Pillola del giorno dopo: nessuna efficacia nel ridurre gli aborti

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ROMA, Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l’intervento del dottor Renzo Puccetti, specialista in medicina interna e Segretario del Comitato “Scienza & Vita” di Pisa-Livorno.

 

Nelle ultime settimane la città di Pisa è assurta a capitale della pillola del giorno dopo. Tutto è cominciato con un articolo di un quotidiano locale in cui una giornalista raccontava dei presunti disservizi nella prescrizione del farmaco che le avrebbero confidato alcune ragazze. Al di là delle polemiche particolari che hanno condotto comunque otto medici della locale postazione di continuità assistenziale a dovere subire una procedura di "contestazione di addebito" da parte dell’USL pisana, è qui interessante soffermarci, dopo gli aspetti del meccanismo di azione del farmaco esaminati nella rubrica di ZENIT su “I tentativi di abolizione dell’obiezione di coscienza”, sugli aspetti di efficacia del farmaco.

L’occasione propizia giunge da un convegno organizzato dall’associazione Scienza & Vita di Pisa e Livorno il 13 Maggio a Pisa nella sede dell’Ordine dei Medici, a cui hanno partecipato oltre cento medici affollando la sala convegni, fino a superarne la capienza (cfr. http://www.scienzaevita.info/public/site/news.asp?id=60). Il professor Blandizzi, docente di farmacologia all’Ateneo pisano, ha mostrato l’attuale incertezza circa il meccanismo d’azione del farmaco e come ancora, sebbene gli studi a breve termine mostrino una buona tollerabilità, niente possiamo dire ancora in merito al profilo di sicurezza nel lungo periodo, soprattutto per assunzioni ripetute, magari in tempi ristretti.

La dottoressa Maria Giovanna Salerno, nuovo primario dell’Unità Operativa di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale di Pisa, si è soffermata sulle differenze esistenti tra quella che è l’efficacia teorica del farmaco, soprattutto sulla base degli studi più datati, e la capacità del farmaco di evitare le gravidanze indesiderate nei contesti reali. Uno degli aspetti più rilevanti, ha spiegato la dottoressa Salerno, è l’assenza di uno studio clinico che abbia verificato l’efficacia del levonorgestrel (il principio attivo della pillola del giorno dopo) (LNG) mediante uno studio clinico in cui il confronto fosse fatto con una compressa costituita da placebo. Le attuali informazioni derivano da studi che hanno utilizzato come popolazione di confronto un gruppo di donne sane, senza alcun problema di infertilità, che nel periodo tra il 1982 e il 1985 cercavano una gravidanza. È evidente che si tratta di una metodica di studio che ha elevatissime probabilità di condurre a sovrastimare l’efficacia del farmaco.

Si deve considerare infatti che negli anni l’infertilità è notevolmente cresciuta tra la popolazione (il 30% delle coppie secondo le cifre fornite al recente convegno della Società Italiana di Urologia), inoltre è noto che tra le donne che richiedono la pillola del giorno dopo in un terzo dei casi non sono presenti spermatozoi in vagina, cioè la prescrizione del farmaco è completamente inutile per la mancanza del presupposto necessario al concepimento, il seme maschile.

Secondo i dati più recenti la probabilità che un singolo rapporto sessuale dia luogo ad una gravidanza indipendentemente dal momento del ciclo mestruale in cui è avvenuto è del 3,1% e la pillola del giorno dopo sarebbe in grado di ridurre tale probabilità in termini assoluti solamente del 2-3%. Nelle relazione che al convegno mi è stata affidata ho esaminato se l’idea che tra la popolazione femminile il ricorso all’aborto si riduca attraverso politiche di diffusione della pillola del giorno dopo. In particolare si tratta di stabilire se la vendita della pillola del giorno dopo come prodotto da banco in modo da evitare il problema dei medici obiettori (modalità di dispensazione del farmaco seguita in numerosi paesi e negli USA), o addirittura la strategia di rifornire le donne con scorte di pillole del giorno dopo da tenere in casa (in modo da evitare anche la necessità di recarsi in farmacia), abbiano dimostrato di ridurre le gravidanze indesiderate e gli aborti.

