Iraq: Barack Obama e John McCain

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Il 15 luglio 2008, prima del suo impegnativo viaggio  in Europa e Medio Oriente, Barack Obama ha tenuto un discorso su scottanti argomenti di politica interna ed estera, al centro dei quali c’è la sicurezza degli Usa.

Il filo conduttore del discorso sono gli slogan  del discorso con cui George Marshall, sessant’anni fa, annunciava il piano per la ricostruzione dell’Europa distrutta dalla guerra. Che cosa è necessario? Che cosa è meglio fare? Che cosa dobbiamo fare? (What is needed?What can best be done? What must be done?).  

Per mantenere la sicurezza interna negli USA, secondo Obama,  cinque sono i punti essenziali: terminare la guerra in Iraq in modo responsabile, potenziare la presenza in Afghanistan per combattere AlQaeda ed i talibani, mettere al sicuro armi e materiali nucleari da terroristi e stati canaglia, raggiungere la indipendenza interna nella produzione di energia, ricostruire le alleanze per far fronte alle sfide del ventunesimo secolo.

Quanto all’Iraq ricordiamo che il Senatore McCain fu uno dei più decisi sostenitori dell’attacco, per cui gli americani sarebbero stati salutati come liberatori e la democrazia si sarebbe diffusa ed affermata in tutto il Medio Oriente, mentre il Senatore Obama avvertiva che l’invasione di un paese che non manifestava minacce imminenti avrebbe alimentato le fiamme dell’estremismo e distratto dalla battaglia contro AlQaeda ed i talibani.

Oggi la presenza americana in Iraq è sempre più dispendiosa in termini di vite umane e risorse a carico del contribuente americano, mentre la situazione in Afghanistan tende a peggiorare.

McCain, a proposito del ritiro delle truppe, dice:  Non voglio tenere le nostre truppe in Iraq un minuto di più di quanto è necessario per garantire lì i nostri interessi…ma…promettere un ritiro delle forze in Iraq, senza tener conto delle conseguenze pericolose per il popolo iracheno, per i nostri più vitali interessi, e per il futuro del Medio Oriente,  è il massimo della irresponsabilità. Una sconfitta della leadership.

Obama  propone una soluzione politica per l’Iraq. Infatti, secondo lui, la vittoria in Iraq non può consistere nella resa delle armi da parte del nemico, ma  si realizzerà solo quando l’Iraq sarà lasciato  ad un governo locale che si prenda le responsabilità del suo futuro,  che riesca a prevenire conflitti fra etnie diverse, e che non faccia riemergere la minaccia di AlQaeda.

Il secondo punto della strategia Obama, è la battaglia contro AlQaeda in Afghanistan e Pakistan,   centri del terrorismo, e dunque bisogna spostare risorse ed uomini in questa direzione.

Inoltre, propone di aiutare la popolazione afgana a riconvertire l’ economia con produzioni agricole alternative al papavero da oppio, in modo da non lasciare l’Afghanistan nelle mani del narcotraffico.

Il terzo obiettivo è rinforzare la democrazia e l’economia in Pakistan per evitare che armamenti e materiali nucleari cadano nelle mani di terroristi, e agire sull’Iran, per il suo  programma nucleare e le minacce contro lo stato di Israele.

Il quarto punto del programma per   la sicurezza interna degli USA è la necessità di porre fine alla dipendenza da petrolio medio orientale, e quindi di aumentare gli investimenti interni in energie alternative.

Collegato a questi punti c’è l’ultimo, che riguarda la politica estera nel mondo: ricostruite le alleanze nel mondo per affrontare le sfide del ventunesimo secolo, e cita prima di tutto gli stati dell’Asia, Cina, Giappone, Corea, e poi l’Australia. Infine i paesi dell’area NATO.

 Un video online del partito repubblicano presenta un collage di frasi pronunciate da Obama sull’argomento Iraq negli ultimi due anni. Esse sono molto diverse, cambiano col passare del tempo;  costituiscono un percorso che inizia  con  generiche posizioni di disimpegno nella guerra in Iraq, poi man mano cambiano fino a manifestare una crescente responsabile consapevolezza dei vari aspetti del problema. Il commento conclusivo di Rick Davis, dirigente della campagna elettorale di John McCain è: una cosa è chiara, Barack Obama ha dimostrato di essere solo un altro politico (just another politician).Nella sua semplicità, è il più perfido dei commenti possibili rivolto ad un candidato  che si presenta ai suoi sostenitori come l’uomo del cambiamento.

Il tempo ci dirà se e come gli obiettivi di questo ambizioso piano per il cambiamento  saranno raggiunti.