Preoccupazioni profonde

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 pesci del Mare del Nord "vanno a fondo"

Il riscaldamento globale sta provocando la migrazione di molte specie: c’è chi si spinge più in alto sulla cima delle montagne, chi più a nord, o a sud, verso i poli. E poi c’è chi va sempre più in fondo al mare. Un nuovo studio infatti suggerisce che con l’aumentare delle temperature molti pesci si spingeranno verso acque abissali più fresche, piuttosto che spostarsi verso latitudini maggiori, come previsto da sudi precedenti.

Nicholas Dulvy del Centro per Ambiente, Pesca e Acquacultura di Lowestoft, UK, ha studiato i pesci del Mare del Nord, dove la temperatura del fondo si è innalzata di 1,6°C in venticinque anni.

Lo scienziato e il suo team hanno analizzato dati raccolti su vasta scala per determinare i cambiamenti nella distribuzione geografica di 28 specie da fondale nell’arco del passato quarto di secolo, constatando che non è vero che i  pesci si siano tutti spostati a nord.

Secondo i dati pubblicati sul Journal of Applied Ecology, i pesci sono scesi in media 9 metri più in basso. Per alcune specie la differenza di profondità raggiunge addirittura i 35 metri.

“Questi risultati mostrano che alcune specie si stanno adattando, che sarebbe una cosa buona, o che i cambiamenti climatici mettono in pericolo anche la vita marina?” si chiede Marcel Visser biologo dell’istituto di Ecologia dei Paesi Bassi di Heteren.

Secondo molti esperti la situazione è preoccupante. Il Mare del Nord non è poi molto profondo, ma se anche le specie si sposteranno più a nord dove i fondali sono più fondi, cominceranno ad avere serie complicazioni legate alla diminuzione di luce, all’aumento di pressione e al cambiamento di habitat.

L’aumento delle temperature non è la sola minaccia per la fauna del Mare del Nord. A metterla in serio pericolo c’è anche la pesca intensiva. Secondo gli autori dello studio la pesca non è comunque il motivo della migrazione “a fondo” dei pesci, dato che coinvolge sia le specie che vengono cacciate che tutte le altre.

3 luglio 2008