Un fluido colora le cellule malate

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Un fluido colora le cellule malate chirurgia oncologica più sicura

I MAGHI del bisturi, quando c’è da operare un tumore, sanno bene dove mettere le mani. Ma non possono stabilire in tempo reale se hanno rimosso tutto ciò che c’era da togliere.

Questo limite, spesso decisivo per la guarigione definitiva del paziente, potrà ora essere superato grazie a un innovativo sistema di monitoraggio che evidenzia le cellule tumorali con tonalità fluorescenti.

Gli ideatori del sistema sono i ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) and Harvard Medical School di Boston, nel Massachusetts, che hanno messo a punto il cosiddetto "Flare" (Fluorescence-Assisted Resection and Exploration). Il sistema è costituito da un liquido reagente, un dispositivo a raggi infrarossi, un monitor e un computer: "E’ la prima volta che la scienza regala alla chirurgia un dispositivo del genere: sterile, di massima precisione e che funziona senza sfiorare il paziente", spiega il coordinatore del progetto e co-direttore del centro di Tecnologia e Diagnosi, John Frangioni. "Avere una visione completa del cancro ci dà una chance in più per curarlo".

Allo sviluppo di "Flare" hanno collaborato il National Cancer Institute e il National Institutes of Health e per ultimarlo ci sono voluti dieci anni. Il risultato finale è stato presentato al meeting dell’American Chemical Society (ACS).

La tecnica si serve di coloranti sensibili ai raggi infrarossi, in grado di evidenziare le strutture cellulari cancerogene una volta iniettati nel corpo del paziente. Il fluido, invisibile all’occhio umano, risponde alla luce dei raggi ed evidenzia il tumore con precisione: l’immagine fluorescente viene poi proiettata su un monitor e sovrapposta alla sagoma del paziente nel momento in cui il chirurgo esegue l’operazione. Il medico ha in questo modo la possibilità di intervenire sulla parte malata non solo asportando tutte le cellule tumorali ma evitando di recidere vasi sanguigni o altre parti del corpo. Un sistema che permetterà di evitare errori macroscopici in cui spesso incappa anche la miglior medicina.

Frangioni e colleghi hanno già sperimentato "Flare" su topi e maialini e ogni volta il chirurgo ha avuto la possibilità di osservare in tempo reale l’estensione del tumore. Le prime applicazioni sull’uomo verranno fatte a partire da un gruppo di pazienti malate di cancro al seno. Questa tecnica promette infatti ottimi risultati sia in questo campo che rispetto al tumore alla prostata e al polmone. Il passo successivo al quale gli scienziati stanno lavorando è la creazione di fluidi capaci di regire con tonalità diverse, cambiando colore a seconda dei vari tipi di tumore, o in presenza di vasi sanguigni e sistema nervoso. Un’idea semplice in grado di garantire la massima precisione. Come ricorda Frangioni, "Il futuro della tecnologia ormai sta tutto nella chimica".