Visti Da Fuori

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Ci siamo mai chiesti come siamo visti all’estero? Abbiamo mai letto un quotidiano o un periodico straniero che ci descrive?

Siamo "cortesemente" presi di mira. Le accuse vanno dal mancato adeguamento al progresso tecnologico, all’incapacità di una civile e serena convivenza con l’altro, il diverso, lo straniero. Insomma, nell’occhio del ciclone per tutto: dalla politica, alla scuola, dalla sanità all’informazione. Forse è una forzatura ma comunque dovrebbe farci un po’ riflettere: ma non sarà che abbiamo perso la bussola? E pensare che, nel mondo, la nostra fama ha avuto momenti migliori. In passato abbiamo esportato un’immagine positiva, e l’italianità, per un certo periodo e in certi frangenti temporali e sociali, è stata sinonimo non solo di simpatia, ,disponibilità ma anche di qualità, decoro, correttezza. Storicamente – e tanti delle passate generazioni possono confermarlo – al di là dei sondaggi, gli italiani emigrati all’estero sono stati esempio di coesione tra loro, onesti e affidabili lavoratori. Eppure adesso ci mostriamo scaduti nel peggiore dei gironi danteschi, degradati e denigrati sembriamo quasi svuotati di quelle qualità che prima ci attribuivano. Ma siamo davvero caduti così in basso? Siamo davvero tutti più cattivi, menefreghisti e asociali, oppure siamo solo molto più stressati perché il lavoro manca, le borse crollano e la spesa al supermercato non si può più fare? Forse hanno ragione psicologi e sociologi, quando affermano che la qualità della vita ha una reale importanza nel contesto del nostro vissuto, e quando i suoi valori risultano bassi, l’insoddisfazione si ripercuote, come un colpo di frusta, su tutta quanta la società. C’è da chiedersi dunque se quel pensiero positivo, quell’ottimismo che aiuta ad affrontare la quotidianità cominci a mancare agli italiani che si riscoprono più pessimisti, increduli, sfiduciati al punto tale da condizionare i propri singoli comportamenti e produrre disagi generalizzati. Del resto, come dare torto all’instabile precario che non può crearsi una famiglia, non può pagarsi il mutuo indicizzato, non può neppure mettere soldi in banca e conservarli per l’avvenire perché non ne ha, e se pure li avesse, sarebbe comunque scoraggiato dai venti infausti che soffiano dal mondo intero. Come dargli torto di fronte a un governo-casta che si allontana sempre più dal cittadino e dai suoi reali bisogni? L’italiano medio oggi vive una crisi esistenziale prodotta da un gap sempre più evidente tra i suoi bisogni (come un lavoro stabile o quantomeno possibile), un sistema sanitario e una scuola efficiente, una burocrazia che risolva i problemi, snellisca le procedure e, perché no?, la possibilità di realizzare qualche progetto. Come si può pretendere che un cittadino qualunque ritrovi il ciglio del baratro, se non viene aiutato da che ha il potere di farlo? Si tratta di intervenire con urgenti iniezioni di fiducia, una fiducia che le alte sfere si devono riconquistare, perché non basta la poltrona per sistemare la coscienza, non basta il sudore della fronte se non c’è un riscontro positivo e concreto per tutta la comunità. Il virus inoculato fino al midollo, deve assolutamente essere sconfitto prima che sia troppo tardi. Possiamo guarire, a patto che dall’alto arrivino segnali concreti che ci aiutino a riconquistare la positività e la fiducia di cui oggi abbiamo davvero bisogno.