Obama-Clinton: l’impossibile dream ticket

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Hillary Clinton sarebbe “nella rosa delle candidature di chiunque” ha affermato parecchie volte Barack Obama, il candidato in pectore del Partito Democratico. Dopo avere finalmente accettato la sconfitta nelle elezioni primarie l’ex first lady  è stata menzionata come vicepresidente naturale. Ovviamente i diciotto milioni di voti ricevuti nelle primarie significano che in un certo senso la Clinton si è guadagnata almeno il posto numero due.
         C’è solamente un piccolo problema perché non si parla di un evento sportivo. In politica il vincitore delle primarie sceglie il suo candidato alla vicepresidenza ed è improbabile che Obama scelga Hillary Clinton.
         Non c’è dubbio che l’ex first lady potrebbe aggiungere qualità e quantità al ticket. Si crede che tutti quelli che hanno votato per lei nelle primarie voterebbero per lei anche per vicepresidente. Se a questi elettori si aggiungono quelli ottenuti da Obama la vittoria democratica a novembre sarebbe certa. Ma le primarie non sono un’elezione totale dato che in linea di massima, con l’eccezione dei pochi Stati con primarie “aperte”,  solo i democratici hanno votato per Hillary e Obama. L’inclusione dell’ex first lady nel ticket calmerebbe i suoi elettori che in questo momento continuano a leccarsi le ferite della sconfitta.
         Nonostante gli aspetti positivi, l’ex first lady apporterebbe anche un bagaglio negativo ad Obama. Prima di tutto c’è il fatto che lei non si sentirebbe comoda a fare il ruolo secondario e potrebbe in un certo senso continuare “la sua propria campagna” invece di appoggiare completamente il numero uno del ticket. C’è poi naturalmente il peso del marito il quale è stato descritto come “un missile incontrollabile”. Ovviamente l’ex presidente non scomparirebbe dalla campagna se sua moglie sarebbe candidata alla vicepresidenza. Ed è qui che potrebbero emergere guai per Obama. Si crede che i contributori alla biblioteca presidenziale di Clinton includono fondi di tipi poco puliti i quali danneggerebbero l’immagine di Obama. Inoltre ci sono sempre le possibilità delle attività “romantiche” dell’ex presidente, alcune delle quali sono venute a galla in un articolo della rivista Vanity Fair negli ultimi giorni della campagna delle primarie. Da non dimenticare gli attacchi aspri rivolti ad Obama dall’ex presidente durante le primarie.
         Le differenze ideologiche fra Obama e Hillary Clinton non sono notevoli. Quindi è molto probabile che nell’elezione di novembre i sostenitori dell’ex first lady sceglieranno Obama se non altro per evitare le nomine di John McCain alla Corte Suprema. Un sondaggio della CBS condotto subito dopo l’ultima primaria ha rivelato che il 63% degli elettori di Hillary Clinton voterà per Obama. Il 22% ha detto che sceglierà McCain. Naturalmente Obama avrà cinque mesi per corteggiare questi elettori amareggiati per la sconfitta dell’ex first lady. Ma per assicurarsi la vittoria Obama dovrà scegliere un vice che lo potrà aiutare  a vincere alcuni Stati critici tradizionalmente in bilico. Questi includono la Florida, la Pennsylvania, l’Ohio, l’Indiana e la Virginia. Fra questi la Florida è il più improbabile perché il governatore è Charlie Crist, un repubblicano. Si crede che Crist abbia buonissime possibilità di essere scelto come vice di John McCain. In tale caso la Florida andrebbe molto probabilmente ai repubblicani.  Obama sceglierà dunque il governatore o il senatore di uno di questi altri quattro Stati ma non lo farà subito. Nel frattempo il candidato democratico cercherà di fare la pace con i sostenitori di Hillary Clinton.
         Nella primaria del Portorico la Clinton sconfisse decisivamente Obama (68% a 32%) confermando per tutti il serio problema che il senatore dell’Illinois ha con gli elettori ispanici. Ma si tratta di nuovo di un risultato di primarie che non riflette tutta la nazione. Nell’elezione generale tutto potrebbe essere diverso. Un sondaggio del Los Angeles Times lo conferma. In uno scontro diretto fra Obama e John McCain il candidato democratico otterrebbe il 62% del voto latino mentre il senatore dell’Arizona riceverebbe solo il 29%. Avverrebbe lo stesso con le donne, gli elettori bianchi di classe medio bassa e gli anziani i quali hanno favorito l’ex first lady nelle primarie? Sembra plausibile.  In questo caso si avrebbe il primo afroamericano residente alla Casa Bianca.