4 parte UE

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L’Europa potrebbe essere la patria di ogni cittadino europeo ed ognuno potrebbe andare a lavorare in altri Stati dell’U.E. con pari dignità e diritti dei nativi (così come oggi un calabrese o un siciliano possono recarsi in Piemonte o in Veneto a svolgere attività essendo sempre cittadini italiani in Italia). Ciò potrebbe contribuire, in parte, a fornire soluzioni al problema disoccupazione nei vari stati membri ed evitare la cosiddetta fuga dei cervelli, specie dal nostro Paese, negli U.S.A..Si potrebbero unire le risorse economiche e tecnologiche, effettuare collettivamente ricerche nel campo tecnico-scientifico e sanitario, escogitare, quale unica nazione, strategie di mercato, militari, politiche, collaborando tutti insieme fattivamente per arginare la concorrenza di Paesi agguerriti economicamente e determinati politicamente. Così come, sempre insieme, attraverso una finanziaria continentale varata da un Governo Federale e non più da quelle circoscritte all’ambito nazionale approntate dai singoli Stati comunitari indipendenti e sovrani, si potrebbero risolvere le questioni relative al mercato del lavoro, a quelle sulle pensioni dei lavoratori europei, all’assistenza agli anziani nel nostro continente e a quant’altro oggi viene, per l’appunto e purtroppo, limitato alle competenze delle finanziarie dei governi nazionali che, oltre a dover  provvedere, ciascuno per sé, a sbarcare il proprio lunario nell’ambito di una paradossale Unione Europea che poi, di fatto, … unione non è, pensano anche al modo di come contrastarsi sul piano economico e politico (l’ultima fu il tentativo decisionale, al vertice di Lisbona dello scorso anno, di privare l’Italia di sei parlamentari europei cercardo, così,  di emarginarla politicamente, appunto) !!!  Difatti e tra l’altro, per quanto si declami, non esiste, al momento, in concreto, e né si sa se ciò potrà mai realizzarsi, né un Governo Federale Centrale che coordina tutto e tutti (come più volte ripetuto in questa sede) né, tantomeno, una cittadinanza europea; per cui oggi ogni cittadino comunitario, in fondo, è ancora e pur sempre uno straniero negli Stati della pseudo U.E.. Per quanto si declami  e ci si incontri a Berlino in folcloristiche manifestazioni per celebrare i 50 anni d’Europa, si combatte ancora fra Stati europei!!  Certo non più con fucili e spade, come un tempo, ma senz’altro, e non per questo con minore accanimento, scannandosi economicamente, cercando di sopraffare l’altro a colpi di concorrenza di mercato, di competitività, fino al suo indebolimento, se non, addirittura, alla sua eliminazione o esclusione politica! Si pensi, ad esempio, a tal proposito, alla vicenda della riforma del Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U. (dove rinnovare tale istituzione nel suo insieme è più che mai necessario ed urgente) in cui l’Italia, nonostante sia membro a tempo determinato del Consiglio di Sicurezza, si sta battendo (anche qui, come in sede europea,” emarginata”) per avere, in quella Istituzione, un seggio “che conti” (?), In ciò è osteggiata dalla Germania che, sostenuta da una Francia puntante a salvare l’eredità del suo seggio storico messo in discussione, vuole invece averne uno per sé, permanente. Tutto ciò quando il vero discorso da farsi (come ancora certi uomini politici europei non hanno capito o non hanno interesse a capire), tra l’altro, sarebbe quello di puntare ad avere una poltrona di “Membro permanente” per tutta l’U.E. come Stato federale, nel suo insieme, con rappresentanti, (a rotazione?), degli Stati comunitari.Purtroppo sembra che tale discorso, proposto anche dal nostro Paese, sia destinato a restare inascoltato agli orecchi da mercante di francesi, britannici e non so se anche di altri. “- Alla faccia degli ideali comunitari e delle belle chiacchiere espresse  attorno ai tavoli delle conferenze intergovernative”!!! –Così come per la questione inerente l’inserimento dell’Italia nel gruppo dei Paesi (cinque più uno) che devono contattare diplomaticamente l’Iran sulla controversia nucleare, dove (anche qui come all’O.N.U.) la Germania si oppone! Ed anche qui non esiste un’Europa come gruppo unico o come stato federale ma un assemblaggio di nazioni in lotta fra loro miranti a conseguire il proprio, unico, tornaconto e prestigio!!!  