LE PRESIDENZIALI AMERICANE VISTE DALL’ITALIA- Bianco e Nero

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Il prossimo presidente degli Usa erediterà da 8 anni di amministrazione G.W. Bush, repubblicana ed iper liberista, la situazione seguente:

1.Due guerre in corso, in Iraq ed in Afghanistan lontane da una decisiva conclusione. 2.Un enorme debito pubblico  da fronteggiare 3.I disastrosi crack di banche ricche di creatività finanziaria ma poco prudenti, il crack di un sistema senza regole e controlli, reso ancora peggiore, se possibile, dalla mancata approvazione, finora, da parte del parlamento del gigantesco piano  di salvataggio proposto dalla Casa Bianca ,4 L’Iran sulla via del nucleare, 5. La perdita di prestigio  nel mondo dovuto alla devastazione di New Orleans, all’ indifferenza assoluta verso la cultura del profitto,  l’irresponsabile lassez faire, lassez passer, 6. La novità della crescita vertiginosa di nuovi soggetti economici e politici, la Cina e l’India.

Dunque la festa per ora sembra finita, ed un bianco ed un nero si confrontano per farsi carico di un cumulo di guai, eredità della presidenza Bush, definita failed presidency (presidenza in bancarotta).

 I due si sono incontrati per la prima volta a Oxford, Mississipi, nell’università che negli anni sessanta vide la rivolta degli studenti bianchi per la immatricolazione del primo studente nero, tale James Meredith, scelta opportuna a dimostrare che l’America nel frattempo ha fatto qualche buon passo avanti. E’ stato un incontro/scontro fra due generazioni diverse, fra culture ed esperienze diverse, due diversi modi di vedere e di esprimersi.

Ed ecco i rispettivi commenti dopo l’incontro:

Senatore John McCain: … Ho partecipato al primo incontro con il Senatore Obama, e credo che le differenze siano state chiarite…tornerò subito a Washington per trovare una soluzione bipartisan alla crisi che attraversiamo…e sono ottimista su un pronto accordo finale…Non sbagliate, noi siamo pronti a governare l’America, i democratici Obama e Biden, no. Our country first, il nostro paese prima di tutto. Commento laconico, ha ripetuto quello che ha sempre detto, nonostante il profondo cambiamento dei tempi. Il primo ottobre compare online una lettera firmata da lui in cui suggerisce una serie di provvedimenti urgenti per alleviare la crisi che attanaglia l’economia, nonostante il fatto che il Congresso non abbia ancora approvato  il provvedimento Paulson, progettato a salvataggio della disastrosa bancarotta di istituzioni finanziarie di importanza fondamentale per l’economia globale.  

Per Obama il commento all’incontro è firmato David Plouffe, il quale si sofferma a chiarire le differenze sull’economia, come sono emerse nell’incontro ...con Wall Street in crisi e le famiglie in difficoltà,Obama ha presentato un solido piano per rinforzare le classi medie, inclusi sgravi fiscali per quasi tutti gli americani. McCain ha insistito sulla solita vecchia politica, sgravi fiscali per le grosse compagnie petrolifere e nessuna soluzione per le famiglie che lavorano. E’ ora di cambiare politica… Da notare che nel corso del dibattito Obama ha usato l’ espressione classi medie tre volte, McCain nessuna.

Il sondaggio Gallup del 30 settembre dà Obama  in testa su McCain per sei punti,49% a 43%,con un leggero calo rispetto ai giorni precedenti.

  Però a questo punto è bene notare che parliamo del presidente della federazione di stati, degli USA, non del presidente del popolo americano. Questo fa una bella differenza nel sistema di voto e nella conta finale. Infatti il voto popolare espresso nei singoli stati non  elegge direttamente il presidente, ma elegge i grandi elettori, ovvero i rappresentanti dei singoli stati, con il principio maggioritario per cui the winner takes all, il vincitore prende tutto. Sono i grandi elettori che, riuniti nel collegio elettorale, eleggono il presidente. Essi sono 538, 270 è il numero necessario di voti dei grandi elettori per ottenere il mandato presidenziale. È bene notare che accade che la maggioranza del numero dei grandi elettori non coincide con la maggioranza dei voti popolari.

 Questo  sistema fu  scelto dai padri fondatori affinché tutti gli stati avessero un proprio peso politico  nel parlamento federale.

Nei sondaggi ancora parecchi stati risultano in bilico fra i due candidati, sono i cosiddetti  swing states. Dunque ambedue i candidati, il bianco ed il nero, restano  ancor oggi nella zona grigia dell’incertezza. Chi ama i numeri e la statistica e vuole saperne di più, consulti il sito:www.fivethirtyeight.com  che  registra le variazioni della situazione nei singoli stati giorno per giorno.