USA ELEZIONI: Speranze e paure

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L’apoteosi di B.Obama  a Denver, un comizio in uno stadio di fronte a 85.000 persone, in un delirio collettivo di bandierine e di Change,yes, we can, ha fatto fare ad Obama un  balzo in avanti nelle previsioni di voto degli americani.

Sì, e allora che cosa possiamo fare? Obama ha detto basta (enough) al prolungamento da parte di McCain degli otto anni di presidenza Bush. Con durezza descrive McCain come uno che considera classe media chi guadagna meno di cinque milioni di dollari l’anno, che propone enormi sgravi fiscali per le grosse corporations e  le compagnie petrolifere, ma non un centesimo di sgravio a più di 100 milioni di americani, un piano salute che  aumenterebbe le tasse, un progetto istruzione che non aiuta le famiglie.

 Obama ha riassunto la filosofia del partito repubblicano in poche parole, dare di più a quelli che hanno di più e sperare che gocce di prosperità tocchino tutti. Ciò significa: Sei senza lavoro?Cattiva sorte. Non hai assistenza medica? Ci pensa il mercato. Sei nato nella povertà? Rimboccati le maniche. Rivolgendosi ai  sostenitori tradizionali del suo partito, la classe media, giovani, donne, gay e lesbiche, immigrati di tutte le provenienze, gente senza assistenza medica,  ha toccato poi tutti i punti salienti già noti della sua campagna elettorale collegati, come al solito nei suoi discorsi, da una frase semplicissima che si ripete come uno slogan: now it’s the time to , è ora  di…, che suscita emozioni,applausi e speranze.

Ma le speranze degli uni sono la paura degli altri. E così la paura che cambiamenti profondi possano effettivamente realizzarsi, un salto nel buio, in un buco nero,  per milioni di americani bianchi, benestanti e benpensanti, è espressa nella scelta di Sarah Palin, prima candidata donna per la vicepresidenza del partito repubblicano.(Ricordo che il vicepresidente subentra in tutte le funzioni in caso d’impedimento del presidente).

Mi soffermo su questa scelta tralasciando notizie sulla Convention repubblicana di St. Paul, Minnesota, rovinata dall’uragano Gustav che minacciava New Orleans.

 Sarah Palin, a 44 anni governatrice dell’Alaska, stato di petrolio, alci e ghiacci, un passato di vincitrice in concorsi di bellezza, campionessa di basket, è oggi madre di cinque figli, il primo 20 anni, in partenza per un fronte di guerra l’11 settembre, l’ultimo portatore della sindrome di Down,  testimonianze viventi della incrollabile fede patriottica ed antiabortista della madre, e della sua capacità di conciliare maternità e lavoro indipendente in politica. Sarah , insomma, incarna ed esalta  con la sua  bellezza gli ideali del conservatore repubblicano, e suscita ammirazione e compassione, in una miscela di vita vissuta, che ricorda immagini di frontiera stile Zanna Bianca, ben più eloquente ed efficace di qualunque programma scritto, destinato a svanire nel tempo.

Giovane ed inesperta in politica, non ha mai lavorato a Washington, compensa la visibile terza età di McCain, che lei ammira senza riserve, stupita, quasi incredula del miracolo di essergli accanto: “…Alcune delle grandi opportunità della vita arrivano inaspettate, ed è certamente il mio caso. Non avevo mai pensato di avere incarichi, ma la vita mi ha portata  a diventare Governatore dell’Alaska, ed ora prima candidata donna per la vicepresidenza repubblicana… ciò che ammiro di più in J.McCain è la sua incrollabile capacità di mettere la patria innanzi tutto senza chiedere nulla in cambio…ciò la dice lunga (speaks volumes) sul tipo di generosa leadership che Egli porterà alla Casa Bianca…”, scrive Sarah all’indomani della sua nomina.

Uno dei motivi della sua scelta, è certamente la caccia ai voti delle seguaci di Hillary, tradite dalla trionfante presenza di Obama. C’è da chiedersi come faranno queste democratiche, ex figlie dei fiori ormai nonne, a fare un salto tanto lungo da votare per una donna antiabortista e pro pena di morte, in nome della solidarietà  femminista.

2 settembre,2008