L’Accademia del Fermo-Immagine

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I filosofi sono come i buoni propositi, camminano guardando il cielo, e presto o tardi cadono nel pozzo.

Risalire la china è semplice, a parole, ma quando neanche quelle ci vengono incontro, l’impresa è disperata. Ecco perché, dopo la crisi della scuola dell’obbligo, quella delle medie superiori, anche l’università vuole la sua parte. C’è una nuova materia al vaglio degli addetti ai lavori (gli studenti), si chiama Stasi. Molti ne farebbero volentieri a meno, ma per altri è una manna, come il cacio sui maccheroni per i poveri di un tempo. Nasce dall’impossibilità degli utenti di intervenire attivamente per dare al sistema una scossa decisa, sia essa in ambito strutturale, sia in quello umano.  Libri e corsi inutili, paletti burocratici e regole assurde, “luminari da rottamare”. Con tutto il rispetto per l’esperienza e la saggezza che gli anni sanno donare, la gioventù ha un ritmo intellettuale diverso. L’olocausto del diritto all’istruzione accademica va compiendosi di ora in ora: il 58% dei professori è ultracinquantenne, gli altri sono over 60. Tra docenti associati e ordinari, mettiamo insieme un pietoso 4%, quanto mai eloquente. Non c’è riciclo, mancano aria e idee fresche. E chi si è accozzato da immemori lustri è duro da mandare in pensione, poiché fuori ruolo è considerato soltanto dopo i 75 anni, anziché 65 come le altre categorie di lavoratori. La legge Moratti ha posto la soglia di età del ritiro a settanta, ma esclusivamente per i neo-assunti. Quanti? Una miseria, direttamente proporzionale all’emorragia di cervelli che funesta le università. Aprire un ciclo di assunzioni in massa come negli anni Ottanta è impossibile, secondo i numeri delle amministrazioni, che giurano di essere a terra, senza un soldo, praticamente in mutande. I fondi pubblici non bastano, ma nessuno cerca soluzioni alternative.

La relazione fra atenei e imprese, enti & aziende private sul territorio è un dialogo tra sordi; alle alte sfere non interessa promuoverlo, agli impiegati va bene così: sarebbe un carico di lavoro insostenibile. Meglio restare imboscati negli uffici fino al primo pomeriggio e fuggire alla chetichella appena si può, con uno stipendio doppio dei docenti a contratto, degli assegnisti e dei dottorandi. Tutto alla luce del sole; disparità, ingiustizie, e la cattiva abitudine, tutta italiana, di onorare la Stasi, premiando chi meno produce.