Chi Ha Paura Delle Ombre Cinesi?

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È finito il tempo degli artigiani sacri, dei vasai impareggiabili dell’epoca Ming.  

L’invasione orientale, oggi, ha il marchio del tarocco e tatuaggi infidi; gioca a guardie & ladri con le Fiamme Gialle e le associazioni dei consumatori. Concorrenza (s)leale ben lungi dalle dimensioni familiari che caratterizzano i nostri mercati: il prodotto made in China è contraffatto a priori anche quando, di fatto, è migliore degli altri, e invade il mercato in maniera massiccia, soverchiante. Scarpe, arnesi vari, utensili, vestiario, giocattoli, quasi dovunque a prezzi stracciati [ottimo incentivo a smascherare le “creste” abnormi dei commercianti locali], purtroppo fuori norma, proibiti, tossici, dannosi per la salute. Non sono e non saranno gli unici, ché qualcuno in casa Europa infetta i frutteti e le coltivazioni coi peggiori veleni, spacciati per anticrittogamici o concimi; vende prodotti gonfi di ingredienti cancerogeni e altrettanto nocivi; sotterra tonnellate di scorie radioattive in discariche abusive, e pure in quelle ufficiali; ma è inutile vestirsi d’altri panni solo perché si è scontenti dei propri. Si deve proporre un piano efficace per far fronte alla situazione, senza promettere controlli a tappeto puntualmente disattesi. Informare i produttori del rischio che segue a certe (male)fatte, arginare il flusso occulto di merci, aumentare la consapevolezza della popolazione riguardo a tutto ciò, è il minimo indispensabile. Per muovere tale meccanismo a livello internazionale, però, serve il filtro della politica, nostro malgrado ridotta oggi a un ramo primario dell’economia, incaricata a supervisionare le “grandi opere”, a salvare compagnie di bandiera, riempire le casse a colpi di manovrine e finanziarie. È il piedistallo che conta, e a troppi basta quello di un colle di Roma. Più spesso ancora il trespolo da conferenza, una cattedra scolastica con sopra una tovaglia e un paio di simboli precari. Il movente è noto, il fine anche, e non elenca mai nei programmi elettorali la testimonianza della trasparenza. Non serve denunciare senza prevenire, ma allo scaldasedie con pedigree giova tenere il sacco ben cucito: guai se si scoprisse che dentro c’è polvere anziché farina.