Obama: da liberal a centrista?

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Nel primo dibattito presidenziale John McCain aveva etichettato Barack Obama il senatore più liberal degli Stati Uniti. Ciò si potrebbe considerare vero per quanto l’opposizione del presidente eletto alla guerra in Iraq.

Per il resto Obama non si trova più a sinistra di tanti altri senatori e politici liberal.
   Le scelte per il suo gabinetto finora suggeriscono che Obama governerà da moderato bipartisan senza evitare di includere ex avversari nel suo governo. A cominciare dal suo ex rivale più diretto, John McCain, con il quale Obama si è incontrato subito dopo l’elezione per discutere i problemi del Paese. Il senatore dell’Arizona ha dichiarato che lui sarà disposto a cooperare con Obama una volta che questi avrà prestato giuramento come il quarantaquattresimo presidente.
   L’altra principale avversaria di Obama dopo McCain, Hillary Clinton, non ha solo promesso di cooperare ma sembra che l’ex first lady sia già un membro fondamentale del gabinetto. Tra qualche giorno dovrebbe esserci l’annuncio ufficiale della Clinton come segretario di Stato. In ciò Obama metterebbe da parte l’appoggio per la guerra in Iraq da parte dell’ex first lady, un punto significativo di divergenza fra i due nelle elezioni primarie. Ciò non vuol dire che l’ex first lady metterebbe in atto le sue idee nel campo della diplomazia. L’attuale senatrice dello Stato di New York  dovrebbe seguire la linea imposta dal suo presidente ma ovviamente lei avrebbe una certa libertà di operazione.
    L’ex first lady non è l’unica persona dell’amministrazione Clinton a fare ritorno al potere esecutivo. Il chief of staff di Obama è Rahm Emanuel che aveva fatto il vice del suo nuovo ruolo nella Casa Bianca di Bill Clinton. Altri nomi significativi  dell’amministrazione Clinton farebbero ritorno al potere. Alcuni notissimi, come John Podestà, già chief of staff di Clinton, ma altri un po’ meno come Greg Craig, avvocato speciale del marito dell’ex first lady.
   Le altre scelte  del gabinetto di Obama finora rivelano altri legami con i Clinton come per esempio  Bill Richardson il quale sarà il nuovo segretario del commercio. Il nuovo segretario del tesoro, Timothy Geithner, aveva anche lui lavorato alla Casa Bianca di Clinton.
   Ci sarà anche il ritorno di facce conosciute nel mondo politico di Washington come Thomas Daschle, ex presidente del Senato, il quale diverrà il segretario alla salute.
   La squadra di Obama non à ancora completa ma da quanto si è visto fino ad oggi il neoeletto presidente si sta circondando di persone con esperienza ma anche di individui centristi. Si crede che data la crisi economica americana e globale ci sarà poco tempo per imparare e bisognerà iniziare il lavoro senza un periodo di rodaggio.
   Obama ha fatto sapere che non escluderà nemmeno membri del Partito Repubblicano nel suo gabinetto. Si è già speculato che l’attuale segretario della difesa Robert Gates rimarrà al suo posto nell’amministrazione di Obama.
   Infatti Obama ha già dato indicazioni che nonostante il fatto che George Bush sia ancora presidente lui è già al lavoro per assicurare gli americani che sin dal suo primo giorno o forse prima si comincerà a vedere l’effetto dei suoi sforzi.
   Obama non potrà “scendere in campo” ufficialmente fino al 20 gennaio del 2009 ma si sta muovendo con determinazione. Alcune delle sue azioni sembrano già avere effetti positivi. Non sarà coincidenza che subito dopo l’annuncio di Geithner a segretario del tesoro la Dow Jones ha guadagnato 500 punti.
   Mancano due mesi al giuramento ufficiale di Obama come presidente. Ciononostante il presidente eletto sta già lavorando su due fronti. Da una parte sta formando il suo gabinetto. Allo stesso tempo però è già in stretta comunicazione con membri del Congresso. Alcuni parlamentari hanno indicato che non appena entrerà alla Casa Bianca Obama avrà un disegno di legge per stimolare l’economia pronto ad essere firmato. Non importa se il contenuto sia di sinistra o di destra. Ciò che importa è che l’intensa attività di Obama ci dà speranze che si uscirà da questa crisi economica.