Gli 007 americani hanno ucciso il Duce?

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Pochi giorni fa ho letto una segnalazione che non conoscevo. Si riferisce ad un trafiletto, comparso sul Corriere della Sera (25 Ottobre, 1997), intitolato: “Mussolini ucciso dagli 007 americani”. Il nosto approfondimento

Ecco quello che c’è scritto: “Dietro l’esecuzione di Benito Mussolini spunta il segreto militare americano. A ordinare di aprire il fuoco sarebbe stato James Jesus Angleton, figlio del futuro capo dell’Office Strategic Service. Il Duce, secondo quanto ha affermato lo storico Antonio Pantano alla Komazawa University di Tokio, sarebbe stato ucciso poche ore dopo l’arresto a Dongo, nella notte tra il 27 e il 28 aprile 1945”.

Il professor A. Pantano è presidente dell’Istituto di Studi Poundiani (la sede è in provincia di Roma) e consigliere dell’Accademia Angelica Costantiniana di Lettere, Scienze ed Arti (una istituzione culturale a carattere internazionale). E’ in stretto contatto con la figlia di E. Pound, principessa Mary de Rachelwitz (Ezra Pound. Antonio Pantano. digilander.libero,it). J. J. Angleton, dopo la guerra, ha fatto arrestare ed internare in un manicomio criminale di Washington (St. Elizabet’s Hospital) il filosofo fascista Ezra L. Pound con cui avev

Ecco quello che c’è scritto: “Dietro l’esecuzione di Benito Mussolini spunta il segreto militare americano. A ordinare di aprire il fuoco sarebbe stato James Jesus Angleton, figlio del futuro capo dell’Office Strategic Service. Il Duce, secondo quanto ha affermato lo storico Antonio Pantano alla Komazawa University di Tokio, sarebbe stato ucciso poche ore dopo l’arresto a Dongo, nella notte tra il 27 e il 28 aprile 1945”.

