Minacce a Rosselli

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Parla lo storico che da mesi riceve intimidazioni. Colpevole di aver scritto del genocidio armeno

Roma. A consegnare Alberto Rosselli alla protezione “discreta” della polizia e all’attenzione del Parlamento europeo potrebbero essere stati il suo libro più noto, “L’Olocausto armeno” (Edizioni Solfanelli), un pamphlet contro l’entrata di Ankara nella Unione europea (“Sulla Turchia e l’Europa”, Edizioni Solfanelli), il lavoro in numerosi siti Web armeni, o forse. la recente collaborazione con la scrittrice di origine armena Antonia Arslan, già Premio Campiello con “La masseria delle allodole”, romanzo che ha come sfondo la strage del popolo anatolico.
“Le telefonate sono cominciate a fine gennaio — racconta al “Foglio” Rosselli — La prima volta ha risposto mia moglie e l’ho vista irrigidirsi: una voce in uno stentato italiano le ha urlato che eravamo dei bastardi e che ci avrebbero ucciso. Poi sono iniziati i deliranti messaggi via e-mail. A quel punto mi sono rivolto alle autorità competenti per denunciare il fatto”. Ma sembra che le chiamate provenissero tutte dall’estero e che vi siano poche speranze di individuarne gli autori, sempre diversi.
Per chi lo conosce, non stupisce la successiva reazione di Rosselli: ha voltato pagina e si è rimesso a lavorare facendo finta di nulla (“figuriamoci se rinuncio ai miei studi per questi signori”). Lo stesso stato d’animo con cui il 27 settembre scorso si è recato a Sabazia per ricevere il Premio letterario internazionale Arché, riconosciutogli proprio per il suo libro sulle tragiche vicende armene. Eppure. anche laggiù, un’altra voce lo ha chiamato al cellulare minacciandolo di morte.
In ottobre, di nuovo a Genova, la cosa si è ripetuta. Rosselli stava andando a un dibattito per sostenere le ragioni di chi resta fortemente critico sul progetto di una moschea che il sindaco di centrosinistra Marta Vincenzi intenderebbe edificare in città. “In quattro mesi avrò ricevuto circa cento telefonate. Questi signori (li chiama sempre così) mi hanno stupito per come conoscono ogni particolare della mia vita: sanno come mi organizzo, gli spostamenti di mia moglie, sanno perfino il nome del mio cane. Segno che mi controllano da vicino”.
Forse, “i signori” non saranno degli sprovveduti, forse contavano davvero di impaurirlo e metterlo a tacere, ma sicuramente non hanno calcolato l’’“effetto gran cassa” delle loro folli trovate. Perché, a difesa di Rosselli e del giornalista turco esule Dogan Özgüden — accomunati dalla pubblica denuncia del genocidio armeno operato dai Giovani turchi —, si è schierata l’eurodeputato popolare olandese Ria Oomen-Ruijten, che, il 2 dicembre, ha presentato alla commissione per gli Affari esteri del Parlamento di Bruxelles un rapporto critico sulle prospettive di adesione della Turchia. Ma anche la televisione e i giornali armeni si stanno occupando del caso. Rosselli ha ricevuto in settimana nuove pesanti minacce, durante un giro di incontri in Veneto. Il Consiglio comunale di Genova organizzerà una serata di solidarietà.

Categorie “indegne di vivere”
Il quotidiano francese Figaro lo ha intervistato proprio di recente e sono pronte a farlo Radio Vaticana e la Bbc. Alberto Rosselli è uno storico difensore delle radici giudaico-cristiane dell’Europa (“resto un tradizionalista”) e un amante di Fedor Dostoevskij, Oswald Spengler, Mircea Eliade e Joseph Ratzinger. “Personalmente non ho nulla contro l’attuale governo turco o contro il popolo anatolico in generale — precisa Rosselli — Occorre però ricordare che, al pari dei nazisti tedeschi persecutori degli ebrei, nel 1915 anche il Partito nazionalista dei Giovani turchi trattò la minoranza armena, ma anche quella greca, alla stregua di categorie etnico-religiose ‘indegne’ di vivere”.
Rosselli non fa alcuno sconto ai sogni panturchi che si sono riverberati in modo così sanguinoso. “I nazisti trascinarono nei lager zingari o infermi e i Giovani turchi fecero più o meno altrettanto”. Rosselli resta perplesso, infine, “di fronte alle prese di posizione di chi, fra i politici italiani ed europei, sostiene che la Turchia odierna non debba essere costretta ad ammettere uno sterminio ultra documentato, come quello armeno, per entrare a fare parte dell’Europa. Ma così va il mondo”.

Bruno Pampaloni