Rafforzare le sanzioni contro la Birmania

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Il Parlamento denuncia la legittimità del referendum sulla nuova costituzione birmana criticandone il contenuto. Sollecita elezioni libere, il rilascio dei dissidenti, inclusa Aung San Suu Kyi, e di rendere conto dei monaci e delle suore scomparsi. 

Sostenendo le iniziative di Piero Fassino nel paese, chiede di ampliare le sanzioni UE e di rivederle in funzione del rispetto dei diritti umani. Condanna poi l’uso di bambini soldato e auspica un embargo mondiale sulla vendita di armi alla Birmania.

 

Il 10 maggio 2008 si svolgerà un referendum su una nuova costituzione che sarà seguito da elezioni multipartitiche nel 2010. Approvando con 551 voti favorevoli, 7 contrari e 8 astensioni una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto GUE/NGL e IND/DEM), il Parlamento deplora il fatto che il processo di referendum costituzionale «non abbia nessuna legittimità democratica», in quanto i cittadini birmani sono privi di tutti i diritti democratici fondamentali. In proposito, condanna il rifiuto del governo birmano di accogliere le proposte dell’inviato speciale delle ONU che garantivano lo svolgimento libero ed equo della consultazione. Chiede inoltre di garantire la convocazione di una commissione elettorale indipendente, compilare un’anagrafe elettorale adeguata, abolire le restrizioni imposte sui media, consentire la libertà di associazione, di espressione e di riunione, nonché di consentire la presenza di osservatori internazionali.

 

I deputati sottolineano peraltro che, nel progetto di costituzione, il governo birmano ha inserito disposizioni che riservano un quarto dei seggi agli ufficiali delle forze armate, danno al Capo delle forze armate del paese il diritto di sospendere in qualsiasi momento la costituzione e vietano di candidarsi alla presidenza chi abbia un coniuge o un figlio di nazionalità straniera e offrono anche l’impunità ai funzionari dello Stato per azioni commesse nello svolgimento delle loro funzioni. Notano inoltre che il governo ha promulgato una legge che nega i diritti di voto agli appartenenti ad ordini religiosi.

 

Il Parlamento chiede anche il rilascio immediato e incondizionato degli oppositori politici del regime e degli oltre 1.800 prigionieri politici, inclusi Aung San Suu Kyi (leader della Lega nazionale per la democrazia e vincitore del premio Nobel per la pace e del premio Sakharov), i leader degli studenti della generazione ’88 e i leader della Lega delle nazionalità Shan per la democrazia arrestati nel 2005. Sollecita inoltre il regime a rendere conto di tutte le vittime e le persone scomparse dopo la repressione operata nel settembre scorso contro le proteste dei monaci buddisti e degli attivisti democratici, e di rendere note le località dove si trovano i monaci e le suore scomparsi.

 

Il Parlamento sostiene la transizione democratica mediante un processo di riconciliazione nazionale. Notando poi che il governo birmano continua a godere di strette relazioni economiche e politiche con i paesi vicini e con l’ASEAN, appoggia le iniziative dell’inviato speciale dell’UE in Birmania, Piero Fassino, per promuovere il dialogo con i paesi ASEAN, i quali sono anche invitati a fare «pressioni sostanziali» sulle autorità birmane perchè operino un cambiamento democratico. Invita inoltre l’UE e gli Stati membri a lavorare di concerto con l’inviato speciale delle Nazioni Unite per garantire la coerenza dell’impegno della comunità internazionale in Birmania.

 

Il Parlamento ritiene le sanzioni adottate dall’UE contro il governo birmano «non sono state finora efficaci». Invita quindi il Consiglio a prorogare e ad ampliare le specifiche sanzioni imposte che dovrebbero concentrarsi sulle restrizioni all’accesso ai servizi bancari internazionali da parte di società appartenenti alle forze militari e sulle restrizioni all’accesso da parte di alcuni generali, e delle loro famiglie, a opportunità personali nel settore commerciale, delle cure sanitarie, degli acquisti di carattere privato, dell’istruzione all’estero per i figli. Sollecita inoltre il Consiglio a vietare «esplicitamente e totalmente» a precisi individui ed enti di effettuare qualsiasi transazione finanziaria che passi attraverso banche di compensazione o comunque di utilizzare servizi finanziari nell’ambito della giurisdizione UE.

 

Il Consiglio dovrebbe poi riesaminare le sanzioni sulla base di specifici criteri riguardanti i diritti umani. Tali criteri, in particolare, dovrebbero includere il rilascio dei prigionieri politici e di tutte le persone arbitrariamente detenute per avere esercitato i propri diritti umani fondamentali di libertà d’espressione, associazione e riunione. Ma devono anche comprendere un’accurata conta ufficiale dei numeri, dei luoghi, delle condizioni degli individui uccisi, arrestati e detenuti dalle forze di sicurezza, la fine degli attacchi dell’esercito contro i civili e la transizione verso la democrazia.

 

Il Parlamento chiede anche di prendere in considerazione ulteriori sanzioni specifiche, quali il divieto assoluto di nuovi investimenti, il divieto di fornire servizi assicurativi per investimenti in Birmania e l’embargo sullo scambio di quei beni chiave che forniscono notevoli profitti al governo militare. Allo stesso tempo, l’UE e la comunità internazionale, dovrebbero offrire incentivi di riforma «per equilibrare la minaccia e l’imposizione di sanzioni e per motivare positivamente il governo militare al cambiamento».

 

Commissione, Consiglio e Stati membri sono poi sollecitati a cogliere qualsiasi opportunità sulla scena internazionale per quanto riguarda «il maltrattamento continuato e persistente di bambini» che avviene in Birmania, soprattutto per quanto riguarda l’uso di bambini soldato. In proposito, il Parlamento condanna fermamente la coscrizione di bambini soldato in Birmania e invita il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a indagare attentamente su questa situazione. Nel notare peraltro che l’embargo UE sulle armi nei confronti della Birmania «è inefficace in quanto il governo militare si rifornisce in Cina, Russia e India», sollecita l’UE a fare una campagna attiva per un «embargo mondiale» sulle armi nei confronti della Birmania.

 

Il Parlamento, infine, invita la comunità internazionale, i governi occidentali e i gruppi attivi a intensificare gli esistenti programmi umanitari nel settore sanitario e ad avviarne nuovi a sostegno dell’educazione di base, per raggiungere le persone sfollate nell’interno e le altre «intrappolate nelle zone di conflitto», soprattutto lungo la frontiera con la Thailandia. In tale contesto invita la Commissione a estendere il fondo per l’aiuto umanitario nel quadro dello strumento di cooperazione allo sviluppo per la Birmania (attualmente 32 milioni di euro per il 2007-2010) e ad investire maggiormente nell’aiuto umanitario transfrontaliero a favore degli sfollati. Occorre anche creare e ampliare programmi di assistenza volti a rafforzare i gruppi che sono stati privati dei diritti civili, incluse le donne e le minoranze etniche e religiose.