Il professor A. Pantano è presidente dell’Istituto di Studi Poundiani (la sede è in provincia di Roma) e consigliere dell’Accademia Angelica Costantiniana di Lettere, Scienze ed Arti (una istituzione culturale a carattere internazionale). E’ in stretto contatto con la figlia di E. Pound, principessa Mary de Rachelwitz (Ezra Pound. Antonio Pantano. digilander.libero,it). J. J. Angleton, dopo la guerra, ha fatto arrestare ed internare in un manicomio criminale di Washington (St. Elizabet’s Hospital) il filosofo fascista Ezra L. Pound con cui aveva intrattenuto rapporti anteriori all’arresto. In un primo tempo, il Pound doveva essere giustiziato perchè incolpato di collaborazionismo con i fascisti. Il ricovero in un Istituto psichiatrico gli ha evitato la pena di morte (Ezra Loomis Pound. xoomer.alice.it). Detto per inciso, alla divisione neuropsichiatrica dell’Ospedale St. Elizabeth’s di Washington DC, diretta dal professor Winfred Overholser, sono arrivati i frammenti della biopsia cerebrale mussoliniana ottenuta durante l’autopsia effettuata a Milano, il 30 aprile del 1945, dal dottor Caio M. Cattabeni, un medico dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università ambrosiana. (A. Bertotto. La morte di Benito Mussolini. Una storia da riscrivere. In corso di stampa). Una “strana” coincidenza.Ho parlato personalmente con il gentilissimo il professor A. Pantano il quale mi ha detto che la missione omicida dei killers USA sarebbe stata organizzata da Angleton dietro input del pro-segretario di Stato vaticano monsignor Maria Montini “assecondato dal suo fido Togliatti”, un uomo, a detta del Pantano, tutt’altro che “agente” di Stalin. Della iniziativa ne era al corrente anche l’agente OSS Peter Tomkins autore del famoso libro “Dalle carte segrete del Duce” (Il Saggiatore, 2004). il Tompkins è stato il più accanito sostenitore di Bruno Giovanni Lonati, il sedicente fucilatore di Mussolini che ha agito in combutta con un fantomatico capitano John (Maccarone/i) alle dirette dipendenze del generale inglese Harold Alexander (G. L. Lonati. Quel 28 aprile. Mussolini e Claretta: la verità. Mursia, 1994). Il Lonati/Maccarone/i sarebbero stati “tirati fuori” dal Tompkins per occultare ben altre verità. Avrebbero fatto cioè da paravento, coprendo le dirette responsabilità degli americani. Gli interessi di quest’ultimi erano quelli di recuperare le carte segrete di Mussolini. Il Duce non solo era in possesso di documenti scottanti per gli inglesi (Winston Churchill), ma anche di incartamenti, ben più compromettenti, che coinvolgevano direttamente la Casa Bianca ed il suo inquilino Franklin D. Roosevelt.Il Giovanissimo (27 anni) J. J. Angleton è stato il capo del controspionaggio americano a Roma dal 1944 al 1947 (www.bibliotecapleyades.net). Sul sito montagna-longa.noblogs.org possiamo leggere: “Al centro delle manovre occulte c’è lui, James Jesus Angleton, super-spia, prima a Roma e poi a Washington, dall’eloquente nome in codice: Artefice. E’ stato chiamato in mille modi: “Cold warrior”, combattente della guerra fredda. Il super-falco. Anche “no Knock”, colui che non bussa alla Casa Bianca perché autorizzato a incontrare il presidente degli Stati Uniti a qualunque ora. Oppure “the ghost”, il fantasma, perché c’è anche quando non c’è”. Ma l’appellativo assegnatogli dal libro di Casarrubea e Cereghino, “Tango connection” (Bompiani, 2007), non s’era mai sentito prima d’ora: “Mente eversiva numero 1 nell’Italia degli anni 1944-1947”. “Il nostro appellativo deriva dallo studio di migliaia di documenti degli archivi dell’intelligence di Washington e Londra, Roma e Lubiana”, dicono gli autori del libro. Angleton ha appena 27 anni quando assume l’incarico di capo dell’X-2, l’ufficio in Italia per il controspionaggio dell’Oss. E’ lui, l’Artefice, che mira a fare della giovane repubblica italiana, nel 1947, e in accordo con la dottrina Truman che scatena la guerra fredda tra Usa e Urss, una “democrazia autoritaria” con il Pci fuorilegge. E’ lui a dirigere a Roma, a metà 1945, l’Oso, l’Office of Special Operations, una struttura più segreta del suo X-2 (tuttora i paragrafi che riguardano l’Oso sull’Italia di quegli anni, nel Nara, l’archivio statunitense al College Park, Maryland, sono oscurati perché coperti dal segreto di Stato). E’ sempre lui, Angleton, l’Artefice del salvataggio di Borghese (Milano, 10 maggio 1945). Traveste Borghese da ufficiale americano e, a bordo di una jeep su cui sale anche Federico Amato (capo dell’Ufficio affari riservati del ministro dell’Interno dall’estate 1944, diventerà più popolare in seguito some esperto gastronomo dell’Espresso), lo porta a Roma per poi coinvolgere il “principe nero” e i suoi militi nella guerra contro le sinistre di Togliatti e Nenni”.

 Sul Corriere di Como on line (11 Aprile, 2008) si legge (www.claretta.org): “Nella sede della CIA di Langley, in Virginia (USA), sarebbe conservato e tuttora archiviato come top secret un filmato di tre minuti sui fatti di Giulino di Mezzegra (morte di Mussolini e di Claretta Petacci, ndr). Si tratterebbe di un documento ripreso da un videoamatore e subito fatto sparire. L’avvocato Randazzo (il legale del nipote del Duce Guido Mussolini, ndr), nell’autunno scorso, parlò anche di un aggancio diretto con alcune fonti americane per recuperare il filmato. Uno scenario che finora non si è tradotto in pratica”.

