Energia. Special issue on Energy

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Nuove misure per rafforzare la sovranità energetica dell’Ue
Il 13 novembre la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto di misure per l’attuazione della nuova politica di energia e di lotta ai cambiamenti climatici che serviranno a facilitare il rispetto degli obiettivi del 20-20-20.

Queste proposte sono anche una risposta della Commissione all’invito fatto dal Consiglio europeo straordinario del 1° settembre – tenutosi a seguito della crisi georgiana – di puntare con ancora maggiore convinzione su una maggiore sicurezza energetica europea.

I punti chiave della nuova proposta, che mira dunque a rafforzare la nostra capacità di approvvigionamento, sono la necessità di diversificare la fornitura energetica e la realizzazione di nuove infrastrutture.

Il pacchetto contiene misure specifiche su efficienza energetica, energia eolica, stock petroliferi, gas naturale e nucleare.

L’obiettivo è anche quello di utilizzare più rinnovabili ed efficienza energetica per ridurre la nostra dipendenza da importazioni di energie da paesi terzi – attualmente circa il 54% dell’energia utilizzata nell’Ue -, con un costo annuo di 700 euro per ogni cittadino europeo.

Come ha ricordato più volte la commissaria europea per le relazioni esterne e la politica europea di vicinato Benita Ferrero-Waldner, una maggiore attenzione per l’aspetto energetico nell’ambito dei rapporti coi paesi terzi, sarebbe di fondamentale importanza per la sicurezza energetica dell’Europa. Una maggiore sicurezza di approvvigionamento contribuirebbe a rendere l’Europa meno “ricattabile” e oggettivamente più libera e credibile nella sua azione sulla scena internazionale.

Questa credibilità, insieme a più unità di azione, specie in riferimento alla politica energetica, appaiono strumenti indispensabili per rispondere alla crescente domanda dell’opinione pubblica di maggiore incidenza europea nell’affrontare le crisi che si stanno delineando nel nuovo mondo multipolare.

Il pacchetto quadro energia e cambiamenti climatici proposto all’inizio del 2007 come una vera e propria rivoluzione nel modo di produrre e consumare e strumento di maggiore autonomia per l’Ue, è ancora in attesa di un accordo politico definitivo sui punti rimasti aperti. La presidenza francese appare decisa a chiudere un accordo in occasione del prossimo Consiglio europeo di fine anno, malgrado le resistenze di alcuni Stati membri, tra cui l’Italia.

Gli Stati devono legittimamente negoziare al meglio dal punto di vista degli interessi nazionali che rappresentano. Senza mai dimenticare il quadro generale europeo all’interno del quale si devono necessariamente muovere e gli obiettivi strategici non solo di breve periodo. In proposito, come ha ricordato in un recente discorso il presidente della Commissione europea Barroso, sarebbe un grave errore per l’Europa frenare la nostra politica su clima ed energia in conseguenza della crisi finanziaria. Questa politica, se portata avanti con intelligenza e determinazione, è infatti uno degli strumenti più importanti che l’Europa unita può utilizzare, non solo per rafforzare la sua azione nella governance della globalizzazione, ma anche per uscire dalle secche della recessione economica.

Carlo Corazza
Direttore della Rappresentanza a Milano