La via europea alla CO2

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Il MIT elogia i risultati ottenuti dall’Unione Europea nella riduzione delle emissioni di gas serra

È una specie di “mercato” delle emissioni di anidride carbonica: fissato un limite per ciascuna nazione, i paesi che emettono meno di questo limite possono vendere le proprie quote a quelli che lo superano. È il sistema usato dall’Unione Europea per rispettare gli obiettivi che si era data ratificando il protocollo di Kyoto e a detta del Massachussets Institute of Technology è un meccanismo, se pur non esente da qualche pecca, che si è rivelato particolarmente efficace nel ridurre le emissioni di CO2.

“Si tratta di un esperimento di politica pubblica non certo perfetto, ma di certo è più di quanto qualsiasi stato, o insieme di nazioni, abbia fatto per controllare le emissioni di gas serra, e funziona sorprendentemente bene,” spiega Denny Ellerman, della Sloan School of Management  del MIT, nel team cha ha effettuato l’analisi del sistema di negoziazione delle quote di gas serra europeo, il cui report è disponibile qui.

Negli Stati uniti in realtà un sistema simile era già in uso per le emissioni di diossido di zolfo e degli ossidi di azoto, ma applicarlo alle emissioni di CO2 si è rivelato impossibile, a causa delle importanti questioni economiche implicate.

Secondo Ellerman e Paul Joskow, un altro professore al MIT che ha lavorato alla ricerca,  il modello europeo può venire in aiuto. In  primo luogo ha dimostrato che gli effetti economici di questo mercato a livello macroeconomico sono piccoli. Inoltre un sistema di “risparmio”, emettere meno l’anno precedente e usare le quote in eccesso l’anno successivo, e “prestito”, emettere di più quest’anno e di meno quello dopo, rende il mercato più efficiente. In terzo luogo, dall’esperienza europea si evince che può essere utile, oltre a limiti e sanzioni, prevedere dei premi o vantaggi per chi rispetta i limiti.

Come sostengono gli autori della ricerca “non tutto deve essere perfettamente a posto per iniziare.”

Infatti, nonostante il fatto che quando l’Europa è partita con il mercato delle quote il meccanismo fosse ancora da perfezionare, un costo trasparente e largamente accettato per le emissioni è emerso rapidamente, proprio come è successo al mercato che si è creato spontaneamente e alle infrastrutture a supporto.