A proposito del filmato secretato negli USA G. Mussolini ha affermato: “In realtà ci proposero di acquistarlo (25.000 Euro, sic! ndr). Dissero che era custodito in un archivio privato americano (? ndr). I soldati USA, durante la guerra, riprendevano tutto e non è escluso che possono averlo fatto anche con mio nonno. Peccato che, poi, le stesse persone che ce lo avevano proposto ammisero di non essere più in grado di reperirlo” (S. Ferrari. E’ in una lettera di Togliatti il mistero di Mussolini. www.laprovinciadicomo.it). Il video sulla morte di Mussolini sarebbe stato girato da un giovane cineoperatore assoldato dal CNL. Oltre al momento dell’esecuzione, il cineasta avrebbe anche immortalato altre situazioni che si erano realizzate durante la prigionia di Mussolini iniziata a Dongo il pomeriggio del 27 aprile 1945. Il microfilm sarebbe stato prontamente sequestrato dagli americani che ne volevano impedire ogni tipo di diffusione. Il videoamatore partigiano è stato tuttavia bravo: è riuscito ad ottenere un duplicato della pellicola originale (non si sa quando ha trovato il tempo di farlo). Sarebbe questa la copia conservata negli archivi USA (M. Acqua Simi. Parte l’inchiesta sulla morte di Mussolini. Libero, 9 Settembre, 2006). Si deve fare a questo punto una considerazione: molte persone (almeno un centinaio) hanno assistito al travaglio mussoliniano che ha avuto inizio dopo il suo arresto. Mai nessuno si è premurato di dire che un individuo con la cinepresa si era pigliata la briga di filmare questa o quella sequenza degli avvenimenti in corso. In altre parole un documentarista non poteva passare inosservato.

Dopo aver abbandonato l’idea di portare gli illustri prigionieri nella villa dell’industriale caseario Remo Cademartori (Blevio), la decisione (autonoma o concordata precedentemente con i vertici del CVL milanese?) di trasferire Mussolini e Claretta Petacci a Bonzanigo in casa dei De Maria è stata presa a Moltrasio (ore 3 del 28 Aprile 1945) dai capi partigiani della 52° Brigata Garibaldi Pier Luigi Bellini delle Stelle (Pedro), Luigi Canali (capitano Neri) e Michele Moretti (Pietro Gatti). Chi di loro ha successivamente accompagnato gli 007 americani al casale dei De Maria per consentirgli di uccidere, prima dell’alba, il Duce e la sua giovane amante? Se non erano accompagnati da un garante come mai non si è verificato un conflitto a fuoco tra loro ed i custodi rimasti all’interno del rustico per sorvegliare i reclusi (Lino Frangi, Lino e Gugliemo Cantoni, Sandrino)? Lino e Sandrino avevano l’ordine perentorio di sparare su chiunque si fosse avvicinato al nascondiglio senza essere scortato da un superiore della 52° Brigata di loro conoscenza (A. Zanella. L’ora di Dongo. Rusconi, 1993).

 Maurizio Barozzi ha asserito che Pedro ed il suo degno compare Urbano Lazzaro (Bill) hanno ricevuto in dono dagli americani preziosi orologi in oro. Per quali servigi prestati? (M. Di Belmonte. Sull’assassinio di Benito Mussolini. Libro telematico, 2008. fncrsi.altervista.org). Una fotografia scattata tra il 28 ed il 30 aprile 1945 al bivio di Azzano li ritrae, dritti ed impettiti, in compagnia di un personaggio non identificato: il guidatore di un veicolo che era sicuramente una US Army Staff Car (E. Lucini. Riviera, Svizzera, comunicazione personale). Essendo filomonarchici e badogliani, Pedro e Bill erano sicuramente vicino agli ambienti dell’OSS (Office of Strategic Service) americana che in quei giorni aveva mandato sul lago una serie di missioni con il compito di raggiungere il Duce fuggiasco (F. Bandini. Le ultime 95 ore di Mussolini. Mondadori, 1968). Essendo buio pesto i presunti killers USA di J. J. Angleton dovevano essere seguiti da un cineoperatore con gruppi elettrogeni a batteria per illuminare la scena. Durante la guerra le cineprese portatili non avevano le torce automatiche e gli obiettivi ad alta definizione di cui sono equipaggiate quelle moderne. Se la luce era scarsa la pellicola non veniva impressionata. E’, tuttavia, impensabile che gli aguzzini yankee fossero stati coadiuvati nella loro missione omicida da un tecnico delle luci provvisto di riflettori alimentati da una fonte di corrente portatile. C’è anche chi ha sostenuto che in casa De Maria non c’era nemmeno l’elettricità e quindi un’illuminazione sufficiente per far luce durante le ore notturne (A. Bertotto. Il filmato sulla morte di Mussolini: uno spettacolo per gli amanti del cinema underground. La Voce d’Italia, giornale on line reperibile per via telematica). I coniugi Carpani hanno visitato casa De Maria alle 18 del 28 aprile 1945, ma non hanno notato i segni della avvenuta mattanza notturna. Anzi! (G. Perretta. Dongo. La verità. Actact, 1997).

