La Cina promuova lo sviluppo sostenibile dell’Africa

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Strasburgo Notando i crescenti interessi e investimenti cinesi in Africa, soprattutto in campo energetico, il Parlamento chiede una strategia europea coerente per il continente che, includendo la cooperazione con la Cina, non ricalchi però il modello asiatico. La Cina dovrebbe svincolare i propri aiuti che penalizzano le iniziative UE, aprire il mercato ai prodotti africani, garantire il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori e cessare di fornire armi ai paesi africani in guerra. 

Gli interessi della Cina in Africa «stanno crescendo». E’ quanto osserva il Parlamento che – adottando con 618 voti favorevoli, 16 contrari e 17 astensioni la relazione di Ana GOMES (PSE, PT) – sottolinea come il paese asiatico si sia impegnato a costituire un fondo di 5 miliardi di dollari per incoraggiare le sue imprese ad investire in Africa. Nota inoltre che il 50% dei progetti di lavori pubblici in Africa è realizzato da appaltatori cinesi e ricorda che la banca cinese Exim ha annunciato l’intenzione di mettere a disposizione 20 miliardi di dollari per finanziare gli scambi commerciali e le infrastrutture in Africa nei prossimi tre anni. Osserva poi che la Cina si è impegnata a fornire all’Africa 3 miliardi di dollari in prestiti agevolati e 2 miliardi sotto forma di credito agevolato nei prossimi tre anni e sottolinea che tale paese potrebbe diventare il maggior partner commerciale dell’Africa entro il 2010.  

Per i deputati, questa presenza ha, di per sé, «un impatto reale, anche politico», per i paesi ospitanti. Ma L’UE dovrebbe «evitare le generalizzazioni» in merito al ruolo della Cina e dovrebbe considerarla «con un atteggiamento aperto e costruttivo senza cercare di imporle modelli e punti di vista europei». D’altra parte, esortano l’UE a sviluppare una strategia coerente «per rispondere alle nuove sfide sollevate dai donatori emergenti in Africa, quali la Cina». Questa risposta, ammonisce però il Parlamento, «non deve tentare di emulare i metodi e gli obiettivi della Cina», dal momento che ciò «non sarebbe necessariamente compatibile con i valori, i principi e gli interessi a lungo termine dell’UE».  

Il Parlamento, peraltro, si compiace della volontà della Cina di offrire una cooperazione pratica ai paesi africani senza imposizioni ma, rammaricandosi della cooperazione avviata «con regimi repressivi in Africa», sottolinea che sarebbe auspicabile accompagnarla da condizioni politiche, attribuendo un ruolo maggiore ai criteri in materia di diritti dell’uomo. Invita quindi l’Unione europea e la Cina a discutere, sviluppare e formulare le loro strategie africane in vista di un «impegno responsabile» volto a promuovere lo sviluppo sostenibile. 

 

Dialogo permanente e aiuti non vincolati per lo sviluppo sostenibile 

I deputati invitano l’Unione europea a perseguire un dialogo con l’Africa e la Cina al fine di rafforzare l’efficienza e la coerenza della cooperazione allo sviluppo, di esplorare concrete possibilità di cooperazione e di promuovere i partenariati, evitando la frammentazione dell’azione. Propongono quindi che l’UE, l’Unione Africana e la Cina costituiscano un organo permanente di consultazione attraverso il quale promuovere la coerenza e l’efficacia delle diverse attività di cooperazione allo sviluppo.  

Il Parlamento invita poi l’UE a rafforzare gli impegni per gli aiuti non vincolati e ad incoraggiare la Cina a intraprendere la medesima strada. D’altra parte osserva che gli investimenti economici europei in Africa patiscono svantaggi competitivi «a causa del sovvenzionamento aperto e dissimulato dei progetti cinesi». Scontano inoltre i più elevati costi indotti da standard sociali ed economici non applicati dai concorrenti cinesi, gli aiuti vincolati della Cina che impediscono alle imprese europee di partecipare a progetti finanziati da aiuti cinesi e il limitato accesso delle aziende europee agli strumenti di copertura del rischio finanziario e di investimento. 

Migliorare trasparenza e gestione dei proventi energetici 

Per i deputati, la sua crescente domanda di energia e il desiderio di ampliare le sue importazioni di energia hanno indotto la Cina a cercare fornitori di petrolio negli Stati africani. Negli ultimi quattro anni, osservano, la Cina ha contribuito per circa il 40% alla crescita complessiva della domanda mondiale di petrolio e il 30% delle sue importazioni di greggio provengono dall’Africa. Notano inoltre che la CNPC (una società petrolifera cinese di proprietà dello Stato) controlla il 60-70% della produzione petrolifera del Sudan, mentre nel 2006 l’Angola era il maggior fornitore di petrolio della Cina.  

Visto l’impegno della Cina in Africa, il Parlamento chiede all’UE di dare maggiore importanza alla cooperazione con l’Africa nel settore della politica energetica. L’UE dovrebbe inoltre incoraggiare i paesi africani ricchi di risorse a aderire all’Iniziativa per la trasparenza dell’industria estrattiva (EITI), fornendole un maggiore supporto politico, finanziario e tecnico. Per quanto concerne il gettito generato dalle risorse naturali, l’UE dovrebbe anche promuovere il principio del “prestito responsabile” presso tutti i donatori, chiedendo ai paesi beneficiari ricchi di risorse con precedenti di malgoverno e corruzione, di adottare misure concrete per migliorare la trasparenza della gestione delle entrate quale condizione per la concessione di qualsiasi assistenza non umanitaria. 

