INCHIESTA – RIflessione sull’Europa- Unità politica dell’Europa-

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Un’interessante riflessione sulla situazione politica Europea.

Come si sa, oggi, l”Unione Europea” (che per abbreviazione sarà chiamata, in questa lettera, U.E.), fino al 1° maggio 2004 ancora composta da quindici Paesi ed ora pervenuta a ventisette, è ben lungi, nonostante il suo enfatico nome voglia evocare, dall’aver raggiunto una unione vera: quella, per intenderci, politica. A ben vedere l’odierna U.E., o pseudo tale, è basata ancora, nonostante tutto, su di un rapporto, fra i partecipanti, prevalentente “economico”: una specie di zona di libero scambio, quasi una rediviva “Lega Anseatica”, nella quale  i Paesi che ne fanno parte, legati da un vincolo poco più che “societario”, si confrontano o si scontrano in competizioni economiche e non solo (notasi, a tal proposito, lo spot pubblicitario andato in onda anni fa alla televisione italiana –  poi “ritirato”perché si sono accorti della “gaffe”commessa – mirante a disincentivare gli italiani ad acquistare auto tedesche, nonché giapponesi, specificando che gli abitanti di quei Paesi ci “ringraziano” ogni qualvolta compriamo veicoli da loro costruiti: ragion per cui sarebbe stato bene, secondo il citato spot,  favorire invece il mercato automobilistico nazionale mettendo “alla prova” le nostre case costruttrici). Non s’è sentito, e certo non si sente tuttora parlare, difatti e prevalentemente, nell’ambito della U.E., che di futuri, promettenti scambi commerciali fra vecchi e nuovi entrati nell’istituzione, di espansione di aree di mercati, di nuove e lucrose prospettive di guadagni dovute all’ampliamento delle stesse, di frasi d’obbligo quali:– Bisogna essere competitivi sul mercato -.– Se non si raggiungono o mantengono certi parametri o non si soggiace a determinate regole di mercato (spesso spietate), si rischia di essere tagliati fuori dall’Europa.Ecc. ecc… Soldi, soldi e ancora soldi. Affari, affari e sempre più affari. Questa Europa (il cui nome più appropriato sarebbe Mercatolandia invece di Unione Europea) sembra, e forse lo è, sempre più un’arena dove ci si affanna e ci si sgozza a colpi di “economia di mercato” (e non solo) che un terreno di cooperazione e collaborazione.Tantomeno di integrazione politica! Sembra, e certo lo è, un continente dove i comuni, mortali, cittadini degli Stati comunitari, vivono ai margini, se non del tutto fuori, degli avvenimenti che accadono nei palazzi sedi delle istituzioni europee, senza sentirsi minimamente coinvolti in un processo di integrazione politica, anche perché si ha la sensazione, se non addirittura la certezza, che ogni Stato membro, in fondo, non dia ai propri cittadini un così grande esempio di fratellanza con gli altri Stati comunitari ma cerchi piuttosto, col proprio Governo, di strappare, nei vari summit  che di volta in volta si tengono, più vantaggi  e prestigi nazionali che il perseguimento, serio, di una unione politica! L’Europa che vorremmo: giusta, democratica, unita, indipendente e pacifica non esiste ancora!! In effetti, è difficile definire giusta un’Europa nella quale le differenze nel reddito tra le diverse classi sociali crescono anziché diminuire ed in cui la precarizzazione dei rapporti di lavoro avanza pressoché ovunque. Per quanto concerne la democrazia, poi, basterà ricordare che le cosiddette Costituzioni europee o Trattati vari che dir si vogliano non nascono da una Costituente eletta direttamente dalle popolazioni dell’Europa né, tantomeno, da un dibattito che abbia coinvolto i cittadini di questa costituenda Europa. Anche l’unità europea non è oggi molto più che un ideale mentre sull’indipendenza si potrebbe a lungo discutere in quanto non esiste un’uniformità di indirizzi in questi campi. È vero che oggi circola l’euro, la moneta unica europea, ma essa è unica per modo di dire poiché, ad esempio, la sterlina, per il momento, se ne sta fuori. Ed è un primo segnale non da poco, se si considera l’importanza della piazza finanziaria di Londra, senza contare che non aderiscono all’euro né il franco svizzero, né la corona norvegese, né quella danese e neppure quella svedese (queste ultime due valute, poi, appartengono, così come la summenzionata sterlina, a Paesi che, addirittura, fanno parte della U.E.), tanto per citare alcune buone, se non ottime, monete oltre al fatto che esso non è adottato, ufficialmente, neppure da tutti i Paesi dell’Unione Europea. Poi c’è il travaglio che mette insieme economie guidate ancora (purtroppo) da governi nazionali ai quali i cosiddetti organismi sovrannazionali europei hanno un bel dire e raccomandare circa il vero o presunto non rispetto del patto di stabilità monetaria del quale, non si sa se per il meglio o per il peggio, se ne son dovute rendere più flessibili le regole. Però, se non esiste un forte Governo Centrale Federale (purtroppo diversi governi comunitari sembrano non desiderare un’Europa “superstato”) che sia legittimato a dirigere ed armonizzare in un unico apparato economico e politico quello che oggi è ancora prevalentemente di competenza dei singoli diversi Stati comunitari con le loro finanziarie nazionali e le loro politiche estere spesso divergenti, non si potrà mai rilanciare appieno né l’economia del continente né riscuotere fiducia e credito non solo dal resto del mondo ma anche da tanti euroscettici ed eurodelusi da questo andamento delle cose. Come credere, infatti, ad un’Europa che, non essendo ancora, purtroppo, un vero Stato, è priva, tra l’altro, di un esercito comune, di una comune politica estera, di un Parlamento Federale autorevole in grado di imporre leggi e direttive a tutte le nazioni partecipanti? Tutto all’opposto sono, come si sa, gli Stati Uniti d’America che, dotati, invece, di un Congresso, più autorevole dei parlamenti dei singoli Stati, di un Presidente, che ha autorità su tutta l’unione con poteri superiori a quelli dei singoli governatori degli Stati, di un unico esercito, di un dollaro gestito da una potente Federal Reserve controbilanciata da un autorevole Governo Federale, nonché di un notevole spirito patriottico e quant’altro rappresenti una nazione, sono davvero uno Stato! In questa pseudo U.E. nella quale, viceversa, i parlamenti nazionali continuano ad avere, giuridicamente, un’autorità superiore a quella del Parlamento Europeo, guidando, ciascuno, la vita politica e non solo del proprio Paese, essendo ancora istituzioni giuridiche di Stati sovrani, tutto sa di fittizio, di virtuale; tutto si regge, a mio modesto modo di vedere, come un castello di carte, privo di solide basi, di un