La Morte di un angelo chiamato Eluana

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C’è un fatto di cronaca nazionale che deve essere annunciato come un cronista è chiamato a fare. Ieri sera, lunedì 9 febbraio, alle ore 20.10, una notizia attesa da tutti, ma non così presto, è rimbalzata sconvolgendo coscienze e palinsesti: Eluana è morta.

. Pessimo l’applauso che qualcuno ha elevato fuori da quella clinica di Udine. Pessimo lo spettacolo parlamentare, non più degno nemmeno tra curve opposte in uno stadio domenicale. Pessimo il commento elevato dai tanti pulpiti che si sono eretti in questa storia, fatto di dita puntate e accuse di chi aveva soluzioni e verità in tasca da tempo. Pessimo quel non esserci nessuno in quella camera in un momento così delicato, ma solo un infermiere testimone di tale evento. Pessima l’ipocrisia sotto forma di condoglianze, di comunicati stampa, di solidarietà, di vicinanza… parole che diventano pietra, appuntita e pesante, contro un dolore che a prescindere dalle scelte opinabili è sicuramente dolore e quindi meritevole di grande rispetto. Pessimo l’ennesimo Porta a Porta fiume dove ci si aspettava anche il plastico della stanza e di pari considerazione la messa in onda di un Grande Fratello dove la vasca dei pesci è sempre di più squallida immagine di una vita che non vogliamo credere che sia così.

Eluana è morta. Punto. Ora per un attimo, lungo come il rispetto della morte, pari a quello della vita, scenda il silenzio, vero, totale, immediato. Perché in ogni caso, Eluana avrebbe meritato saluti, parole e silenzi migliori.

Quando gli sciacalli, non pochi in questa vicenda, se ne saranno andati in cerca della prossima notizia/preda, speriamo che chi rimane, con qualche competenza e lucidità sappia parlare, discutere e legislificare su etica, biologia; che ci sappiano indicare la strada sempre più impervia che indica il confine tra la vita e la morte. E dopo aver raggiunto magari qualche risultato, aver la grande convinzione e umiltà, di aver trattato ciò non avremo mai svelato, ma al massimo sussurrato con quella delicatezza di chi sa di aver in mano una delle realtà più preziosi a nostra disposizione.