Il mio ragionamento solleva degli interrogativi circa presunte connivenze tra partigiani ed alleati a cui non si può ancora dare una risposta esauriente. Si può solo speculare artificiosamente, ma non dedurre con una logica conseguenziale. Ipotizzare si, documentare con prove alla mano no. Il che è tutto dire. Pochi giorni fa ho saputo che i legali di G. Mussolini sono in procinto di recarsi negli Stati Uniti per acquisire il filmato conservato in america (F. Giannini, comunicazione personale). Speriamo che questa sia la volta buona. Sono ormai 20 mesi che ci illudono con il ventilato microfilm che dovrebbe mettere la parola fine su come si sono svolti effettivamente i fatti in quel di Giulino di Mezzegra (provincia di Como) il 28 aprile 1945, il giorno in cui sono stati barbaramente uccisi Mussolini e la Petacci. Visto come stanno le cose (gli interrogativi invece di diminuire si moltiplicano), è più che mai giusto domandarsi: da chi? Ciò a maggior ragione visto che G. Mussolini ed il suo collegio forense dicono che i killers nottambuli erano inglesi e non americani!!! a intrattenuto rapporti anteriori all’arresto. In un primo tempo, il Pound doveva essere giustiziato perchè incolpato di collaborazionismo con i fascisti. Il ricovero in un Istituto psichiatrico gli ha evitato la pena di morte (Ezra Loomis Pound. xoomer.alice.it). Detto per inciso, alla divisione neuropsichiatrica dell’Ospedale St. Elizabeth’s di Washington DC, diretta dal professor Winfred Overholser, sono arrivati i frammenti della biopsia cerebrale mussoliniana ottenuta durante l’autopsia effettuata a Milano, il 30 aprile del 1945, dal dottor Caio M. Cattabeni, un medico dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università ambrosiana. (A. Bertotto. La morte di Benito Mussolini. Una storia da riscrivere. In corso di stampa). Una “strana” coincidenza.Ho parlato personalmente con il gentilissimo il professor A. Pantano il quale mi ha detto che la missione omicida dei killers USA sarebbe stata organizzata da Angleton dietro input del pro-segretario di Stato vaticano monsignor Maria Montini “assecondato dal suo fido Togliatti”, un uomo, a detta del Pantano, tutt’altro che “agente” di Stalin. Della iniziativa ne era al corrente anche l’agente OSS Peter Tomkins autore del famoso libro “Dalle carte segrete del Duce” (Il Saggiatore, 2004). il Tompkins è stato il più accanito sostenitore di Bruno Giovanni Lonati, il sedicente fucilatore di Mussolini che ha agito in combutta con un fantomatico capitano John (Maccarone/i) alle dirette dipendenze del generale inglese Harold Alexander (G. L. Lonati. Quel 28 aprile. Mussolini e Claretta: la verità. Mursia, 1994). Il Lonati/Maccarone/i sarebbero stati “tirati fuori” dal Tompkins per occultare ben altre verità. Avrebbero fatto cioè da paravento, coprendo le dirette responsabilità degli americani. Gli interessi di quest’ultimi erano quelli di recuperare le carte segrete di Mussolini. Il Duce non solo era in possesso di documenti scottanti per gli inglesi (Winston Churchill), ma anche di incartamenti, ben più compromettenti, che coinvolgevano direttamente la Casa Bianca ed il suo inquilino Franklin D. Roosevelt.Il Giovanissimo (27 anni) J. J. Angleton è stato il capo del controspionaggio americano a Roma dal 1944 al 1947 (www.bibliotecapleyades.net). Sul sito montagna-longa.noblogs.org possiamo leggere: “Al centro delle manovre occulte c’è lui, James Jesus Angleton, super-spia, prima a Roma e poi a Washington, dall’eloquente nome in codice: Artefice. E’ stato chiamato in mille modi: “Cold warrior”, combattente della guerra fredda. Il super-falco. Anche “no Knock”, colui che non bussa alla Casa Bianca perché autorizzato a incontrare il presidente degli Stati Uniti a qualunque ora. Oppure “the ghost”, il fantasma, perché c’è anche quando non c’è”. Ma l’appellativo assegnatogli dal libro di Casarrubea e Cereghino, “Tango connection” (Bompiani, 2007), non s’era mai sentito prima d’ora: “Mente eversiva numero 1 nell’Italia degli anni 1944-1947”. “Il nostro appellativo deriva dallo studio di migliaia di documenti degli archivi dell’intelligence di Washington e Londra, Roma e Lubiana”, dicono gli autori del libro. Angleton ha appena 27 anni quando assume l’incarico di capo dell’X-2, l’ufficio in Italia per il controspionaggio dell’Oss. E’ lui, l’Artefice, che mira a fare della giovane repubblica italiana, nel 1947, e in accordo con la dottrina Truman che scatena la guerra fredda tra Usa e Urss, una “democrazia autoritaria” con il Pci fuorilegge. E’ lui a dirigere a Roma, a metà 1945, l’Oso, l’Office of Special Operations, una struttura più segreta del suo X-2 (tuttora i paragrafi che riguardano l’Oso sull’Italia di quegli anni, nel Nara, l’archivio statunitense al College Park, Maryland, sono oscurati perché coperti dal segreto di Stato). E’ sempre lui, Angleton, l’Artefice del salvataggio di Borghese (Milano, 10 maggio 1945). Traveste Borghese da ufficiale americano e, a bordo di una jeep su cui sale anche Federico Amato (capo dell’Ufficio affari riservati del ministro dell’Interno dall’estate 1944, diventerà più popolare in seguito some esperto gastronomo dell’Espresso), lo porta a Roma per poi coinvolgere il “principe nero” e i suoi militi nella guerra contro le sinistre di Togliatti e Nenni”.