cemento politico istituzionale compatto, determinato. È, difatti, per ora, un assemblaggio più o meno scombinato di nazioni, molto spesso in disaccordo fra di loro (perseguendo ciascuna un proprio disegno) che uno Stato vero e proprio in grado di incutere rispetto e credibilità. Quel che poi più sconcerta, nell’ambito della pseudo U.E. è che il processo di integrazione politica invece di accelerare, nonostante i tragici, inquietanti avvenimenti, terroristici e non, accadenti ed accaduti in varie parti del mondo e nella stessa Europa, và a rilento, molto a rilento, ristagna, se non, addirittura, recede. A tal proposito basti riflettere sul fatto che, sebbene sia trascorso più di mezzo secolo (sic) dalla creazione dei primi organismi per la cooperazione europea (EURATOM, C.E.C.A., M.E.C., ecc.), che avrebbero dovuto essere antesignani di una unione politica del continente o di gran parte di esso, questa resta, e certo resterà, ancora, una … mera chimera !!! Sembra, e forse lo è, che l’Europa, politicamente unita, in fondo non la voglia nessuno; tant’è che si cerca sempre e tra l’altro, ad ogni summit, di ostacolarne in qualche modo il processo di integrazione, di guadagnar tempo, rinviando, sistematicamente, a successive riunioni o a pretestuosi referendum decisioni importanti e quant’altro sul tema o rimandando e dilazionando in tempi lunghi l’attuazione di programmi (2012, 2014, ecc), come se affrontare, una volta per tutte, lo scottante problema dell’unione politica sia qualcosa di tabù, di imbarazzante. Frattanto gli Stati europei continuano a formare la cosiddetta Unione Europea più che altro per favorire (ed è inutile ed ipocrita negarlo) maggiori, lucrosi interessi nazionali o per abbandonarsi a sterili disquisizioni sul latte, sul vino, sull’olio o pignolizzare sulle dimensioni di un fagiolo affinché esso sia … a norme C.E.E. o, semplicemente, per concertare sulla salvaguardia dell’ambiente, sui diritti umani, sulla pace, sulla prosperità, sui commerci e quant’altro in tal senso che, seppur  importanti come prospettive ed argomenti, esulano, però, a mio giudizio, da quello primario di sedersi attorno ad un tavolo per discutere seriamente, una buona volta, su come pervenire, nel più breve lasso di tempo possibile, ad una unione politica!!! Si cerca di guardare più il dito che le stelle dal dito indicate! Non si comprende, poi, perché alcuni Stati dell’U.E., pur facendo ufficialmente parte della medesima, in buona sostanza pretendono di fruire (e difatti fruiscono) di ciò che è più conveniente o più comodo per i loro interessi nazionali a scapito di quel che ritengono essere più compromettente ed impegnativo. Si ha così che tali Paesi non adottano, ad esempio, la moneta unica perché, in barba agli ideali comunitari, desiderano conservare il loro status quo di benefici economici-nazionali (vedansi Svezia, Regno Unito e Danimarca), oppure non aderiscono a progetti di difesa comune perché autodefinentisi Paesi neutrali e pacifisti (vedansi Austria e Svizzera, la qual ultima non vuole saperne di aderire a qualsiasi organismo politico sovrannazionale) o, come il Regno Unito, che  si accanisce a non partecipare a tale iniziativa per non si sa bene quali misteriosi motivi ; o, ancora, cercano di arrogarsi il diritto di sforare i parametri economici solo perché la loro situazione di bilancio nazionale lo richiede (vedansi ora la Francia, ora la  Germania, ora l’ Italia, ecc.…). Ma anche perché, soprattutto, non esistendo un Governo Centrale che coordini, tra l’altro, anche la politica economica e monetaria, le singole nazioni comunitarie cercano di provvedere arrangiandosi a modo loro, incapaci di fare giochi cooperativi che sono necessari per avere i benefici (e non solo i costi) sull’euro o di fare squadra con altri procedendo, politicamente ed economicamente, sulla strada di un comune destino e rendendosi finalmente conto dell’inutilità di fare ciascuno la sua finanziaria ma iniziando invece a fare qualcosa assieme in quanto parti integranti di una grande area economica … integrata dove dovrebbero venire ad unirsi i bilanci nazionali, le economie, le finanziarie, i mezzi di trasporto, le politiche energetiche, ecc. e, quindi, in una parola, a fondere le sovranità nazionali che qualcuno coordini e rappresenti nella istituzione di un Governo Federale.  Invece, no! Tutto ciò è totalmente ignorato! Addirittura si cercò, come accadde qualche anno fa da parte del Governo francese, di blindare con assurde, insormontabili, barriere “protezionistiche” (favorendo l’unione tra le ditte Gaz de France e Suez), il proprio settore energetico alle mire espansionistiche di ditte straniere (l’italiana ENEL) che volevano lanciare l’O.P.A. appunto su quelle francesi (Suez, nella fattispecie) innescando, così, una guerra… economica fra Paesi europei appartenenti, per giunta, alla stessa U.E.! Ora sembra, però e fortunatamente, che i rapporti italo-francesi in tal senso si siano in un certo qual modo “appianati” e che lo spirito di collaborazione abbia prevalso su quello della … “concorrenza  competitiva”!!! Desiderano, però, godere dei benefici o vantaggi che l’U.E. può apportare dimenticando, o facendo finta di dimenticare che l’appartenere ad un’associazione o, meglio ancora, ad una unione degna di tale nome, ne dovrebbe implicare il totale assoggettamento alle regole ed ai fini comuni e non l’estrapolazione di ciò che torna più conveniente agli interessi nazionali. Io penso che quando si decide, liberamente e senza costrizioni di sorta, di entrare a far parte di un gruppo bisogna essere coscienti di quel che si fa: ovvero accettare i principi, le regole ed il fine che esso si propone di adottare e raggiungere (nella fattispecie, come era nei progetti dei Padri fondatori, l’unione politica), condividere le idee per le quali ci si impegnerà, poi, lottando con entusiasmo, per concretizzarle. In una U.E. seria i partecipanti non dovrebbero comportarsi “mezzo e mezzo”,” un piede fuori e l’altro dentro”,” questo mi fa comodo e l’adotto, l’altro non mi piace e lo scarto”,” aderisco ad una Unione ma facendo i distinguo e il mio comodo”. E via di questo passo.Con questo modo furbesco e pateticamente ridicolo di concepire una società e, ancora di più, una Unione Europea che così impostata è una unione da operetta, visto come vanno le cose finora, si ha, tra l’altro, che: la Norvegia e l’Islanda, Paesi con un buon andamento economico e tenore di vita e che potrebbero innalzare lo status ed il prestigio dell’U.E., con egoistico nazionalismo non vogliono purtroppo far parte della stessa né pensano di aderirvi in seguito (almeno in ciò sono coerenti); 

– viceversa hanno desiderato e desiderano entrare nell’”Unione che non c’è” (sostenendoli pure nel loro intento grazie ad una scriteriata, cervellotica politica di accoglienza nell’U.E. anche a “cani e porci”che favorisce solo le tasche di affaristiche lobbies d’imprenditori “occidentali” che si avvantaggiano di mercati del lavoro a basso costo a scapito di quelli del loro Paese, troppo costosi) una ulteriore massa di Paesi, per il momento ancora poveri, dequalificati e pieni di problemi (Turchia, e   quant’altri di tal fatta già entrati) che, contribuendo non poco ad abbassare il suddetto status (ma non i portafogli dei succitati affaristi) creano già e creeranno in futuro, in seno ad una U.E. già di per sé fittizia e traballante, perché non unita politicamente, ulteriore confusione nonché grattacapi, portandola, finalmente ed in barba agli idealistici sogni dei suoi Padri fondatori (Spinelli, De Gasperi, Adenauer, Schumann…), all’agognato collasso finale e alla sua dissoluzione;

 

2° PARTE: IL REGNO UNITO

3° PARTE : Eppure, se solo si volesse davvero, l’Europa potrebbe divenire una grande federazione, politicamente unita

4° PARTE: L’Europa potrebbe essere la patria di ogni cittadino europeo

5° PARTE: 1° REDIGERE E PROMULGARE UNA VERA COSTITUZIONE EUROPEA (al rialzo) 

6° PARATE : 2° RIFORMARE LA STRUTTURA DEL PARLAMENTO EUROPEO E LE ISTITUZIONI (utopia?)

7° Parte:3° ISTITUZIONE DI UN AUTOREVOLE COMANDO GENERALE MILITARE EUROPEO(Co.Ge.M.E.)

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