Il trasporto marittimo concorra alla tutela ambientale. Tutelare le navi UE dai pirati nelle

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Il Parlamento chiede d’inserire il trasporto marittimo nel sistema di scambio di quote di emissione e misure fiscali e diritti portuali calcolati in base alle emissioni. Sollecita poi una direttiva sulla qualità dei carburanti ed esenzioni fiscali per l’elettricità terrestre usata dalle navi. Auspica inoltre una sana gestione delle coste, una maggior cooperazione tra le guardie costiere UE e la possibilità per le navi militari europee di proteggere le imbarcazioni UE dagli attacchi dei pirati.    

I mari e gli oceani costituiscono fattori economici ed ecologici essenziali per l’Unione europea che dispone, grazie alle sue regioni costiere e ultraperiferiche, di 320.000 km di coste, sulle quali vive un terzo della popolazione europea. Le industrie e i servizi marittimi contribuiscono, inoltre, insieme alle regioni costiere, al 40% del PNL dell’UE. In occasione della prima "Giornata europea dei mari", il Parlamento sottolinea che l’eccezionale dimensione marittima dell’UE offre «opportunità uniche» in materia di innovazione, di ricerca e di ambiente, nonché di biodiversità di cui occorre tener conto nel quadro di una politica marittima integrata. Riconosce quindi l’opportunità di istituire centri di eccellenza e raccomanda di fornire incentivi e sostegno ai centri universitari di ricerca già esistenti nelle zone costiere. 

Approvando con 587 voti favorevoli, 20 contrari e 58 astensioni la relazione di Wilhelm PIECYK (PSE, DE), il Parlamento accoglie con favore le comunicazioni della Commissione e il piano d’azione sulla politica marittima, tuttavia sostiene che quest’ultimo, in generale, non contiene un numero sufficiente di misure concrete. Esorta quindi la Commissione ad utilizzare in modo «più ambizioso», in futuro, gli strumenti disponibili. Il piano d’azione, infatti, affronta le sfide del cambiamento climatico solo in modo non vincolante. 

I deputati ribadiscono che, a loro parere, uno dei compiti della politica marittima europea consiste nella preparazione e nell’adeguamento alle conseguenze del cambiamento climatico, nonché nella definizione urgente delle misure di adeguamento necessarie, specie in considerazione dello scioglimento dei ghiacciai e del conseguente innalzamento del livello dei mari. Ritenendo che questi fenomeni siano causa di danni irreparabili alla vita umana, animale e vegetale, chiedono alla comunità scientifica di esplorare le possibilità di protezione delle calotte polari. 

Una politica marittima più ecologica 

Il Parlamento chiede nuovamente che la politica marittima fornisca un contributo importante alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra attraverso, ad esempio, l’introduzione del trasporto marittimo nello scambio di quote di emissioni e il rafforzamento degli sforzi di ricerca nell’utilizzo dei mari come fonte di energia rinnovabile e nello sviluppo di tecnologie di propulsione navale nuove e più pulite.

Invita inoltre energicamente la Commissione a dar prova di «maggiore ambizione» nella lotta alle emissioni di ossidi di zolfo e di azoto e ai rifiuti solidi prodotti dalle navi.  Più in particolare, chiede la fissazione di norme sulle emissioni di ossidi di azoto delle navi che attraccano nei porti dell’UE e di designare il Mar Mediterraneo, il Mar Nero e l’Atlantico nord-orientale come aree di controllo delle emissioni di zolfo (SECA), conformemente alla Convenzione MARPOL, nonché di ridurre da 1,5 a 0,5% il tenore massimo di zolfo consentito nei carburanti utilizzati dalle navi passeggere nelle aree SECA.  

I deputati suggeriscono poi l’introduzione di misure fiscali, come tasse o diritti sulle emissioni di biossido di zolfo e di ossidi di azoto delle navi e l’individuazione dei mezzi necessari per imporre tali misure e diritti a tutte le imbarcazioni che attraccano nei porti comunitari o che navigano nelle acque degli Stati membri dell’UE, a prescindere dalla bandiera. Dovrebbe inoltre essere promossa l’introduzione di diritti differenziati per i porti e le vie navigabili, che favoriscano le navi con basse emissioni di biossido di zolfo e ossidi di azoto e la progressiva introduzione dell’obbligo, per le navi ormeggiate in porto, di utilizzare elettricità erogata dalle reti elettriche terrestri.  

I deputati chiedono poi una direttiva UE sulla qualità dei combustibili per uso marittimo. Sollecitano inoltre una ristrutturazione del quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità per obbligare gli Stati membri che si avvalgono della possibilità di esentare dalla tassazione il carburante per la navigazione a esentare, nella stessa misura, l’elettricità proveniente dalle reti elettriche terrestri. Un pari trattamento, ai fini fiscali, dell’elettricità e dei carburanti per la navigazione, per i deputati, rappresenterebbe un forte incentivo per porti e armatori a contribuire a ridurre l’inquinamento atmosferico nelle città portuali, investendo nella fornitura di elettricità alle navi in approdo.  

