USA -Il problema e la soluzione

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I sondaggi Gallup di dicembre sull’andamento del mercato americano dicono che la spesa per i consumi  è aumentata dal giorno del Ringraziamento, ben oltre la media di spesa precedente quel giorno ed anche al di sopra della media del 2008. Emanuela Medoro 
 

 Dunque sembrerebbe che una buona ventata di ottimismo percorra i mercati americani nel periodo prenatalizio.

Però nello stesso tempo la crisi dell’auto progredisce e si aggrava. I tre colossi dell’industria automobilistica privata, General Motors, Chrysler e Ford annunciano di avere liquidità sufficiente fino alla finedell’anno, e che in mancanza di interventi a loro immediato soccorso dovranno dichiarare fallimento, con la perdita di milioni di posti lavoro, nelle loro fabbriche e nell’ indotto. Il senato non ha approvato il provvedimento necessario per mancanza di voti repubblicani, però il presidente in carica G.W. Bush fa sapere che per il salvataggio dell’industria automobilistica si possono dirottare i fondi del progetto Paulson  destinati ai mercati finanziari.Il Presidente eletto Obama si dice deluso per i risultati del voto del senato e ribadisce la necessità di provvedimenti a breve ed a lungo termine per l’industria automobilistica.

È con questi provvedimenti federali di salvataggio per l’industria privata che si chiude e  passa alla storia la presidenza Bush. Diceva R.Reagan, l’ideologo dell’iperliberismo e della deregulation, che lo stato non è la soluzione, ma il problema. Appare chiaro che i fatti conclusivi di questi otto anni di politiche fondate sulla legge del profitto privato e sui suoi effetti miracolosi  vadano in direzione ben diversa.           

Nello stesso tempo altre ombre scendono sul periodo di transizione presidenziale per lo scandalo dell’Illinois dovuto alla successione del seggio senatoriale di Obama, successione governata da un certo Blagojevich, a cui il Presidente Eletto dice di non aver mai parlato.

Rivolgendo l’attenzione alle idee oltre che ai fatti di questo periodo di transizione verso una presidenza nuova, appare interessante un articolo apparso sul NewYorkTimes ai primi di decembre che riguarda la parola partisan, parola che oggi sarebbe in cerca di un prefisso, bi o post. Il primo suggerisce l’idea dell’esistenza di due parti, il secondo il superamento dell’ esistenza  di due parti e dunque l’unità.

L’odierna idea vincente è quella del superamento delle differenze di parte in nome di un comune destino di progresso  che unisce e non separa. Di fronte ai gravi problemi dell’economia, si è tutti americani, non repubblicani o democratici.Attenzione però nel mettere in pratica l’idea di unità, la sparizione delle differenze significa accontentare tutti, e dunque può portare cambiamenti gattopardeschi, quelli per cui bisogna che tutto cambi perchè tutto resti tale e quale. La sacrosanta divisione fra ricchi e poveri, fra chi ha troppo e chi ha troppo poco, ed una chiara linea di demarcazione fra queste due parti, rimane necessaria per politiche significative e veramente utili almeno a qualcuno, se proprio non a tutti.

A commento della formazione del suo governo il Presidente eletto  Obama ha rilasciato un’intervista   pubblicata anche su La Repubblica di cui riporto un breve passo :

Domanda: Alcuni dei suoi sostenitori più liberal temono che lei sia stato troppo centrista nel selezionare la sua amministrazione: Risposta:"…io ho scelto le persone che ritenevo maggiormente idonee a realizzare il nostro programma di cambiamento….Io intendo cambiare il nostro sistema fiscale, così da aiutare le famiglie della middle-class. Voglio ritirare dall’Iraq i nostri soldati entro 16 mesi. Voglio creare un sistema di assistenza sanitaria che tutti si possano permettere. Voglio promuovere una trasformazione energetica in questo Paese così da ridurre la nostra dipendenza dal petrolio straniero. Non ho cambiato nulla né mi sono rimangiato nulla di quanto ho promesso in campagna elettorale".

Welcome to the White House, Mr President! Benvenuto alla Casa Bianca, Sig. Presidente! E veda un po’ di riuscire a fare quello che ha promesso. Il cambiamento da lei progettato che realizza un  processo politico che muove dal basso verso l’alto è utile pure a noi italiani, che siamo un paese vecchio governato da vecchi con vecchi problemi per cui abbiamo un disperato bisogno di soluzioni nuove.