Sul Filo Della Storia

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Un volontario prigioniero in un campo inglese, in Egitto, confidò ad Ottavio Missoni, compagno di reclusione, che non sapeva se fosse andato in Africa a combattere per la Shell o per la Esso.

Certamente, il continente nero è stato sfruttato in ogni modo, spremuto di qualsiasi risorsa, e la dichiarazione di Muhammar Gheddafi dopo l’accordo sui risarcimenti chiesti dall’ex colonia italiana non si discosta molto dal concetto. Il leader libico ha poi virato su una diplomatica apertura alla partnership, ma trent’anni di regime, dal 1911 al 1943, sono difficili da dimenticare. Da Roma verranno stanziati 200 milioni di dollari l’anno per un arco di tempo lungo un quarto di secolo; la cifra dovrà essere destinata allo sviluppo delle infrastrutture nel paese nordafricano, o almeno così sancisce la firma in calce al documento, posta da Silvio Berlusconi e dal colonnello di Tripoli. “Per mettere fine a quarant’anni di incomprensioni”, ha sottolineato il presidente del Consiglio, che ha donato la statua della Venere di Cirene e ha porto le scuse ufficiali per la repressione, gli eccidi, i soprusi commessi prima della fine del secondo conflitto mondiale. Dietro a tutto ciò non c’è solo il tentativo di riparare ai danni fatti da una generazione che predicava l’onore della Patria in maiuscolo e coi principi di autorità risorgimentale, quella dei virtuosi delle armi e dei doveri, del cattivo maresciallo Radetzky, dello stellone che proteggeva i sudditi, la corona, il duce, e uno stivale che somigliava alla calza della Befana, ma un solido progetto economico. La Libia, infatti, è uno fra i primi produttori d’energia del Vecchio Mondo, e un anello fondamentale per il controllo del flusso di immigrati verso il Mediterraneo. L’Italia si impegnerà a costruire abitazioni, a versare pensioni d’invalidità ai mutilati dalle mine antiuomo disseminate durante il colonialismo, a disporre borse di studio per i giovani libici che vorranno frequentare corsi nei nostri atenei, a contribuire alla costruzione di un’autostrada costiera che attraverserà l’intera Libia da confine a confine. Inoltre, saranno rafforzate la cooperazione nella ricerca scientifica, la lotta al terrorismo, la difesa, e il piano di disarmo nucleare, chimico e biologico. Un passo storico, insomma, o uno dei tanti accenni d’incontro che disseminano di facili entusiasmi il cammino dei governi, quelli che non sfilano più in parata per difendere i sacri confini. È tramontato il mito della Nazione, sopravvive a fatica quello del campanile, prende forza (ora più che mai) il prodigio della cartamoneta. La patria conserva un’aura mistica e impalpabile, più che mai gonfia dell’humour di Montanelli, che la vedeva come “una mantenuta costosa e scostumata”.