L’Europa sembra, e certo lo è, una comunità di Fenici, il famoso popolo di navigatori e trafficanti che, ricchi economicamente erano, però, deboli politicamente e militarmente in quanto si facevano guerra fra di loro (Sidone contro Tiro, Tiro contro Biblo …) per il predominio economico nel Mediterraneo. La cupidigia, l’invidia gli uni degli altri impedì loro di avvedersi, o finsero di non avvedersi, dell’avvento delle potenze che via via si avvicendavano, all’epoca, sullo scacchiere mediorientale: Babilonesi, Assiri, ancora Babilonesi, Persiani, Macedoni … Romani, che li fagocitarono facendo perdere loro, col tempo, oltre che l’indipendenza politica, anche e soprattutto, l’identità etnica e culturale. Si è parlato tanto, ma così tanto da rasentare la nausea, di allargare l’U.E. ad altri Paesi fino a comprenderne, al 1° Gennaio 2007, ventisette in tutto e,  più in là ancora, con gli anni, altri. Molti politici, come sopra accennato, con ottusa caponaggine, purtroppo, a mio avviso, hanno continuato e continuano a ribadire tale concetto in ogni occasione (vedansi trattative future per l’eventuale ingresso della Turchia nell’U.E. e che tante polemiche e perplessità suscitano negli ambienti politici e non, oltre che l’adesione, nella stessa, della Romania e della Bulgaria lo scorso anno, ecc. ecc..) ma(e qui sta il ridicolo) invece di accogliere insensatamente “cani e porci” (tali termini, si badi, non vogliono essere usati dispregiativamente verso certi Paesi ma bensì vogliono indicare che oramai, con la succitata politica di allargamento o di adesione, nell’Unione che non c’è viene inglobato chiunque, senza tener conto di fattori storici, politici, geografici bensì di meri interessi economici da parte di spregiudicate lobbies commerciali europee e d’imprenditori senza scrupoli che degli ideali europei se ne importano poco o nulla quanto, piuttosto, di un gonfio portafoglio) nessuno si sogna di dar vita, prima ed innanzitutto, ad uno Stato Federale Europeo, unito politicamente, sul quale, poi, progressivamente e usando un sensato criterio storico-geografico, costruire una grande federazione. Invece, purtroppo, forse proprio perché i gretti, materialistici interessi nazionali e di portafoglio prevalgono ancora su quelli comunitari ma idealistici”,  se così può dirsi, l’unione politica … non si realizza! Si vogliono bensì ritoccare (ovviamente tenendo conto e prioritariamente, da parte delle nazioni interessate,  più dei vantaggi nazionali che degli ideali comunitari) le istituzioni comunitarie, si desidera modificare qualche trattato, snellire qualche procedura burocratica per consentire un più facile e redditizio allargamento, si giunse persino a presentare una “pseudo-costituzione” che, tutto sommato, era ancora una specie di pastrocchio, e per lo più al ribasso, che dava solo conferma all’ U.E. di essere poco più di una mera istituzione sovrannazionale, dove la sovranità rimaneva ancora strettamente appannaggio delle singole nazioni comunitarie, ma parlare seriamente di unirsi prima politicamente e quindi espandersi è molto, ma molto più difficile!!! Tutti gli Stati federati del mondo sono sorti, prevalentemente, dalla iniziale unione politica di pochi Paesi che, una volta dato vita ad una struttura politica, si sono soltanto successivamente estesi ad altri aderenti (vedansi U.S.A. e