Birmania: il regime aiuti la popolazione o sia processato per crimini contro l’umanità

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Il Parlamento condanna la risposta inaccetabilmente lenta del regime birmano al ciclone Nargis e ritiene che, se questo continua a impedire gli aiuti, dovrà essere processato dal tribunale internazionale per crimini contro l’umanità.

Strasburgo, 22 maggio 2008

Rivolge quindi un appello affinché gli aiuti internazionali possano giungere alle popolazioni colpite e chiede di valutare la possibilità di farlo anche senza il permesso della Birmania. Il Parlamento respinge inoltre il risultato del referendum costituzionale. 

Approvando con 524 voti favorevoli, 3 contrari e 13 astensioni una risoluzione sostenuta da tutti gruppi (eccetto l’IND/DEM), il Parlamento condanna fermamente la risposta «inaccettabilmente lenta» data alla grave crisi umanitaria causata dal ciclone Nargis dalle autorità birmane, «le quali attribuiscono un’importanza maggiore al proprio potere che alla sopravvivenza dei cittadini». Ritiene inoltre che, se le autorità birmane continuano ad impedire che gli aiuti raggiungano quanti sono in pericolo, «devono essere ritenute responsabili di crimini contro l’umanità dinanzi al TPI». 

Esprimendo la solidarietà e le condoglianze alla popolazione colpita, il Parlamento rivolge quindi un fervente appello al governo birmano, affinché dia la precedenza alla vita dei cittadini. Deve quindi consentire che le operazioni di aiuto umanitario internazionale raggiungano le aree colpite dal ciclone, rilasciare immediatamente i visti ai cooperatori, consentire alle agenzie dell’ONU e umanitarie internazionali di distribuire gli aiuti direttamente a quanti ne hanno bisogno e permettere ai paesi vicini di consegnare gli aiuti per via aerea e marittima alle vittime non facilmente raggiungibili in altro modo. I deputati deplorano inoltre «le priorità deformate» del regime, «che attribuisce la precedenza al cosiddetto referendum sulla costituzione fittizia» di cui respingono «i risultati evidenti». 

Per il Parlamento il disastro naturale si è trasformato «in una catastrofe causata dall’uomo». Ribadisce poi che i diritti umani dei cittadini di quel paese «non possono essere calpestati» e invita il Consiglio ad esaminare la possibilità di autorizzare l’invio di aiuti alla Birmania, «anche senza l’autorizzazione della giunta militare». Allo stesso tempo si compiace dell’accordo che affida all’ASEAN il compito di coordinare gli sforzi internazionali per far fronte alla crisi, nonché della decisione di organizzare una conferenza internazionale dei donatori, in cooperazione con l’ONU, a Rangoon, il 25 maggio. A tal riguardo chiede che sia urgentemente costituito un fondo speciale, sotto l’egida dell’ONU, per agevolare un’efficace distribuzione degli aiuti nel paese. Esorta poi i governi di Cina ed India ad utilizzare la propria influenza presso le autorità birmane, affinché il paese consenta l’accesso immediato di tutti gli aiuti umanitari possibili. 

Il Parlamento, infine, manifesta il proprio sostegno agli sforzi compiuti dall’UE, dall’ONU, da singoli paesi e da altre organizzazioni internazionali e non governative per ottenere l’accesso degli operatori umanitari e sottolinea che senza la piena cooperazione delle autorità birmane, «esiste una reale minaccia che la tragedia assuma dimensioni ancora più vaste». Auspica inoltre fermamente che l’imminente missione del Segretario generale dell’ONU, Ban-Ki-moon, sia coronata da successo e lo esorta a far uso di tutta la sua influenza presso le autorità birmane, affinché aprano immediatamente il paese a tutti gli aiuti umanitari possibili.