Fra Il Fumo e l’Arrosto

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È su tutte le prime pagine dei giornali, e nella scaletta di ogni TG. L’hanno chiamata deflazione. Poco importa chi le ha dato questo nome; la paternità è solo un supporto temporaneo all’architettura delle cose. Le illazioni anche. In USA, il nuovo presidente Barack Obama ha proposto un piano per la creazione di due milioni e mezzo di nuovi posti di lavoro; da noi il comitato esecutivo della Banca Centrale Europea lamenta l’uso improprio del termine, poiché non c’è il rischio di una diminuzione generale dei prezzi al consumo. Quella che, invece, farebbe felici milioni di persone. Ma se i tassi scendono, avverte il rappresentante della Bce, Bini Smaghi, gli investitori andranno incontro a perdite in conto capitale. Secondo la Macroeconomia, la deflazione è il rallentamento della spesa dei consumatori e delle aziende, i quali restano alla finestra in attesa di ulteriori cali dei prezzi, innescando un pericoloso gioco al ribasso capace di falciare i ricavi delle imprese e dei produttori. E senza il motore primario, l’economia non può girare. In sostanza, serve che la gente riprenda a consumare, anche se nel portamonete si conta qualche ragnatela di troppo. “Facile a dirsi”, commenta chi ricorre al mercatino cinese, alla bancarella sottocosto, a centellinare la spesa, riscaldando il pane secco nel microonde. Insomma, chi sa respingere le lusinghe dell’attimo, rafforza la propria fiducia e la consistenza. Il consumatore italiano, però, non ne trae benefici sostanziali, perché del respiro globale è l’ultimo a godere i vantaggi. Monopoli, corporazioni parassita e infiniti intermediari gli sottraggono ogni opportunità prima che essa si concretizzi. Se casa, stipendio, liquidità bancaria o postale, investimenti, Tfr, polizze di risparmio, pensioni già maturate e titoli vari abbassano il loro valore, molti si scoprono più poveri, ma chi non ha casa di proprietà, Bot o polizze varie, chi è debitore, correntista in rosso, giovane senza futuro né Tfr, non può che augurarsi una potente deflazione. Se due milioni di famiglie hanno le tasche vuote alla seconda settimana del mese, lo spettro del recesso offusca anche il cielo più sereno, turba l’animo del realista quanto quello dell’ottimista più incallito. Perché se “chi lavora non ha tempo per fare i soldi”, di certo non li cerca fra le schede del Superenalotto, o le complesse teorie del capitale.