Soldi e turismo; il tramonto delle vacanze italiane.

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All’ottobre nero per la finanza mondiale ci si mette il resto.  Rischiano di non fare scalpore i dati rossi della stagione estiva trascorsa sulle coste del Belpaese tanto apprezzate in Europa. Eppure sono pesanti numeri che si sfilano a malincuore nell’indagine sull’andamento economico dei litorali diffusa da «Trademark Italia» nel periodo tra il 22 settembre e il 4 ottobre scorso e resa pubblica nelle scorse ore per  marchiare definitivamente come «estate difficile» quella vissuta dagli operatori del settore. Ma è anche qualcosa di più. Nel campione di 1.506 operatori turistici alberghieri ed extralberghieri italiani, si traccia un quadro statistico complessivo che disegna una flessione del 5,8% rispetto al 2007. In pratica l’immaginario collettivo della moderna vacanza italiana che tramonta e che  rievoca la memoria del pendolarismo, del pranzo al sacco, del traffico infinito sulle autostrade cocenti. La fine di un pezzo della civiltà dei consumi nata negli anni ’60, e che in termini numerici  significa la mancanza di oltre 16 milioni di presenze rispetto al 2007, con una perdita economica stimata intorno al miliardo e mezzo di euro.Un flop dell’intero comparto che sale e scende la penisola, testimoniato non solo dai bagnanti in spiaggia, ma anche dalle prenotazioni d’albergo e per gli  affitti degli appartamenti estivi, sempre molto richiesti in Italia e crollati quest’anno a livello generale di oltre il 20 percento. Non si affitta più appunto, ma si preferisce la toccata e fuga, quella di un giorno, quella dell’ammazzata dalla mattina alla sera.  Il portafoglio piange, e d’altra parte il massimo che si può fare è preferire  strutture ricettive di classe «economy»,  che offrono comfort e servizi a prezzi inferiori a 100 euro.  Nei registri dell’indagine compaiono però anche i flussi europei in movimento verso le spiagge italiane, che aumentano da Francia, Belgio, Olanda e Paesi scandinavi,  mentre diminuiscono fortemente  dalla Germania, Svizzera, Austria,  producendo le pensati flessioni per aree a tipica vocazione germanica,. In ultimo, la crescita esponenziale degli arrivi dai paesi dell’est  a scapito invece dei tradizionali vacanzieri  statunitensi e giapponesi. Tempi che cambiano insieme al turismo.