Primarie Usa: gaffes, età ed inesperienza

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In un discorso durante l’elezione presidenziale del 2000 George W. Bush chiese “sus botas” (i vostri stivaletti) invece dei “sus votos” (i vostri voti) ad un gruppo di elettori Latinos. Le gaffes di Bush erano proverbiali e c’era persino un sito Internet con i Bushisms of the week che raccoglieva tutte le gaffes dell’allora candidato alla presidenza.
         Bush non pretese mai di conoscere bene lo spagnolo ma i Latinos  gli perdonarono i suoi sbagli linguistici dandogli buoni voti per i suoi sforzi.
         John McCain, candidato repubblicano attuale alla presidenza, nel suo recente viaggio nel Medio Oriente, fece anche lui una gaffe. Il senatore dell’Arizona in una conferenza stampa confuse i terroristi sciiti con quelli sunniti dicendo che gli iraniani (sciiti) portano gli uomini di Al Qaeda (sunniti) in Iran e “li addestrano e poi li rimandano” in Iraq. Il senatore Joe Lieberman sussurrò all’orecchio di McCain lo sbaglio il quale si corresse subito.
         McCain si considera un esperto in politica internazionale quindi ogni sua gaffe in questo campo diviene magnificata e rafforza l’idea che non sa cosa dice o viene spiegata dalle malelingue con la sua età avanzata. Una più recente gaffe è avvenuta con il numero di soldati americani in Iraq. Secondo McCain il numero di militari americani in Iraq è diminuito ed ha raggiunto i livelli anteriori alla surge, l’aumento dell’anno scorso.
McCain si sbagliava dato che il numero preciso attuale è di 155.000 comparato a 130.000 prima della surge.
         Barack Obama, l’eventuale avversario democratico di McCain, si è lasciato anche lui sfuggire una semigaffe dicendo che McCain “lost his bearings”, si era disorientato. Il commento è stato interpretato come un suggerimento ai problemi degli anziani dato che come si sa McCain ha settantun anni e la questione dell’età potrebbe assumere somma importanza nell’elezione di novembre. Se McCain dovesse essere eletto diventerebbe il presidente più anziano ad ottenere il primo mandato “sconfiggendo” Ronald Reagan il quale fu eletto per la prima volta nel 1984 all’età di 69 anni.
         Le gaffes di McCain non si possono spiegare con l’età. Se ciò fosse vero, Obama, a quarantasei anni e dunque venticinque meno di McCain, non dovrebbe fare nessuno sbaglio. Il senatore dell’Illinois però ha anche lui fatto i suoi passi falsi.  In un discorso commemorativo del Memorial Day Obama ha detto che suo zio era stato fra i militari americani i quali avevano liberato il campo di concentramento di Auschwitz nel 1945. In realtà furono i russi a liberare Auschwitz. Obama si riferiva  al campo di sterminio nazista di Ohrduf che il fratello di sua madre aveva aiutato a liberare. Altre gaffes di Obama includono il numero di stati americani, 57 secondo Obama, in un discorso in Oregon, e l’impossibilità di spostare  interpreti e traduttori dall’Iraq all’Afghanistan, suggerendo di non sapere che a Baghdad e Kabul si parlano lingue diverse.
         Come nel caso di McCain gli sbagli di Obama possono pungere soprattutto nel caso del  candidato democratico che alcuni considerano troppo giovane ed inesperto per divenire presidente. Quando Obama fa dunque uno sbaglio in questioni internazionali aggiunge un altro colore all’idea, vera o  falsa, della sua impreparazione alla presidenza.
         Naturalmente le gaffes sono quello che sono e non riflettono le capacità di un candidato. In una lunghissima campagna è normale fare degli sbagli. Ecco come Obama ha spiegato le sue gaffes come pure quelle dei suoi avversari.  Ciò che importa è di correggersi e cercare di convincere gli elettori delle proprie convinzioni.
         Mancano cinque mesi alle elezioni di novembre e naturalmente molto può succedere in questo tempo. Ci saranno  i soliti dibattiti prima che gli elettori vadano alle urne i quali metteranno ambedue i candidati uno al lato dell’altro. Questi incontri permetteranno ai cittadini americani di mettere a confronto i due contendenti. Le gaffes delle elezioni primarie in ogni probabilità saranno state dimenticate.