Nazionale NARIC/ENIC italiano  sia veramente in grado di svolgere il proprio lavoro;  nel caso che, a seguito di una verifica approfondita, se ne riscontrasse l’idoneità, sarà necessario “svegliare” il Centro Nazionale italiano di Informazione, il NARIC/ENIC italiano e di metterlo in grado di funzionare. Ci rendiamo, infatti, perfettamente conto di quanto un cittadino italiano, residente all’estero, si possa sentire mortificato da quelle che sono vere e proprie discriminazioni.

A tal proposito mi trovo d’accordo anche con l’interrogazione parlamentare, presentata nella precedente legislatura, dall’on. Arnold Cassola, esponente dello schieramento avversario, là dove il Collega ha lamentato e denunciato il carente lavoro svolto dai Centri nazionali ed esteri NARIC/ENIC, che sono venuti meno proprio nel compito di istituto e, cioè, nella valutazione appropriata dei titoli di studio italiani.

Si tratta, in fin dei conti, non solo di difendere, ma di salvaguardare la cultura italiana nel mondo, che, nonostante le carenze istituzionali degli organi preposti, deve essere messa in grado di offrire, come in passato ha offerto, livelli di eccellenza tali da renderla adeguata alle esigenze dei nostri Connazionali, ovunque costoro risiedano.

E’ un mio preciso impegno per la prossima legislatura, naturalmente se sarò confermata nell’incarico istituzionale al Senato della Repubblica.