Svizzera).L’Europa, invece, fa tutto il contrario: crea la cosiddetta moneta unica e decide di allargarsi senza preoccuparsi minimamente di formare prima di tutto uno Stato che sia giuridicamente tale. È come costruire la classica casa cominciando dal tetto! È semplicemente ridicolo, per non dire patetico, ipocrita o, peggio ancora, infame e diabolico parlare di allargare un qualcosa che … non c’é.C’è, per ora, un’istituzione sovrannazionale, una specie di organismo societario del quale gli Stati membri fanno uso e consumo per i propri vantaggi nazionali.Una istituzione nella quale il fine dell’unità politica conta meno di tutto!!!È ancora, difatti, tutto sommato, una sorta di mercatone, un bazar di Paesi gelosamente indipendenti e sovrani in cui soltanto banchieri, imprenditori e malavitosi possono agevolmente aggirarsi per i loro profitti, in barba ai comuni cittadini che, nel quasi totale disinteresse per gli accadimenti comunitari, dall’U.E., per il momento, traggono poco o niente di concreto e vedono bensì, sospettosamente, come una minaccia o un ostacolo ai loro quotidiani, circoscritti, interessi personali (vedansi l’esito del referendum sull’euro in Isvezia, la bocciatura dei francesi ed olandesi, ed ora anche degli irlandesi, alla Costituzione europea, il malcontento in Italia e Germania per l’adozione dell’euro, per non parlare del quasi totale rifiuto all’europeismo da parte di cittadini e governi del Regno Unito e dei Paesi scandinavi). Che cosa si è voluto e si vuole allargare? Forse ancor più confusione ed instabilità in seno ad una Unione Europea che tale non è proprio in quanto non costituitasi politicamente ed ancora, per questo, vistosamente traballante? Non era meglio, invece, quando l’U.E. (l’allora M.E.C.) era composta da nove Paesi per poi pervenire, via via, ai quindici, unirsi prima politicamente, acquisire prestigio e credibilità internazionale e, soltanto dopo, giustamente, allargarsi? Non sarebbe stato meglio annoverare, dapprima come Stati associati, alla primordiale Federazione Europea (il M.E.C. dei nove, o perlomeno, dei quindici) politicamente unita, quelle nazioni, europee, che desideravano aderirvi e, una volta che esse avessero conseguito quei requisiti necessari stabiliti nella Costituzione per far parte dello Stato federato Europa, annetterle a pieno titolo? E così di seguito? Perché, invece, si continua, imperterriti, ad andare avanti a testa bassa perseguendo l’ottusa, cervellotica, egoistica ed assurda politica di allargarsi accogliendo cani e porci ma senza prima unirsi politicamente? Perché i governanti europei, ammesso che veramente desiderino un’unione politica della quale, oramai, si comincia davvero a dubitare (così come in un “Aspettando Godot” di beckettiana memoria o in una sterile attesa d’un improbabile attacco ad una rediviva fortezza Bastiani ne  “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati), temporeggiano tanto su di un argomento così vitale, specie di questi tempi, per le future sorti politiche e non solo, del nostro continente e non si trovano quasi mai d’accordo sul progetto di formare quanto prima, questa benedetta e sospirata unione politica? Perché, ad esempio, invece di osteggiarsi e boicottarsi vicendevolmente, non si parte da alcuni punti basilari e veramente innovativi per iniziare l’impostazione di un serio ed incisivo percorso che sfoci nella proclamazione degli Stati Uniti d’Europa? Si potrebbero proporre, per quei Paesi che vogliono starci, ovviamente con indubbio e notevole spirito di sacrificio e rinunzie da parte dei governi nazionali (perché ciò significherebbe davvero posporre i propri, gretti ed egoistici interessi nazionali a favore di quelli più ampi e comuni dell’U.E. ma che diverrebbero però, come paradossale contropartita, anche interessi e vantaggi nazionali) alcuni fondamentali punti quali, ad esempio: