Barak Hussein Obama, il vincitore

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Il fatto più straordinario ed anche più commovente della storia americana, un uomo di colore nella sala ovale della Casa Bianca,  segna il passaggio dall’America wasp…. a maggioranza bianca, di cultura anglo sassone e religione protestante, ad un America multiculturale, che riconosce ed accetta la presenza di etnie e culture diverse non solo nella società civile e nel mondo del lavoro, ma anche nel mondo della politica alta, quella che prende decisioni che riguardano gli USA e tutto il mondo.

E’ un fatto che ha alle spalle una storia sanguinosa, prima la importazione ed il commercio di schiavi neri, poi la guerra di secessione, fra gli stati del nord e la confederazione di stati del sud e l’assassinio del  presidente Abramo Lincoln,  colpevole di aver abolito la schiavitù nera. Seguì la segregazione razziale, la cui più visibile manifestazione fu ed è tuttora la divisione nelle grandi città industriali del nord fra quartieri benestanti bianchi e   ghetti neri.

Appena  una cinquantina di anni fa una donna nera si rifiutò di cedere il posto ad un bianco sull’autobus, gesto eroico allora, che iniziò un lento processo di integrazione e crescita economica e civile dei neri. Rimane ancora oggi un fatto, però, che l’arrivo di neri nei quartieri riservati ai bianchi fa scendere precipitosamente il valore delle case, cosa che in America sanno anche i bambini. Inoltre sono ancora vivi nefandi gruppi di folli estremisti come i naziskin ed il KKK, il clan degli incappucciati bianchi responsabile di roghi di neri nel sud, che ritengono di dover difendere con le armi la purezza dei cristiani di razza bianca.

Ed ora dopo otto anni di presidenza repubblicana Bush, segnata dalla guerra in Iraq per armi di distruzione di massa che non sono mai state trovate perchè non c’erano, da una devolution selvaggia che ha portato al fallimento storico della Lehman Brothers, da un massiccio intervento statale, senza precedenti nella storia del capitalismo, per evitare il tracollo del  sistema bancario, e da  un’ economia a crescita zero o quasi, ecco che gli americani voltano pagina, coraggiosamente votano per la  novità, anziché per l’usato sicuro.

Il 44 Presidente degli USA si chiama Barack Hussein Obama, finora senatore dell’Illinois. Ecco alcuni cenni biografici su di lui:

È nato il 4 agosto 1961, a Honolulu, nelle Hawaii da padre kenyano e madre bianca americana. Il padre, Barack Obama Sr., ha sposato sua madre, Ann Dunham, quando studiava alla University of Hawaii. La coppia si è separata quando Obama aveva due anni. Il padre ha fatto ritorno in Kenya dove è diventato un noto economista. E’ morto in un incidente d’auto nel 1982. In seconde nozze la madre ha sposato un indonesiano, Lolo Soetoro. La famiglia si è trasferita in Indonesia, dove Obama è rimasto fino all’età di 10 anni, dopo di che è tornato a vivere con i nonni alle Hawaii, dove ha frequentato con una borsa di studio la Punahou Academy, un istituto d’élite.Ha sette tra fratelli e sorelle in Kenya, figli del padre, e una sorella, Maya Soetoro-Ng, da parte di madre.

Sposato con Michelle Robinson, ha due figlie femmine. Appartiene alla United Church of Christ.

Dopo avere terminato il college nel 1983, Obama ha lavorato per un consulente finanziario di New York ed una associazione di consumatori. Ha trovato lavoro a Chicago nel 1985 nell’organizzazione del Progetto di sviluppo delle comunità – un gruppo religioso che si proponeva di migliorare le condizioni di vita nei quartieri poveri.

Tre anni dopo è entrato alla Harvard Law School, dove è diventato il primo presidente nero della rivista di legge dell’università. Ha lavorato come associato pro tempore nello studio legale Sidley Austin a Chicago, dove ha conosciuto la futura moglie. Dopo essersi laureato a Harvard nel 1991, Obama ha esercitato come avvocato specializzato in diritti civili in un piccolo studio di Chicago, in seguito è diventato professore di diritto costituzionale alla University of Chicago nel 1993.

Cariche politiche: Obama ha ottenuto un seggio al Senato dell’Illinois nel 1996. Durante quella legislatura ha lavorato sulla legislazione del welfare e temi etici e su un provvedimento che prevedeva la registrazione elettronica degli interrogatori della polizia e delle confessioni nelle inchieste per omicidio.

Obama ha conquistato un seggio molto ambito per il Senato Usa nel 2004, strappando a sette rivali la candidatura per il Partito democratico e ha poi vinto l’elezione.

Il National Journal, che non parteggia per alcuna forza politica, ha definito Obama il senatore più liberal nel 2007, fondando il suo giudizio su come aveva votato in Parlamento quell’anno. Era stato classificato al 10mo posto della lista dei più liberal nel 2008 e al 16mo posto nel 2005.(Fonte Reuters)

Riassumo in breve il  punto fondante della sua campagna elettorale, si chiama grassroot movement, il movimento delle radici dell’erba, che ha esteso a tutti gli stati americani l’esperienza di Obama fatta nel ghetto nero di Chicago nell’organizzazione di masse di diseredati per il miglioramento del loro  tenore di vita in generale e per la difesa dei diritti civili, miglioramento che deve avvenire dal basso in alto (from the bottom up) e non viceversa. Ha esteso questa esperienza a tutti gli USA, creando una fitta rete di volontari attivissimi ed entusiasti senza precedenti nella storia americana. Questi hanno fatto telefonate, visite porta a porta, incontri pubblici per la discussione del programma elettorale, inviato email, e soprattutto hanno raccolto soldi, tantissimi,  700 milioni di dollari, per pagare le spese della campagna elettorale. Ricordiamo che a giugno Obama rinunciò al finanziamento pubblico della campagna elettorale. L’evento finale della campagna è stato un  documentario di mezz’ora, trasmesso sulle reti costa a costa alla stessa ora, dal contenuto che ha toccato l’emotività del pubblico, altre che la ragione.

E questo è il segreto della ascesa politica di Obama, infatti egli è un tipo definito polarizzante, cioè che unisce la gente e la organizza, bravissimo a superare le differenze ed i contrasti  di interessi in nome di valori etici comuni a tutti. Prima di tutto la fede in un destino comune dell’uomo, nel progresso economico e civile che deve superare  le divisioni create dalle religioni esistenti.

Ha raggiunto ed emozionato masse sterminate non solo con la forza delle idee, ma con lo stile della sua oratoria. I suoi comizi, infatti sono costruiti su frasi semplici che si ripetono ed  organizzano le varie argomentazioni, si ripetono seguite dal coro  del pubblico che scandisce lo slogan: change, yes we can, diventato sempre più intenso e partecipato, coro che sottolinea le sue argomentazioni come accade nei concerti gospel, dove ad un solista che canta  frasi semplicissime, e ripetute all’infinito, risponde il coro sul palcoscenico ed  il pubblico in sala. Pubblico originariamente composto di soli neri, oggi, da tutti.

Auguriamoci ora che questo concerto gospel duri 4 anni, anzi  8, senza spargimento di sangue.