Chi poteva volere la morte di Mussolini?

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Chi poteva aver interesse a sopprimere Mussolini nell’aprile del 1945? Per primo dobbiamo elencare il Partito Comunista Italiano.

Dal 23 agosto del 1939, giorno della firma del patto Hitler-Stalin, per quasi due anni la Russia sovietica collabora con Hitler e Mussolini ai danni dell’Inghilterra e della Francia impegnate in guerra. La collaborazione prevede forniture essenziali di materie prime, facilità di transito, agevolazioni bancarie e supporto propagandistico. Quando Hitler aggredisce la Norvegia e le sue navi da guerra raggiungono Narvik vi trovano una petroliera sovietica premurosamente mandata da Stalin in seguito ad accordi sotterranei dei quali si conoscono solo alcuni aspetti emergenti.

Ad aiutare i tedeschi sono soprattutto i singoli Partiti Comunisti, per primo quello francese. Nell’inverno 1939/40  sono appunto gli operai comunisti quelli che sabotano i carri armati Renault diretti al fronte e che ostacolano la produzione di aerei e di altro materiale bellico. Cellule comuniste seminano sfiducia, pessimismo e diserzioni nell’ambito dell’armata francese. Il disertore Maurice Thorez ed altri attivisti rossi mantengono contatti con i servizi segreti tedeschi attraverso centinaia di radio clandestine che la Polizia francese scopre con difficoltà, mettendo in campo di concentramento centinaia di uomini e donne sia francesi che di altre nazionalità, italiani soprattutto. Lo stesso Palmiro Togliatti sfugge all’arresto in un modo che ha del misterioso.

Il Tribunale Speciale Fascista si comporta da colluso nel periodo della collaborazione sottobanco con l’Unione Sovietica. Nel primo semestre del 1939 le condanne inflitte sono 236. In quello successivo scendono di colpo a 79. Nel primo semestre del 1940 i condannati sono 110, 57 nel secondo e solo 21 nei primi sei mesi del 1941. Fino al momento del patto Hitler-Stalin le pene erogate avevano una media di 12 anni a testa. Nei ventidue mesi successivi scendono a meno di cinque. Questi rilievi ci inducono a prospettare che tra fascismo e comunismo, clandestino o meno, c’è stata una specie di “entente cordiale” ratificata e silenziosamente accettata. I comunisti avevano, dunque, molto da rimproverarsi e l’unico modo per evitare un riesame di questa ineliminabile perdita di prisca verginità era quello di sopprimere quei pochissimi testimoni che la sapevano lunga in materia e per primo Mussolini.

Al secondo posto troviamo gli inglesi e per scrivere sulle relazioni compromettenti tra Winston Churchill ed il Duce non basterebbero un centinaio di pagine. Un’esauriente dissertazione su questo argomento è fornita dal recente libro di Fabio Andriola intitolato: “Carteggio segreto. Churchill-Mussolini” (Sugarco, 2007). Winnie si era compromesso non solo durante il periodo della cosiddetta “non belligeranza” italiana (promettendo all’Italia il possesso di territori non suoi), ma anche durante i venti mesi della Repubblica Sociale Italiana (RSI), quando aveva cercato di ribaltare le alleanze per creare un fronte unico anglo-italo-tedesco che avrebbe dovuto ostacolare la prorompente avanzata dell’armata rossa nel cuore dell’Europa. E’ noto che Churchill ha fatto sopprimere Heinrich Himmler per nascondere i suoi accordi britto-tedeschi antibolscevichi.

Al terzo posto metterei gli stessi fascisti, perchè no? Durante l’agonia della RSI ve ne erano due tipi: gli irriducibili che avevano concepito il disegno lugubre, romantico e poco italiano di cercare “la bella morte” con il loro capo in testa. I vari Alessandro Pavolini, Francesco Maria Barracu, Vito Casalinovo, Idreno Utimperghe ed Enrico Vezzalini possono aver capito che al momento del redde rationem il Duce non aveva affatto l’intenzione di seguirli su questa strada. Si può quindi ragionevolmente pensare che qualcuno di loro, o simile a loro, abbia deciso un “muoia Sansone” tanto per consegnare alla Storia una figura nobilitata dal sacrificio e non soltanto quella di un dittatore transfuga in cerca di una improbabile salvezza. C’era poi un gruppo di fascisti repubblicani di alto rango che erano stati messi ad occupare posti chiave da forze non fasciste. Uomini che hanno superato indenni la tormenta e che nella nuova Italia democratica hanno ricoperto gli stessi incarichi e gli stessi posti di comando che avevano avuto durante il ventennio fascista. Queste figure potrebbero aver condotto un gioco occulto il cui obiettivo era proprio quello di sopprimere Mussolini per riciclarsi senza macchia ad una nuova vita. Erano uomini che dovevano tutelarsi a tutti i costi: agenti dell’OVRA, industriali, uomini di cultura, massoni dai due volti, spie doppiogiochiste ed antifascisti esiliati con tanto di sussidi mussoliniani.

Anche i tedeschi potrebbero aver favorito la morte del Duce. Il generale delle SS Karl Wolff, mentre trattava la resa delle forze tedesche con emissari degli alleati dislocati in Svizzera, aveva patteggiato con i partigiani un accordo di non belligeranza che doveva garantire una ritirata indenne delle truppe naziste in ripiegamento verso Merano. In cambio aveva promesso loro la consegna di Mussolini, ben sapendo la sorte che gli sarebbe toccata.

Se c’era uno che che sapeva da quali e quante parti gli poteva arrivare la stilettata mortale, quest’uomo era il Duce. Debole e “giolittiano” fin che si vuole, sempre incline al compromesso ed alla pastetta, ma tuttavia intelligentissimo e furbissimo, due qualità che non sempre vanno a braccetto. Non c’è alcun dubbio che egli avrebbe potuto salvarsi in tre o quattro modi diversi e che avrebbe potuto farlo perfettamente in tempo. Non lo ha fatto. E’ andato sul lago di Como a gironzolare sulla sponda occidentale del Lario senza un motivo apparente. Aspettava le milizie fasciste che si erano concentrate a Milano prima di raggiungere la Valtellina dove avrebbe potuto trattare, in armi, una resa onorevole con gli angloamericani? Voleva scappare in Svizzera con la sua cortigiana preferita? Aspettava emissari del governo inglese a cui consegnare i suoi carteggi in cambio di garanzie di salvezza per se e per i suoi ultimi fedelissimi? Sono domande che ancora non hanno trovato la giusta risposta. Di certo si sa che sul lago di Como ha incontrato la morte. Ha detto John Dryden: “Questa è la sorte di tutti i machiavellici: fare i loro disegni così sottili che si rompono per la loro stessa finezza”.