Senza Primi Della Classe

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Il giro del mondo in ottanta minuti. Da veri recordmen, abbiamo sbaragliato la concorrenza mediatica e quella letteraria: riusciamo dove nessuno era mai arrivato.

E se c’era arrivato, non aveva preso cantonate di portata storico-cosmica in rapida sequenza. Chi rappresenta la cultura e dovrebbe giudicare i maturandi, ha scambiato il sorriso maschile per quello femminile in Montale, farcito di sviste la versione di greco e la traduzione di inglese. I maturandi hanno letto, svelato e spernacchiato; la stampa ha fatto il resto, scegliendo un aggettivo alla portata di tutti: vergognoso. A detta del Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, la pioggia di gaffes sarebbe dovuta a un eccesso di riservatezza, che per evitare fughe di notizie ha finito per prevalere sul controllo. La domanda che molti si pongono, però, al di là della chimera sullo zelo dei funzionari pubblici a qualunque livello, è l’effettiva competenza di chi doveva stilare le tracce. Ispettori, docenti, esperti, qualcosa non torna, e nel nostro caso è l’ultimo attributo. Non serve un nobel per scegliere e comporre temi, testi e prove; dare la colpa al meccanismo è un autogol clamoroso. Rimossa l’ispettrice Caterina Petruzzi, mea culpa del fuministrocapo Fioroni, scuse a grappolo dal nuovo organico, caccia ai responsabili su cui incombono pesanti sanzioni. Nessuno guarda al fronte studentesco, nel frattempo, vittima predestinata della faciloneria e delle incompetenze del sistema scolastico. Prelevare un brano da internet col sistema del copia & incolla e riproporlo in sede d’esame, se da un lato può presentare i vantaggi dell’analisi del parlato, privo di rigidità grammaticali spesso bypassate nella realtà, dall’altro è emblematico. Se il danno per l’immagine è enorme, quello per gli alunni è colossale, macroscopico. Dal tempo dei Vangeli, c’erano bimbi che a dodici anni andavano nel Tempio e discutevano coi Dottori. A senso unico. Se i Magi si mettessero in cammino oggi, potrebbero offrire qualche pozzo di petrolio sottocosto, profughi che il mare getta sulle coste e che la “civiltà” ributta a mare, scampoli di storie della storia del mondo, senza la presunzione di insegnare nulla a nessuno. Tantomeno di falsare la storia a cui sono relegati. Quella scritta dai nostri luminari, duemila anni dopo, chiude il cerchio con una tragicomica bocciatura.