Sciopero e costituzione

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Se viviamo in un mondo d’incertezze, non vi sono dubbi, invece, sui numerosi problemi che da tempo intaccano il sistema dell’Istruzione, dall’abbassamento dei livelli qualitativi delle lezioni fino al mancato riconoscimento socio-economico della classe docente. Ne consegue, e ne conseguiva, il bisogno di una riforma. Questa, però, non può esistere senza la consultazione di tutte le parti in causa, anche e soprattutto degli operatori tecnici che operano nel settore, e neanche con la diminuzione dei finanziamenti, peraltro costantemente ridotti, in proporzione al Pil, dal 1990 fino ai nostri giorni, in uno dei settori nevralgici per il miglioramento di tutto il sistema Paese. Rincresce sentire, poi, che il ministro all’Istruzione dica di non potersi far carico del precariato, dato che questo è fatto da persone che hanno impegnato parte della vita in studi, spendendo risorse e tempo, superando concorsi nazionali o corsi-concorsi, SSIS, e in questo caso studiando ulteriormente per altri due anni, affrontando 300 ore di tirocinio e pagando ulteriori tasse universitarie. Sicuramente ora non si può ragionare sul chi ha fatto cosa e quando, quanto sul richiedere le dovute migliorie, per gli alunni, e quella tutela del lavoro, per gli insegnanti e per il personale tecnico, che gli stessi lavoratori scolastici lamentano da anni, indipendentemente dalle posizioni politiche, perché la difesa della Scuola deve interessare tutti. Il 30 ottobre Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda, e in generale insegnanti, personale ATA, genitori, e tutte le persone contrarie al decreto-legge 137/2008, scenderanno in piazza per contrastare gli interventi del Governo sulla Scuola, che in definitiva si concretizzano in una manovra indiscriminata di tagli. Queste sigle sindacali, oltre la revisione del suddetto decreto-legge, chiedono l’apertura di un tavolo negoziale per individuare insieme gli sprechi, salvaguardare la qualità della Scuola e la professionalità degli operatori che vi operano, rinnovare il contratto collettivo nazionale di tutto il personale scolastico e tutelare il personale precario, intervenendo sul turn-over e sul pensionamento. Probabilmente erano anni che non si vedeva una tale mobilitazione trasversale a favore della Scuola e, indipendentemente dal fatto che l’adesione allo sciopero sia una decisione personale dettata dalla coscienza di ognuno, è giusto dire che questo (che per legge deve tendere alla protezione e promozione degli interessi collettivi dei partecipanti) è uno strumento dei lavoratori, un diritto garantito dall’art. 40 della Carta Costituzionale della nostra repubblica, dal Codice civile e penale e dagli articoli 15 e 28 dello Statuto dei lavoratori del 1970 e, nel caso della Scuola, servizio pubblico essenziale, ulteriormente disciplinato e limitato nell’ottica altruistica e della convivenza sociale attraverso le leggi 146/90 e 83/2000. Come scritto, lo sciopero è garantito dalla nostra Costituzione, nata in seguito alle tragiche vicende che sconvolsero l’Italia durante la Seconda guerra mondiale, ma per questo sentita ancor più come elemento fondante per l’unione del Paese; carta fondamentale ispirata all’universalità, alla moderazione, all’equità attraverso una base di largo consenso, attestatosi quasi al 90% dei componenti dell’Assemblea costituente, per tutelare i diritti fondamentali dei cittadini. Una Costituzione, la nostra, positiva per la sua forza di modernità, nata dall’intesa dei rappresentanti dei maggiori partiti politici antifascisti e, come affermato da poco dallo stesso linguista Tullio De Mauro, anche dalla sua veste linguistica, ispirata alla semplicità, per il raggiungimento del maggior numero di cittadini. Anche il diritto al lavoro (art.4) e allo studio (art.34) sono tutelati dalla Costituzione, che non tutti conosceranno nella sua interezza, ma viste le amnesie che sembrano investire il Paese, è giusto ricordare, inoltre, che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al popolo (art.1); che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge (art.3); che l’Italia riconosce e promuove le autonomie locali (art.5) e lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica (art.9); che tutela la libertà di pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure (art.21); che l’arte e la scienza sono libere, come ne è libero l’insegnamento (art.33). Insomma, solo con una consultazione di tutte le parti in causa, e nel rispetto dei principi fondamentali della Costituzione italiana, si potrà arrivare al corretto ripensamento del sistema dell’Istruzione, come alla migliore amministrazione dell’intera nazione.