Obama: un New Deal per l’America?

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Il mio primo obiettivo, quando entrerò in carica, sarà affrontare la crisi economica”. Ecco come Barack Obama, neoeletto presidente degli Usa ha sottolineato l’importanza di risolvere i problemi economici che affliggono il Paese.
         Non sarà facile ma sembra che per stimolare l’economia si punterà sugli investimenti nelle infrastrutture per la costruzione di opere pubbliche. Si prevede un’infusione di fondi per la costruzione di nuove strade, riparazioni di autostrade, miglioramenti ad aeroporti, costruzione di nuove scuole, riparazione di ponti, e altre opere pubbliche. Una specie di New Deal, un nuovo corso, un programma  simile a quello implementato durante la Grande Depressione negli anni trenta oppure quelli del 1962 o 1976. Non si è ancora deciso nulla dato che Obama non è ancora presidente ma si è parlato di una cifra di 60 a 100 miliardi di dollari per questi tipi di progetti.
         Non tutti sono d’accordo data la fretta di ottenere risultati rapidamente. Alcuni politologhi credono che investire su lavori pubblici non darà benefici tempestivi e sarebbe meglio  dare soldi direttamente ai cittadini mediante ribassi di tasse. Con più soldi in  tasca da spendere l’economia si riprenderebbe rapidamente. L’idea delle opere pubbliche prenderebbe tempo perché bisognerebbe determinare quali progetti iniziare. Ci sarebbe naturalmente la concorrenza fra gli Stati ed alcuni usufruirebbero più d’altri creando spese tipo pork barrel. Per queste ragioni il presidente Bush ha preferito mandare assegni direttamente ai cittadini la scorsa estate. Il piano però non ha funzionato.
         La crisi è molto più seria e l’idea delle spese su opere pubbliche sembra ricevere più consensi. Vi sono degli economisti che considerano le spese su opere pubbliche utili a lungo andare ma anche con benefici immediati. Si crede che i possibili investimenti ridurrebbero la disoccupazione e aiuterebbero coloro che sono stati colpiti direttamente o indirettamente dalla crisi dei mutui. L’effetto di un investimento di 75 miliardi di dollari potrebbe creare un milione di posti di lavoro.  Ogni dollaro investito sulla infrastruttura aumenterebbe il Pil di 1,59 dollari.
         Per quanto riguarda i progetti da iniziare ce ne sono abbastanza. Quasi ogni Stato ha dovuto frenare con le spese pubbliche al livello regionale per il fatto della crisi economica. In California, specialmente, esistono progetti di trasporto che potrebbero iniziare quasi subito.
         In linee generali quelli che favoriscono investimenti in opere pubbliche si trovano alla sinistra politicamente. Quelli che si oppongono invece vogliono rallentare ed in certo senso sono contrari ad un governo che investe in grandi imprese vedendole come lavori di un governo socialista.
         La realtà è diversa dato che la spesa pubblica in lavori che recano benefici diretti al Paese non solo stimoleranno l’economia ma sono allo stesso tempo cose che si dovrebbero fare. Dopo anni di governi repubblicani che non hanno fatto altro che tagliare le tasse e creare deficit il nuovo governo deve risolvere questa crisi direttamente investendo i soldi della gente che in un modo o nell’altro recheranno benefici a tutti.
         Si tratta in fin dei conti di una questione filosofica. L’insistenza sull’iniziativa privata come soluzione a tutti i problemi si è rivelata una falsa promessa. Ecco come si spiega il ritorno del Partito Democratico al potere esecutivo e legislativo. Gli americani si sono resi conto che dopo avere scommesso sui Repubblicani e le loro idee di capitalismo sfrenato adesso è ora di sterzare a sinistra. Il governo non è più la fonte di tutti i mali. Infatti, il governo può essere la soluzione.
         L’importanza del ruolo del governo nella ripresa economica lo ha annunciato anche la Cina. Il governo cinese ha detto che per stimolare l’economia vareranno un piano di spesa pubblica di 568 miliardi di dollari. Che cosa faranno con questa ingente somma? Costruiranno autostrade, aeroporti,  ferrovie ed altre opere pubbliche per il popolo cinese. La spesa non solo aiuterà la Cina ma stimolerà anche l’economia mondiale. Un modello che gli americani potrebbero seguire.