 Sul Corriere di Como on line (11 Aprile, 2008) si legge (www.claretta.org): “Nella sede della CIA di Langley, in Virginia (USA), sarebbe conservato e tuttora archiviato come top secret un filmato di tre minuti sui fatti di Giulino di Mezzegra (morte di Mussolini e di Claretta Petacci, ndr). Si tratterebbe di un documento ripreso da un videoamatore e subito fatto sparire. L’avvocato Randazzo (il legale del nipote del Duce Guido Mussolini, ndr), nell’autunno scorso, parlò anche di un aggancio diretto con alcune fonti americane per recuperare il filmato. Uno scenario che finora non si è tradotto in pratica”.

A proposito del filmato secretato negli USA G. Mussolini ha affermato: “In realtà ci proposero di acquistarlo (25.000 Euro, sic! ndr). Dissero che era custodito in un archivio privato americano (? ndr). I soldati USA, durante la guerra, riprendevano tutto e non è escluso che possono averlo fatto anche con mio nonno. Peccato che, poi, le stesse persone che ce lo avevano proposto ammisero di non essere più in grado di reperirlo” (S. Ferrari. E’ in una lettera di Togliatti il mistero di Mussolini. www.laprovinciadicomo.it). Il video sulla morte di Mussolini sarebbe stato girato da un giovane cineoperatore assoldato dal CNL. Oltre al momento dell’esecuzione, il cineasta avrebbe anche immortalato altre situazioni che si erano realizzate durante la prigionia di Mussolini iniziata a Dongo il pomeriggio del 27 aprile 1945. Il microfilm sarebbe stato prontamente sequestrato dagli americani che ne volevano impedire ogni tipo di diffusione. Il videoamatore partigiano è stato tuttavia bravo: è riuscito ad ottenere un duplicato della pellicola originale (non si sa quando ha trovato il tempo di farlo). Sarebbe questa la copia conservata negli archivi USA (M. Acqua Simi. Parte l’inchiesta sulla morte di Mussolini. Libero, 9 Settembre, 2006). Si deve fare a questo punto una considerazione: molte persone (almeno un centinaio) hanno assistito al travaglio mussoliniano che ha avuto inizio dopo il suo arresto. Mai nessuno si è premurato di dire che un individuo con la cinepresa si era pigliata la briga di filmare questa o quella sequenza degli avvenimenti in corso. In altre parole un documentarista non poteva passare inosservato.

