Lo Spettacolo e La Farsa

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Scandalizziamoci e battiamoci il petto, ribaltiamo il trono della retorica e inneggiamo al mea culpa: il Tour De France ne ha combinata un’altra delle sue.

Prato Nevoso, l’Alpe d’Huez e i tracciati che hanno esaltato uno sport di alto lignaggio e severa fatica, non vedranno il trionfo del loro nuovo Profeta. Riccardo Riccò ha giocato le sue carte (male), decidendo di dare spettacolo alla corsa gialla, là dove gli scandali costruiti ad hoc viaggiano più rapidi dei velocisti. La Saunier Duval ha licenziato in tronco lo scalatore italiano e il compagno Leonardo Piepoli, e nessuno vuole parlare dell’accaduto. Le bocche sono cucite, tranne le immancabili gole profonde, di cui è bene fidarsi poco o niente. Qualcuno afferma che un atleta qualsiasi, seppur pulito e in piena coscienza di poter vincere un grande giro, non dovrebbe iscriversi alla Grande Boucle, a causa della gara al sensazionalismo mediatico che da anni la caratterizza. Il sentore è legittimato da vari fattori; in prima istanza l’esclusione arbitraria dell’UCI da parte di Pierre Bordry, presidente dell’Agenzia francese per la lotta al doping; in secondo luogo dai riscontri fattuali, in centinaia di corse. Campioni che vincono dappertutto e che subiscono dozzine di controlli, oltralpe vengono spennati come polli. Per giunta, con prodotti che si possono trovare soltanto in pochissimi laboratori, ospedali e strutture ad accesso limitato. Chi si dopa per vincere è da biasimare, ma chi trucca le analisi è anche peggio, perché getta discredito sulla fatica di chi pedala ore & ore on the road. I fischi e gli insulti del pubblico transalpino all’unico protagonista (sinora) del Tour sono un trattamento riservato a pochi eletti, regolarmente “al di sotto di ogni sospetto”, figli illegittimi di una rivalità incontestabile. E i paragoni si sprecano, il passato ritorna attraverso le parole del PM Leroy, e nel berciare di molta stampa invelenita. Era il Maggio ’99 quando fermarono "per la sua salute" Pantani, con l’ematocrito superiore al limite consentito di pochi punti decimali, nonostante il circo dormisse a 1.600 metri di quota, dov’è normale che il sangue sia più coagulato. Nessuno aveva dato al ciclismo quanto il Pirata, ma venne schiantato mentalmente, moralmente, nella maniera più indecorosa. Con Riccò il film potrebbe ripetersi: positivo nella tappa a cronometro, a dispetto dei 4 minuti di distacco dai migliori. E’ stato controllato in ogni gara, comprese quelle dove ha dato spettacolo staccando tutti: mai positivo. Ha trionfato in salita, senza il barbatrucco, e si è dato una spinta per rallentare a crono? Le analisi condotte dall’AFLD risultano positive per venti nomi, rimasti secretati, eccetto quello dello scalatore modenese. Uno paga per tutti? O è il solito dispetto dei cugini di Francia a les italiens?