Ambiente e fonti di energia nel programma di Barack Obama

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Il Blueprint for Change, ovvero  Il progetto per il cambiamento,  libro di 70 pagine contenente il programma del partito democratico americano per le prossime elezioni, dedica un capitolo ai problemi dell’energia e dell’ambiente.

Riporto l’introduzione alle proposte, che  contiene una minuziosa descrizione dei problemi da affrontare: il riscaldamento globale è reale ed è il risultato delle attività umane; il numero degli uragani di categoria 4  e 5, quelli distruttivi, è quasi raddoppiato negli ultimi trent’anni; i ghiacciai si  sciolgono più rapidamente e le calotte polari si stanno restringendo; gli alberi fioriscono prima, gli oceani cambiano la qualità dell’acqua e mettono in pericolo la vita nel  mare; la gente muore per ondate di caldo insolito; le specie migrano ed infine molte di esse si estingueranno; gli scienziati predicono che senza una consistente riduzione delle emissioni nocive i cambiamenti climatici peggioreranno le carestie e la siccità in alcuni dei paesi più poveri del pianeta. Negli USA, la crescita del livello del mare minaccia di causare danni economici ed ecologici nelle aree costiere popolate.

Quanto alle fonti di energia, il problema centrale è la dipendenza dal petrolio straniero. Gli scritti di Obama ricordano che sin dai tempi di R. Nixon  è noto che questa dipendenza  mette a rischio la sicurezza interna, perché, se da un lato gli USA fanno guerra al terrore, dall’altro, con l’acquisto di petrolio, sostengono i regimi più dispotici del mondo ed arricchiscono paesi  con culture ed interessi contrari ai loro. Inoltre  gli USA  nel mercato interno risentono dell’andamento del prezzo del petrolio, che con il suo saliscendi ha forti conseguenze sull’economia.

Per combattere il riscaldamento globale e raggiungere l’autonomia e la sicurezza per quanto riguarda l’ energia, il programma di Obama prevede di: ridurre le emissioni ad effetto serra ai  livelli raccomandati dagli scienziati per evitare calamità naturali, investire nello sviluppo di fonti di energia alternative che non abbiano influenze negative sul clima, e così  produrre tantissimi nuovi posti di lavoro, accrescere il risparmio di energia, ridurre la dipendenza dal petrolio straniero ed i consumi interni di petrolio, almeno del 35% entro il 2030, conquistare la leadership mondiale nello sforzo di combattere i cambiamenti climatici.

In un discorso tenuto a Des Moines nell’ottobre 2007, parlando dell’energia pulita, Obama ha ribadito:“… Non vado a dire questo ad ambientalisti della California. Sono andato a Detroit,  ed ho detto ai fabbricanti di macchine che quando sarò presidente non ci saranno più scuse, li aiuteremo a riconvertire  le fabbriche, perché dovranno fare automobili che usano meno petrolio.”

La crescita dell’energia nucleare è oggetto di  attente  riflessioni. Secondo Obama il futuro dell’espansione del nucleare comporta quattro problemi chiave: il diritto del pubblico all’informazione, la sicurezza del combustibile e delle scorie, l’immagazzinamento delle scorie,  e la proliferazione incontrollata, problemi che toccano sia la politica interna che  quella estera. Obama ha presentato leggi al senato per fissare linee guida per il controllo degli impianti nucleari. Inoltre ribadisce che il controllo di materiale nucleare sia all’estero che negli USA è la principale priorità dell’antiterrorismo e che  nello stesso tempo è urgente assicurarsi che le scorie accumulate nei siti dei reattori attualmente in funzione siano conservate usando le più avanzate tecnologie attualmente disponibili. 

 John McCain, invece, nel  progetto Lexington, che riguarda ambiente e fonti di energia, prevede semplicemente la costruzione  di 45 nuovi impianti nucleari, per la produzione di energia ad emissioni zero, con l’obiettivo finale di arrivare a 100  nuovi impianti, dopo un lungo elenco di provvedimenti per produrre energia pulita e risparmiare petrolio. In quel testo mancano cenni alle problematiche relative alla crescita del nucleare.