Dopo aver abbandonato l’idea di portare gli illustri prigionieri nella villa dell’industriale caseario Remo Cademartori (Blevio), la decisione (autonoma o concordata precedentemente con i vertici del CVL milanese?) di trasferire Mussolini e Claretta Petacci a Bonzanigo in casa dei De Maria è stata presa a Moltrasio (ore 3 del 28 Aprile 1945) dai capi partigiani della 52° Brigata Garibaldi Pier Luigi Bellini delle Stelle (Pedro), Luigi Canali (capitano Neri) e Michele Moretti (Pietro Gatti). Chi di loro ha successivamente accompagnato gli 007 americani al casale dei De Maria per consentirgli di uccidere, prima dell’alba, il Duce e la sua giovane amante? Se non erano accompagnati da un garante come mai non si è verificato un conflitto a fuoco tra loro ed i custodi rimasti all’interno del rustico per sorvegliare i reclusi (Lino Frangi, Lino e Gugliemo Cantoni, Sandrino)? Lino e Sandrino avevano l’ordine perentorio di sparare su chiunque si fosse avvicinato al nascondiglio senza essere scortato da un superiore della 52° Brigata di loro conoscenza (A. Zanella. L’ora di Dongo. Rusconi, 1993).

 Maurizio Barozzi ha asserito che Pedro ed il suo degno compare Urbano Lazzaro (Bill) hanno ricevuto in dono dagli americani preziosi orologi in oro. Per quali servigi prestati? (M. Di Belmonte. Sull’assassinio di Benito Mussolini. Libro telematico, 2008. fncrsi.altervista.org). Una fotografia scattata tra il 28 ed il 30 aprile 1945 al bivio di Azzano li ritrae, dritti ed impettiti, in compagnia di un personaggio non identificato: il guidatore di un veicolo che era sicuramente una US Army Staff Car (E. Lucini. Riviera, Svizzera, comunicazione personale). Essendo filomonarchici e badogliani, Pedro e Bill erano sicuramente vicino agli ambienti dell’OSS (Office of Strategic Service) americana che in quei giorni aveva mandato sul lago una serie di missioni con il compito di raggiungere il Duce fuggiasco (F. Bandini. Le ultime 95 ore di Mussolini. Mondadori, 1968). Essendo buio pesto i presunti killers USA di J. J. Angleton dovevano essere seguiti da un cineoperatore con gruppi elettrogeni a batteria per illuminare la scena. Durante la guerra le cineprese portatili non avevano le torce automatiche e gli obiettivi ad alta definizione di cui sono equipaggiate quelle moderne. Se la luce era scarsa la pellicola non veniva impressionata. E’, tuttavia, impensabile che gli aguzzini yankee fossero stati coadiuvati nella loro missione omicida da un tecnico delle luci provvisto di riflettori alimentati da una fonte di corrente portatile. C’è anche chi ha sostenuto che in casa De Maria non c’era nemmeno l’elettricità e quindi un’illuminazione sufficiente per far luce durante le ore notturne (A. Bertotto. Il filmato sulla morte di Mussolini: uno spettacolo per gli amanti del cinema underground. La Voce d’Italia, giornale on line reperibile per via telematica). I coniugi Carpani hanno visitato casa De Maria alle 18 del 28 aprile 1945, ma non hanno notato i segni della avvenuta mattanza notturna. Anzi! (G. Perretta. Dongo. La verità. Actact, 1997).

Il mio ragionamento solleva degli interrogativi circa presunte connivenze tra partigiani ed alleati a cui non si può ancora dare una risposta esauriente. Si può solo speculare artificiosamente, ma non dedurre con una logica conseguenziale. Ipotizzare si, documentare con prove alla mano no. Il che è tutto dire. Pochi giorni fa ho saputo che i legali di G. Mussolini sono in procinto di recarsi negli Stati Uniti per acquisire il filmato conservato in america (F. Giannini, comunicazione personale). Speriamo che questa sia la volta buona. Sono ormai 20 mesi che ci illudono con il ventilato microfilm che dovrebbe mettere la parola fine su come si sono svolti effettivamente i fatti in quel di Giulino di Mezzegra (provincia di Como) il 28 aprile 1945, il giorno in cui sono stati barbaramente uccisi Mussolini e la Petacci. Visto come stanno le cose (gli interrogativi invece di diminuire si moltiplicano), è più che mai giusto domandarsi: da chi? Ciò a maggior ragione visto che G. Mussolini ed il suo collegio forense dicono che i killers nottambuli erano inglesi e non americani!!!