Ma ogni Paese sta andando per conto suo?

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La crisi dei mercati finanziari sta assumendo dimensioni preoccupanti. Anche i dati di oggi sono tutti in rosso Dal punto di vista dell’Unione europea la domanda che molti si pongono è quella ripresa nel titolo del nostro editoriale: ma ognuno sta andando per conto suo?

La risposta è: No. Sulla risposta immediata, che coinvolge necessariamente anche il denaro dei risparmiatori, il sostegno al sistema finanziario è realizzato certo a livello nazionale, ma in modo coordinato dalle istituzioni comunitarie. Le conclusioni della riunione dei ministri delle finanze di ieri (" Risposte immediate alla crisi finanziaria") dicono che gli Stati membri "si sono messi d’accordo di dare un sostegno alle istituzioni finanziarie rilevanti per il sistema". Questo vuol dire che non tutte le banche saranno aiutate, e non tutti i sostegni saranno un paracadute d’emergenza. Gli interventi saranno realizzati in maniera ordinata. La coordinazione è assicurata dal Comitato economico finanziario composto dai vertici delle banche centrali e dei ministeri del Tesoro, inclusa la Banca Centrale.

Nella loro risposta immediata, i paesi dell’Ue hanno anche riconosciuto come appropriato un approccio che comprende " la ricapitalizzazione di istituzioni finanziarie rilevanti per il sistema e vulnerabili". In altre parole, si crea un cordone di sicurezza attorno a quelle banche che sono troppo importanti ma che possono essere indebolite dalla crisi. Riguardo ai conti correnti dei risparmiatori, la somma minima garantita è passata in un giorno da 20 mila a 50 mila euro. Anche se in Italia la garanzia era già superiore, questa misura si è rivelata molto importante in molti Paesi europei.

Quanto agli Stati Uniti, non c’ è motivo di avere un complesso di inferiorità nei loro confronti. Malgrado il fatto che loro sono " uno " e noi siamo 27, devono ancora azionare il loro annunciato Troubled Assets Recovery Programme, che comunque è da più parti considerato insufficiente, e ancora non c’è un loro piano per ricapitalizzare le banche strategiche e vulnerabili. E poi ci sarà da lavorare con loro quando, passata l’onda d’urto della crisi e l’infinita campagna elettorale per la Casa Bianca, ci sarà da rimettere insieme i cocci e creare un nuovo ordine finanziario internazionale più solido, e, forse, più serio dell’attuale (quella gestione della globalizzazione di cui ci parla da tempo il Professor Mario Monti).

Certo, è difficile andare d’accordo in 27 (e chi non lo sapeva?! Questa è una storiella facile e leggera da raccontare), ma in realtà gli stati dell’Ue lo stanno facendo. La Banca Centrale europea ha immesso liquidità per evitare il congelamento del sistema, e i Paesi sono stati per ora capaci di intervenire, anche in maniera coordinata, a favore delle loro banche strategiche in difficoltà.

Matteo Fornara