La Letteratura Del Lavoro

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Che la disoccupazione cresca a vista d’occhio, ormai, non fa più notizia. Ci stupiamo se il Milan o l’Inter vanno male nella prima giornata di campionato, ma non del fatto che sempre più giovani e non restino a casa a girarsi i pollici, come fosse uno standard abituale.   Eppure, i dati Istat sulla disoccupazione parlano di una crescita sostanziale, con sensibili differenze tra Nord (+0,2%), Centro (+0,6%) e Sud (+2,6%).  Sembrano salvarsi solo Liguria, Marche, Umbria e la Provincia di Bolzano. L’ISTAT ha condotto la rilevazione sulle forze-lavoro prendendo in considerazione il periodo dal 31 dicembre 2007 al 30 marzo 2008, e dall’analisi è risultato che nel primo trimestre i soggetti in cerca di occupazione erano 1.761.000 unità, ossia il 13,2% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tradotto in numeri totaliglobali, il raffronto col quarto trimestre dava un incremento di tre decimi di punto; un dato che preoccupa e che deve far riflettere sulla realtà di un mercato sempre più frenetico, che non riesce a integrare nella propria struttura la richiesta d’impiego. Si richiedono competenze sempre più specifiche, settoriali, spesso difficili da acquisire per quella fascia (maggioritaria) di popolazione che non può permettersi i costi, elevatissimi, di un’educazione/istruzione d’elite.  È un circolo vizioso che porta alla mente due personaggi nati dal magico inchiostro di Pennac e Pirandello, ovvero Benjamin Malaussène e il signor Rosario Chiàrchiaro, uomini dalle professioni particolari. “Pianga, Malaussène, pianga in modo convincente. Sia un buon capro”, viene raccomandato al primo dei due. Il compito di questo simpatico e attualissimo individuo, protagonista della saga dei Malaussène, è proprio il capro espiatorio; deve infatti convincere i clienti insoddisfatti di un grande magazzino di Belleville a ritirare le lamentele, facendo leva sulla loro sensibilità. Il secondo, protagonista de La Patente di Pirandello, di mestiere fa lo iettatore. Al momento del processo nei confronti di due giovani, che al suo passaggio si erano dimenati in gesti scaramantici, Chiàrchiaro si era dichiarato “stufo di questa schifosa umanità”, a cui aveva imposto per vendetta una tassa al suo passaggio, e richiesto appunto la patente di iettatore. Al di là delle trovate romanzesche, potrebbero essere questi i lavori dei giovani d’oggi, o almeno somigliargli per fantasia. Se i beni primari salgono a dismisura, se i divertimenti, la benzina, e persino la cultura chiede un tributo di sudore & sangue, il consiglio è di leggere bene il decalogo di Pennac e Pirandello sull’arte, tendenzialmente italica, dell’arrangiarsi.