Berlusconi ed Obama: fra gaffe e leadership

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Ricordare l’ultima gaffe di Berlusconi? ecco come e’ stata letta e commentata in USa . Dal nostro illustre collaboratore dagli USA   “Vuoi anche tu essere messo nella lista di quelli che ho definito ieri”?  Ecco come Silvio Berlusconi  ha risposto ad un giornalista dell’agenzia di stampa americana Bloomberg. La lista consiste di “imbecilli” secondo il primo ministro italiano perché non hanno apprezzato il suo commento che Obama “è giovane, bello ed abbronzato”. La gaffe di Berlusconi ha fatto il giro del mondo  ma il leader italiano non ha sentito il bisogno di chiedere scusa.
         Obama ha anche lui fatto una gaffe durante la sua prima conferenza stampa dopo essere stato eletto presidente. Il senatore dell’Illinois ha detto che si era consultato con tutti gli  ex presidenti viventi ma non aveva esteso i suoi sforzi ad una “seduta alla Nancy Reagan”. Come si sa la moglie di Ronald Reagan si era dedicata allo spiritismo. Obama ha capito che il suo commento potrebbe essere interpretato in modo negativo ed ha subito telefonato a Nancy Reagan per chiedere scusa.
         Le due diverse reazioni alle gaffe ci dicono parecchio sulle qualità di leadership e la serietà dei due politici. Berlusconi vive nel suo proprio mondo e crede di potere fare e dire quello che vuole senza nessuna conseguenza. Basta che una maggioranza degli italiani continui a votarlo lui si vede in libertà assoluta di agire senza nessun freno.
         Non solo. Se qualcuno cerca di fargli vedere un altro modo di considerare le cose Berlusconi contrattacca dando dell’imbecille a quelli con un’opinione diversa dalla sua. Per Berlusconi c’è solo una verità e quella la possiede lui solo. Gli altri sono soltanto dei fessi che non capiscono la sua intelligenza.
         In realtà Berlusconi dovrà essere una persona molto insicura dato che non riesce ad ammettere che lui può come tutti gli altri sbagliarsi.
         Obama è molto più serio e perspicace e nonostante la sua intelligenza si rende conto che a volte si può sbagliare. Una volta resosi conto dello sbaglio lui si corregge. Il grande vantaggio è che non ripete lo stesso errore ed usa lo sbaglio per migliorarsi e naturalmente influire sulla gente in modo positivo.
         Il metodo Berlusconi invece non fa che creare polemiche ma serve anche a distrarre gli italiani dai loro problemi che il leader non riesce a risolvere. Quindi invece di  concentrarsi sulle questioni economiche Berlusconi passa una buona parte del suo tempo a fare il pagliaccio che naturalmente spinge tutti a concentrarsi sui problemi psicologici del leader. In essenza, Berlusconi riesce a vedere poco al di fuori di sé stesso. Il punto di vista degli altri non vale nulla.
         Le eccezioni a questa regola vi sono ma sono rarissime. Un esempio non tanto lontano è avvenuto quando Berlusconi dovette scusarsi pubblicamente con sua moglie Veronica.  La signora Berlusconi aveva chiesto al marito pubbliche scuse per avere detto a Mara Carfagna, l’attuale ministro alle Pari Opportunità,  che se non fosse già sposato la sposerebbe subito.
         Come leader di uno dei Paesi più importanti del mondo Berlusconi non capisce che le sue parole possono recare danni all’Italia e specialmente agli italiani che risediamo all’estero. L’imbarazzo di un primo ministro viene riflesso a tutti gli italiani e in alcune menti conferma l’immagine degli italiani come null’altro che buffoni. La realtà è naturalmente diversa ma le spacconate del nostro primo ministro  spingono in una direzione negativa.
         La reazione misurata di Obama invece produce effetti positivi dato che mette subito da parte le gaffe e gli permette di concentrarsi sui problemi degli Stati Uniti che in grande misura hanno anche un forte impatto sul resto del mondo.
         In un’altra delle sue battute Berlusconi ha detto che lui potrà “dare dei consigli” ad Obama come “collega più anziano”. Obama però non ha bisogno di consigli dal primo ministro italiano. Invece di offrire consigli al neo eletto presidente americano Berlusconi farebbe meglio a chiedere consigli al suo “giovane” collega.