INTERVISTA DA LONDRA AL DRAMMATURGO TIZIANO SCARPA diFilippo Baglini

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LONDRA:  Intervista a Tiziano Scarpa  indubbiamente uno degli scrittori ed intellettuali più interessanti dell’Italia del ventunesimo secolo…. All’Istituto Italiano di cultura a Londra,ha orgaizzato una serata con Tiziano Scarpa scrittore, poeta, drammaturgo, dove ha letto passaggi tratti da Venice is a Fish e a parlato del libro e della città con Michelle Lovric, e per l’Italoeuropeo ha rilasciato una intervista. Quale è stata l’esigenza alla base dell’opera nel suo libro “Venice is a fish”?Il libro l’ho scritto 10 anni fa. Vedevo che a Venezia, come tutte le città di arte, le persone venivano per studiarla, si preparavano sul livello intellettuale, sui monumenti ecc, ma questo è un modo molto particolare di vivere una città. Accanto a questa maniera intellettualistica, ce n’ è un altra, quella dell’esperienza fisica di queste città d’arte, ovvero di conoscerle attraverso le mani, gli occhi, i piedi; io, a questo scopo,  ho semplicemente descritto l’esperienza tattile fondendola con la parte storica – artistico- culturale. Questo perché a mio parere, senza descrivere questa parte peculiare per una città come Venezia, dove la gente tocca cose che non trova da nessuna altra parte, come per esempio le paratie dei ponti, i pali da attracco delle barche chiamate “Bricole”, o le pinte, tali elementi fanno parte di quell’esperienza tattile che mancava nel completare la parte culturale di una città come Venezia e renderla più viva.   Dove trova ispirazione per i suoi libri.Nono c’è una regola ben precisa. I miei libri sono molto diversi, alcuni sono saggi, altri romanzi, altri ancora poesie; di solito parto da una visione o situazione statica. Per esempio le posso citare il prossimo libro, dove prendo ispirazione da una vicenda personale: Sono nato a Venezia, in un ospedale dove una volta c’era un orfanotrofio; ecco, che questa coincidenza mi ha toccato la fantasia, nel senso che all’interno delle medesime stanze dove nascevano gli orfani ero nato io che avevo una famiglia che mia amava, e da qui ho iniziato a scrivere il mio libro che uscirà ad Ottobre dove parlo appunto di un orfana che vede la luce in questo ospedale nella Venezia del ‘700. Il linguaggio per uno scrittore è uno strumento in continua evoluzione. Dove trova gli elementi culturali per maturare il suo modo di scrivere?Certo sono un po’ come tutti immerso nella lingua che cambia, come dice Andrea Zanzotto che affermava :”Io  parlo in una lingua che passerà”, e questo mi trasmette un sentimento di immortalità della lingua, ma anche un rapporto conflittuale con essa: a volte mi fa orrore la lingua di oggi, altre volte la amo. Altri strumenti sono legati ad autori del passato. Quando hai deciso di fare lo scrittore?Diciamo che ho sempre subìto il fascino della scrittura. La decisione vera e propria venne presa alla fine del liceo quando decisi di iscrivermi a lettere, non tanto per insegnare, lavoro peraltro nobilissimo, ma proprio perché già sentivo dentro di me la vocazione nei confronti dello scrivere.