Aprire i mercati ai prodotti africani 

In materia commerciale, il Parlamento osserva che la Cina potrebbe diventare il maggior partner commerciale dell’Africa entro il 2010, anche perchè i loro scambi sono passati da 4 miliardi di dollari nel 1995 a 55 miliardi nel 2006, con l’obiettivo della Cina di raddoppiarli entro il 2010. Ammonisce pertanto che le esportazioni di prodotti cinesi in Africa «non devono ostacolare lo sviluppo dell’industria africana o minarne la competitività». Esorta poi l’UE ad incoraggiare tutte le parti interessate, compresa la Cina, a diversificare le proprie attività commerciali e di investimento, a trasferire tecnologie agli africani e a rafforzare le norme internazionali in materia di commercio equo. Dovrebbero inoltre estendere l’accesso dei prodotti africani al mercato mondiale, ridurre le tasse sui prodotti trasformati provenienti dall’Africa, promuovere lo sviluppo del settore privato e il suo accesso al finanziamento nonché l’agevolazione del commercio ed incoraggiare l’integrazione regionale in Africa. 

 

D’altra parte, i deputati sottolineano l’interesse dell’Africa «a sviluppare una strategia autonoma verso la Cina», anche per conferire un accentuato carattere di reciprocità alle loro relazioni commerciali. La strategia deve puntare a una maggiore disponibilità della Cina a un migliore accesso al mercato cinese per i prodotti tipici africani destinati all’esportazione, come il caffè, il cacao e le pelletterie. Dovrebbe inoltre mirare a una maggiore partecipazione – a condizioni eque – dei lavoratori africani ai progetti cinesi in Africa. In tale contesto, il Parlamento chiede all’UE di coinvolgere la Cina nell’espansione del mercato del lavoro locale africano «invece di immettervi migliaia di lavoratori cinesi» e raccomanda un maggiore impegno nella formazione professionale dei lavoratori mediante borse di studio e migrazione circolare.  

I deputati invitano poi UE e Cina a tener maggiormente conto delle possibilità di sviluppo del settore agricolo africano nelle riforme delle proprie politiche agricole, ad agevolare le importazioni di prodotti agricoli dall’Africa e a verificare con maggior rigore che le esportazioni non compromettano lo sviluppo della produzione agricola africana. La esortano infine a sostenere controlli internazionali più rigorosi sul commercio illegale di legname e avorio e chiedono di vietare tutte le importazioni di legnami e prodotti del legno di provenienza illegale nell’UE, «così da scoraggiare la Cina dal ricorrere illegalmente al legname africano per le proprie esportazioni di mobili».  

Garantire il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori in Africa 

Il Parlamento rivolge un pressante appello alle autorità cinesi affinché rispettino i principi della democrazia, della buona governance e dei diritti dell’uomo nelle relazioni con l’Africa. Invita inoltre l’UE a chiedere agli altri donatori – quali la Cina – vincolati da strumenti internazionali relativi ai diritti dell’uomo, di fornire l’assistenza attraverso organizzazioni locali della società civile in quei paesi che violano i diritti umani. Sottolinea peraltro che gli investimenti svincolati da qualsiasi condizione realizzati dalla Cina nei paesi africani sottoposti al malgoverno di regimi oppressivi, «contribuiscono a perpetuare le violazioni dei diritti dell’uomo e non fanno che ritardare il progresso democratico e impedire il riconoscimento del buon governo». 

I deputati invitano quindi l’UE a chiedere a tutti i donatori e a tutti i paesi beneficiari di rispettare gli orientamenti e le norme in materia di trasparenza stabiliti dagli istituti finanziari internazionali. La Cina dovrebbe inoltre incoraggiare le proprie banche nazionali a adottare i “principi dell’Equatore” relativi a norme sociali e ambientali, adottare volontariamente le disposizioni della Convenzione dell’OCSE sulla lotta alla corruzione, ratificare le Convenzioni OIL – che non ha ancora adottato – e garantirne l’applicazione nei paesi in via di sviluppo in cui siano presenti investimenti, società, esperti o lavoratori cinesi, soprattutto in Africa. 

Non fornire armi ai paesi africani in guerra 

Il Parlamento invita l’UE a rendere il suo codice di condotta sulle esportazioni di armi uno strumento giuridicamente vincolante. Dovrebbe inoltre mantenere l’embargo sulla vendita di armi alla Cina fino a quando «continuerà a fornire armi a forze e gruppi armati di paesi, spesso africani, che alimentano e protraggono i conflitti e commettono gravi violazioni dei diritti dell’uomo». In tale ambito, dovrebbe incoraggiare la Cina a sospendere gli accordi commerciali nel settore delle armi con governi colpevoli di violazioni dei diritti dell’uomo e coinvolti in conflitti o in procinto di entrare in guerra, quali i governi di Kenia, Zimbabwe, Sudan, Ciad, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Eritrea e Somalia.  

I deputati invitano poi l’UE e la Cina a sospendere, prevenire e vietare trasferimenti di armamenti a soggetti armati non statali che minacciano i diritti umani, la stabilità politica e lo sviluppo sostenibile nel continente africano. Nel chiedere loro di sostenere la creazione di una forza di pronto intervento africana, invitano l’UE ad incoraggiare la Cina a continuare ad aumentare la propria partecipazione alle missioni di mantenimento della pace dell’ONU e dell’UA in Africa, e a rafforzare il proprio contributo inviando truppe da combattimento, se del caso e in conformità con i mandati dell’ONU.