Presidenziali Usa: fra ricchi e poveri

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Beh… Vi farò dare una risposta dal mio staff”. Ecco come John McCain rispose ad una domanda di un giornalista della rivista online Politico curiosa di sapere quante case possiede il senatore dell’Arizona e candidato repubblicano alla presidenza. Naturalmente tutti gli americani potrebbero rispondere alla domanda molto facilmente soprattutto quelli che in questi periodi di crisi di mutui stanno per perdere la loro casa. Quando un candidato alla Casa Bianca non sa quante abitazioni possiede forse ne ha troppe.
         In realtà la risposta al numero di residenze di McCain non è facile. In un certo senso la risposta è zero perché le sette case possedute sono di proprietà della moglie in vista del prenuptial agreement firmato dalla coppia prima di sposarsi. Come si sa Cindy McCain è la ricchissima ereditiera il cui patrimonio va al di là dei 100 milioni di dollari.
         La crisi dei mutui non toccherà John McCain dunque a meno che lui e sua moglie decidano di divorziare.
         Si sapeva già che l’economia non era il punto forte del senatore dell’Arizona il quale lui stesso ha ammesso questa debolezza. Il fatto della sua “ricchezza” e la dichiarazione di Phil Gramm, il suo ex consigliere economico,  che l’economia americana funziona bene, rafforzano l’idea che McCain non si identifichi affatto con l’americano medio.
         Ciò si vede ovviamente con le  proposte di McCain sulle tasse che in grande misura riflettono la filosofia del Partito Repubblicano. Tasse sempre più basse e di conseguenza deficit governativi sempre alle stelle. Dopotutto se uno non sa quante case possiede non si deve preoccupare di spese che siano quelle proprie o quelle dei cittadini.
         E quindi le risposte precise sulle spese e sulla definizione di chi è ricco sono insignificanti. Ecco come ha risposto McCain alla domanda del predicatore evangelico Rick Warren qualche settimana fa. Per McCain un ricco è qualcuno che ha cinque milioni di dollari. Il piano di McCain è di fare sì che tutti gli americani diventino ricchi secondo la sua definizione.
         La risposta di Barack Obama, candidato democratico alla presidenza, alla stessa domanda sembra essere molto più ragionevole anche se non precisa. Il senatore dell’Illinois ha detto che se una persona guadagna 250.000 dollari l’anno allora se la cava molto bene. Per Obama quelli che guadagnano questa cifra o più potrebbero vedere  le loro tasse aumentate in una sua eventuale amministrazione.
         Obama aumenterebbe dunque le proprie tasse dato che il suo reddito e quello di sua moglie per il 2007 ha raggiunto 4,2 milioni di dollari. McCain vedrebbe le sue tasse aumentate in un’amministrazione di Obama anche se si considera solo il suo reddito (405.000 nel 2007) e si mettono da parte le entrate dell’arciricca moglie.
         Agli americani non dispiace se il loro presidente sia ricco o povero. Però un presidente che non sa quante case possiede crea un’immagine di una persona che non si deve preoccupare di nulla e quindi per estensione non si preoccuperà dei bisogni dei cittadini. Successe nel 1992 quando George Bush padre, l’allora candidato repubblicano, non seppe rispondere alla domanda di un giornalista su quanto costava un gallone di latte. Bill Clinton, l’avversario di Bush in quel caso, seppe la risposta suggerendo che conosceva la realtà quotidiana dell’americano medio.
         Come si sa, nonostante il suo reddito abbastanza alto in tempi recenti, Obama viene da situazioni economiche modeste dato che sua madre era stata abbandonata dal marito quando il candidato presidenziale aveva due anni. È un self-made man che ha raggiunto la cima del successo mediante il suo talento. McCain invece è cresciuto in una famiglia con forti radici militari. Il padre era un ammiraglio nella marina americana. Il suo matrimonio con Cindy Lou  Hensley, figlia di un magnate della birra, lo rese ultra ricco.
         La situazione economica personale dei due candidati non spiega le differenze ideologiche. Ci dice però qualcosa su chi possiederà la Casa Bianca per i prossimi quattro o otto anni? A novembre avremo la decisione dell’elettorato.