Si tratta di uno dei pilastri qualificanti le recenti linee guida che il passato ministro della salute Livia Turco si è vista bocciare per l’opposizione delle regioni Lombardia e Sicilia. Oggi possiamo affermare al di là di ogni ragionevole dubbio che la promozione di un più agile approvvigionamento della pillola del giorno dopo non riduce in alcun modo né le gravidanze indesiderate, né gli aborti. Lo attesta una mole di dati impressionante per vastità e coerenza di risultati. In Francia nell’anno 2005 sono state vendute oltre un milione di confezioni di pillola del giorno dopo, ma il numero di aborti nello stesso anno è risultato di oltre 206.000. Dati analoghi derivano da nazioni come il Regno Unito, la Svezia, la Norvegia. In Italia il numero di confezioni vendute è andato crescendo continuamente fino a raggiungere quota 370.000, ma il tasso di abortività tra le donne con meno di 20 anni, la fascia di età in cui si registra il maggior consumo del farmaco, è andato progressivamente aumentando.

Numerosi i fattori che possono spiegare il fenomeno, tra questi un insufficiente utilizzo (ma difficile pensare a pratiche di approvvigionamento più efficaci della distribuzione di scorte del farmaco), l’efficacia inferiore a quanto ipotizzato, l’utilizzo del farmaco soprattutto da parte delle donne a minore rischio di abortività. Nel corso della relazione ho illustrato alcuni dati che possano mostrare come per capire i comportamenti umani uno degli errori che gli scienziati dovrebbero sempre ricordare e cercare di evitare è il riduzionismo biologico che vede nell’uomo qualcosa di fondamentale non dissimile da una cavia un po’ più grossa e glabra. L’uomo è dotato di ragione e di volontà, qualità che mancano agli animali. Se ne dovrebbe sempre tenere conto nei modelli in cui con disarmante leggerezza si crede di risolvere tutti i problemi con una pillolina.

Dal momento che il farmaco necessita nel nostro paese della ricetta medica, è logico che il medico abbia il diritto-dovere di prescriverlo solamente quando ciò sia il risultato di un convincimento clinico di appropriatezza, è una delle considerazioni svolte dall’avvocato Giuseppe Mazzotta, giurista del centro interdipartimentale di bioetica dell’Università di Pisa: «Che cosa differenzia un farmaco cosiddetto da banco rispetto ad uno per il quale è prevista la prescrizione? – si è chiesto – La condivisione del rischio, secondo l’espressione utilizzata dal Comitato nazionale di bioetica nel documento del 18 giugno 2004 in tema di principio di precauzione. Lo stato che autorizza la commercializzazione del farmaco richiede l’intermediazione del medico perché, in base al proprio sistema di valori giuridicamente tutelati, non è disposto ad assumersi integralmente il rischio degli effetti derivanti dall’uso del farmaco stesso, se non a seguito di un esame caso per caso e paziente per paziente».

La clausola di coscienza, ha spiegato l’avvocato Mazzotta, non può essere ridotta alle sole circostanze previste nella legge 194. I relatori e i vari interventi dalla platea dei medici hanno registrato l’unanimità nel rifiutare i tentativi di assimilare il medico ad un mero juke-box che prescrive a comando, come purtroppo alcuni “delira menti” sembrerebbero prospettare. Proprio per definire i reali doveri del medico all’interno della relazione medico-paziente, al termine del convegno è stato divulgato un documento congiunto di Scienza & Vita di Pisa e Livorno e dell’Associazione di operatori sanitari medicina & Persona (cfr. http://www.scienzaevita.info/public/site/downloads.asp?id=100).

Inoltre, quale contributo affinché le competenti autorità sanitarie possano con maggiore agio svolgere la loro funzione di assicurare i servizi programmati, ma senza ledere la coscienza dei medici che non intendono mettere in atto azioni potenzialmente lesive del concepito, Scienza & Vita di Pisa e Livorno ha messo a punto un modello di dichiarazione di obiezione di coscienza omnicomprensivo scaricabile (cfr. http://www.scienzaevita.info/public/site/downloads.asp?id=99).