Una percentuale significativa dell’inquinamento complessivo dei mari deriva dalla terraferma e molte città e regioni portuali soffrono di inquinamento atmosferico. Il Parlamento richiama quindi l’attenzione sul fatto che la realizzazione di una politica marittima integrata presuppone l’inclusione di attività connesse con la terraferma, come l’agricoltura, la gestione delle acque reflue, i trasporti e la produzione di energia. Ritiene infatti che una sana gestione dei mari richieda una sana gestione delle aree costiere e che i progetti edilizi lungo le coste dell’UE debbano pertanto sempre tener conto delle conseguenze del cambiamento climatico e dei fenomeni che ne derivano, quali l’innalzamento del livello dei mari, l’erosione delle spiagge e la maggiore frequenza e violenza delle tempeste. Sollecita poi gli Stati membri a recepire, senza indugio, la direttiva quadro sulle acque. 

Mari più sicuri: proteggere le navi europee dai pirati nelle acque internazionali 

I deputati si compiacciono dell’intenzione della Commissione di migliorare il coordinamento fra le agenzie europee che si occupano di sorveglianza marittima ponendo l’accento, soprattutto, sulla prevenzione delle attività illegali, come il traffico di esseri umani e di stupefacenti, l’immigrazione clandestina e le minacce terroristiche, con particolare attenzione per le acque internazionali. Valutano, quindi, positivamente la creazione di una rete europea di sorveglianza marittima e chiedono una maggior cooperazione tra le guardie costiere degli Stati membri. 

Accogliendo un emendamento sostenuto da PPE/DE, PSE e ALDE, l’Aula esorta vivamente la Commissione e gli Stati membri ad appoggiare attivamente, nell’ambito delle Nazioni Unite e dell’IMO, l’iniziativa di estendere il diritto di inseguimento per via marittima o aerea alle acque territoriali degli Stati costieri, previo consenso degli Stati interessati, e di sviluppare un meccanismo di reciproca assistenza contro i casi di pirateria marittima. Osserva infatti che nell’ultimo anno sono aumentati di numero e di frequenza «gli attacchi criminali ai danni di pescherecci e di navi mercantili e passeggeri comunitari nelle acque internazionali al largo delle coste africane». Chiede inoltre l’istituzione di un sistema comunitario per il coordinamento e l’assistenza reciproca che permetta alle navi militari battenti bandiera di uno Stato membro e di stanza nelle acque internazionali di proteggere i pescherecci e le navi mercantili di altri Stati membri il più rapidamente possibile.  

Verso una politica della pesca più sostenibile 

L’obiettivo essenziale della politica marittima integrata dell’UE nel campo della pesca dovrebbe essere quello di promuovere la modernizzazione e lo sviluppo sostenibile, equilibrato ed equo, del settore in tutta l’UE. Dovrebbe assicurare la sostenibilità delle risorse e garantire la sicurezza alimentare e l’approvvigionamento ittico della popolazione, nonché la salvaguardia dei posti di lavoro e il miglioramento delle condizioni di vita dei pescatori. Tuttavia, i deputati ritengono che finora la politica comune della pesca (PCP) non abbia contribuito adeguatamente né alla sostenibilità delle risorse marine né alla continuità economica della flotta da pesca europea e delle comunità costiere dell’UE. 

Il Parlamento sostiene che la creazione di "posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità" legati al mare e, in particolare, nel settore della pesca, dipenda anche dalla garanzia di un reddito giusto e adeguato e da condizioni di lavoro dignitose (compresa la salute e la sicurezza), nonché dall’accesso alla formazione per gli addetti del settore. Per questo sollecita il mutuo riconoscimento, da parte degli Stati membri, dei diplomi di insegnamento professionale medio di capitano e macchinista di pescherecci. Ribadisce poi la necessità di creare meccanismi di sovvenzione o compensazione per i pescatori colpiti dalle ripercussioni socioeconomiche delle misure di recupero degli stock ittici o di protezione degli ecosistemi. 

I deputati chiedono poi di rimuovere i rifiuti bellici risalenti alle passate guerre che sono stati scaricati nel Mare del Nord e nel Mar Baltico ed esortano la Commissione ad assistere gli Stati membri nel varo di un piano di inventariazione e mappatura di relitti navali e siti archeologici sommersi – in quanto parte del patrimonio storico e culturale della Comunità – contribuendo a prevenire la depredazione di cui sono oggetto e consentendone l’adeguata conservazione. 

La "Giornata europea dei mari" 

Il Parlamento, infine, sostiene la proposta di istituire una "Giornata europea dei mari" da celebrare il 20 maggio di ogni anno. E’ infatti del parere che tale giornata dovrebbe servire a sottolineare l’importanza della politica marittima al di fuori dei circoli specialistici, coinvolgendo comuni cittadini, scuole, università e organizzazioni non governative. Rammenta poi alla Commissione la sua proposta di assegnare un premio alle regioni marittime esemplari allo scopo di promuovere le migliori prassi.