INTERVISTA -Il vero nemico della salute è la perdita della speranza

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Bellieni risponde a chi usa le malattie per cancellare la persona. Un’ interessante intervista sulla cosa piu’ preziosa che abbiamo nella vita e che a volte ci dimentichiamo : LA SALUTE

 Che cos’è la salute? Perché un disabile o una persona affetta da malattie permanenti si comporta meglio di chi non ha nessuna malattia? Come si deve comportare il medico di fronte alla malattia?

A queste e altre domande ha cercato di rispondere, in questa intervista a ZENIT, il professor Carlo Bellieni, Dirigente del Dipartimento Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Universitario “Le Scotte” di Siena e membro della Pontificia Accademia Pro Vita.

In un editoriale pubblicato da “L’Osservatore Romano” il 19 novembre, Bellieni aveva scritto che la definizione di salute promulgata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948 – “la salute è uno stato di completo benessere psichico, fisico e sociale” – finì col nascere zoppa e insoddisfacente.

“Come ben si capisce – aveva spiegato – la definizione rischia di scivolare nella pura utopia, dato che nessuno può vantare un simile livello di benessere, o di far diventare malattia ogni stato di non completo benessere, e questo porta ad una serie di conseguenze che ancor oggi paghiamo”.

Tra le conseguenze di questo modo di vedere, Bellieni aveva citato la creazione di un mercato delle malattie, “la corsa ad una vera e propria creazione di ‘nuove malattie’ per vendere nuovi farmaci”, la medicalizzazione del desiderio – per cui “se tutto può diventare malattia, il medico può essere chiamato a soddisfare richieste che non solo non condivide, ma che sa che possono nuocere alla salute” – e lo scoraggiamento di tanti malati ad ottenere una reale salute, dato che questa sarebbe solo un “pieno benessere”.

Quale può essere un approccio positivo e costruttivo alla parola “salute”?

Bellieni: Per rispondere proviamo a pensare a quando sentiamo di non godere di buona salute, di non essere sani. Forse risponderemo che ci sentiamo non sani quando abbiamo una malattia; ma tutti sappiamo che certe malattie possono essere presenti e noi non accorgercene, o che ci sono noti personaggi che pur con gravi handicap sono formidabili tenori o jazzisti, o sportivi di fama. Dunque, dovremo cercare un’altra via per definire la salute.

Forse quella più semplice è capire che ci sentiamo “non sani” quando vorremmo fare una cosa che riesce agli altri nostri “pari” (per età o per sesso, ad esempio) e non ci riesce; oppure quando non riusciamo più a fare una cosa che di solito ci riusciva facile. Insomma: la parola salute è legata a filo doppio con la parola desiderio. La salute è la possibilità che i nostri desideri si realizzino.

Tutti i desideri?

Bellieni: Ovviamente non i desideri fuori dell’ordinario come per esempio andare sulla luna (a meno che non siamo astronauti), o di correre i 100 metri in 10 secondi netti (a meno che non siamo in lotta per una medaglia olimpica); ma i desideri quotidiani, quelli ordinari di giustizia, di bellezza, di pace, e quelli personali, di fare le cose che amiamo fare. Ovviamente i desideri di un bambino sono ben diversi da quelli di un adulto, e quelli di un giovane ben diversi da quelli di un vecchio, quelli di un malato grave diversi da chi non ha quella malattia; ma la sostanza non varia: la salute è la realizzazione dei desideri “propri” dell’età o dello stato, “adeguati” al singolo individuo. Altrimenti si cadrebbe in quella che è stata definita “medicina dei desideri”, ma che sarebbe più giusto chiamare “medicina delle pretese”.

E per un malato?

Bellieni: Il malato, come ogni altra persona, ha i suoi desideri. Il problema nasce se la sua patologia – talora non risolvibile – non lascia vedere altro al di fuori di essa. Questo è la mancanza di salute reale: la perdita del desiderio, offuscato dalla patologia. Per questo tutto deve essere fatto per sconfiggere la malattia: perché il desiderio della persona non venga offuscato. Chi può negare che gli atleti disabili, per esempio quelli che abbiamo visto alle Paralimpiadi, compiano dei gesti atletici stupendi, segno paradossalmente di ottima salute perché segno di un desiderio sano? O che certi artisti famosissimi pur nella loro disabilità compongano o cantino in modo invidiabile ai “sani”?

Ma certe malattie sono gravissime.

Bellieni: E’ vero, ed è anche vero che tante persone con malattie gravissime offrono esempi di speranza e serenità. Come è possibile questo? Forse solo pensando che anche la peggiore malattia può non essere l’ultima parola su di sé. Questo non significa sottovalutare la cura (che siamo ancor più tenuti a offrire), ma valorizzare la persona.

Dunque la malattia può non essere un ostacolo assoluto alla salute.

Bellieni: Pensare che lo sia sarebbe togliere speranza a tanti malati. In fondo il contrario di “salute” non è la malattia, ma la disperazione, la perdita del desiderio. La malattia è un ostacolo alla salute nella misura in cui blocca la strada della realizzazione dei desideri, e per questo va sconfitta con tutte le armi della medicina e della volontà. Ma il vero nemico della salute è la perdita del desiderio, la perdita della speranza, la disperazione.

E’ questo il vero nemico di cui le malattie non sono che delle avanguardie. E per questo la parola d’ordine è “mai abbandonare” il malato, sia dal punto di vista umano per valorizzarne tutte le capacità, sia dal punto di vista medico (finché la medicina ha una possibilità di essere utile): la medicina deve progredire e la società deve fare ogni sforzo per rendere questo progresso accessibile a tutti e ancor più spedito.