Quali sono stati gli autori che l’hanno formata?Un  po’ tutti in generale, poiché la letteratura mi piace tutta, sia italiana che straniera. In particolare però gli autori inclassificabili, ovvero quelli che hanno scritto tanto e di genere diverso, per esempio,  nel ‘900 europeo, Raymond Queneau, Pasolini, l’argentino Julio Cortázar, Samuel Beckett, vale a dire scrittori non specializzati che non possiamo classificare come solo poeti o…romanzieri. Parliamo di giovani scrittori. Molti giovani tentano di presentare i loro libri alle case editrici,e molti rimangono nella rete del nulla…secondo lei… In Italia mancano gli scrittori o mancano grandi editori coraggiosi?Mah, io non direi che il quadro sia così drastico: mai come in questi ultimi 10 anni sono nati scrittori incisivi da un lato ed editori grandi e piccoli dall’altro che hanno dimostrato molto coraggio nello scommettere sui nuovi scrittori.In Italia si comprano pochi libri, si legge poco…, in Inghilterra, ad esempio, molto di più…. È d’accordo? E se si…, come si spiega questo fenomeno?La lettura è una cosa molto strana e personale. Lanciarmi in una descrizione storica mi sembra un po’ presuntuoso, posso solo accennare al fatto che i paesi anglosassoni hanno avuto il protestantesimo, che, a un certo punto ha stabilito: ”bene, prendi in mano la Bibbia e leggila tu”, mentre, al contrario,  i paesi cattolici hanno continuato ad ammonire:” tu stai fermo che la Bibbia te la spiego io…”,  questo per dare una visione molto grossolana della differenza tra i due mondi. Dicono che in Italia ci siano all’incirca due milioni di lettori, all’interno dei quali stanno crescendo le nuove generazioni di coloro che leggono la Rowling,  Moccia, ecc…, tuttavia la differenza del grado di incidenza della lettura sulla popolazione tra Italia ed estero rimane ma bisogna misurare le singole esperienze nel contesto delle quali comunque credo che nel nostro paese oggi si legga abbastanza.  In un mondo come oggi, frenetico, tecnologico, fatto solo di apparenze, ha ancora senso parlare e scrivere ancora di poesia?Sì, ha senso, e infatti si continua a farlo. Prendo la domanda in senso tecnico: la lirica è incisività, è quella cosa in versi in forma breve dove il poeta descrive il mondo e  se stesso. E in un mondo dove tutto corre, dove tutti non hanno tempo per leggere il romanzane da 500 pagine, la poesia può essere uno strumento  per indurre a leggere. Ma poi dall’esperienza personale vedo in giro vedo tante persone che leggono molto, qui in Inghilterra, per esempio, si leggono molto anche romanzi lunghi, quindi forse in questo mondo frenetico e veloce c’è sempre la voglia di leggere un buon libro. Cosa ne pensa delle pubblicazioni solo on line ?

Questo andrà  ad intaccare il mercato degli editori a pagamento. E comunque in questo modo si dà la possibilità a tutti di poter pubblicare le loro opere che inoltre possono così raggiungere una visione globale, istantanea; la pubblicazione on- line è ormai un fenomeno molto diffuso che dà parecchia visibilità a scrittori emergenti ad un costo nullo.

Tiziano Scarpa (Venezia, 1963) è un romanziere, drammaturgo e poeta italiano.

Ha scritto i romanzi Occhi sulla graticola (Einaudi, 1996) e Kamikaze d’occidente (Rizzoli, 2003); le raccolte di racconti Amore® (Einaudi, 1998), Cosa voglio da te (Einaudi, 2003) e Amami, in cui accompagna con sessanta microstorie altrettante immagini di Massimo Giacon (Mondadori, 2007); la raccolta di aforismi Corpo (Einaudi, 2004); il libro di interventi critici Cos’è questo fracasso? (Einaudi, 2000), il poema Groppi d’amore nella scuraglia (Einaudi, 2005). Nel 2006 esce per Fanucci il libro Batticuore fuorilegge, raccolta di interventi, saggi, racconti e poesie uscite su giornali e siti web. Comuni mortali, contiene tre testi teatrali: Comuni mortali, Gli straccioni e Il professor Manganelli e l’ingegner Gadda (Effigie, 2007). Le sue pubblicazioni più recenti sono la raccolta di poesie Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto (Amos edizioni, 2008) e il testo teatrale L’inseguitore (Feltrinelli, 2008). I suoi libri sono pubblicati in numerose lingue, fra cui il cinese.

Svolge un’intensa attività performativa. Fra le sue principali letture sceniche: Pop corn (1997-1999); Covers (1999-2002); Groppi d’amore nella scuraglia (2004- ); I versi delle bestie (2007- ). È salito sul palco come performer verbale da solo o con vari musicisti, fra cui: Banda Osiris; Enrico Rava; Massimo Giacon; Stefano Bollani; Giovanni Cospito; Massimo Donà; Francesco Bearzatti; Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia.

È fra i fondatori delle riviste in rete www.nazioneindiana.com e www.primoamore.com., pubblicata anche su carta dalle edizioni Effigie.