Maggio festa dell’EuropaL’Europa per preparare il futuro

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La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto". Il 9 Maggio 1950 Robert Schuman, Ministro degli esteri francese, pronunciava questa dichiarazione che è alla base del processo d’integrazione europea. Come sarebbe il mondo e, soprattutto, come sarebbe il nostro continente senza l’Unione europea? Rispondere con precisione non è ovviamente possibile ma, lavorando d’immaginazione, non è difficile pensare a tanti Stati con altrettante leggi, mercati, monete ed economie diverse, ripiegati sui propri egoismi nazionali ed incapaci di risolvere ed affrontare insieme problemi comuni. Noi siamo nati trovandoci senza sforzo il grande dono dell’Europa unita e, spesso, non ci rendiamo neppure conto di quanto sia prezioso. I nostri padri, i nostri nonni hanno vissuto l’Europa prima del 9 maggio 1950. Molti di noi hanno invece avuto il grande privilegio di non sperimentare guerre, dittature, fame, privazione della libertà e di altri diritti fondamentali. Siamo nati in un’Europa dove la pace, la democrazia e lo Stato di diritto sembrano essere dati di fatto, come l’azzurro del cielo o il calore del sole. Questa Europa dove tutti possono circolare liberamente, studiare, cercare lavoro, realizzare imprese, dalle Canarie alla Finlandia, dalla Sicilia all’Irlanda, è stata costruita da tanti uomini illuminati che spesso hanno vissuto sulla loro pelle la privazione della libertà o l’esilio. E’ progredita con lo sforzo più o meno noto di tantissimi e, soprattutto, con la partecipazione dei popoli europei che più volte hanno detto dei "sì" fondamentali che hanno segnato alcune tappe del processo di integrazione. Ora, alla vigilia dell’entrata in vigore del nuovo Trattato di Lisbona che porterà ancora più democrazia ed efficacia nel processo decisionale, dopo l’Euro e la riunificazione del continente, ci rendiamo conto che le sfide che ci aspettano sono ancora tante. Il pianeta si sta scaldando più del dovuto per colpa dell’uomo e la domanda di energia e di altre materie prime aumenta in parallelo alla crescita di giganti demografici quali l’India e la Cina. L’attuale modello di sviluppo non è sostenibile e centinaia di milioni di persone sono sempre più esposte a siccità, carestie, fame, malattie, povertà estrema e analfabetismo. Miseria e disperazione sono anche alla radice di grandi flussi migratori che premono sul nostro continente e, la limitatezza delle risorse e il malcontento alimentano fenomeni di terrorismo di cui siamo stati vittima anche noi europei. Il mercato globale ci porta a riconsiderare i nostri livelli di competitività e di capacità di creare occupazione e crescita mettendoci di fronte a modelli di produzioni con standard di protezione sociale e di tutela dell’ambiente diversi da quelli europei. A tutti questi grandi problemi che riguardano il nostro futuro e la nostra capacità di preservare l’ecosistema del pianeta, l’Europa unita è in grado di dare risposte che mai avrebbe potuto trovare se debole e divisa in tanti Stati e staterelli incapaci di decidere insieme. Le nuove generazioni vivranno in un mondo con nuovi rischi e sfide difficili; ma avranno un grande strumento per affrontare il futuro: l’Unione europea, prima economia e mercato del mondo in grado di portare avanti politiche comuni per gestire la globalizzazione. Personalmente mi sembra un ottimo motivo per festeggiare con convinzione il 9 maggio. Carlo Corazza
Direttore della Rappresentanza a Milano